Ucraina, Zelensky: «Trump ha deciso, produrremo i missili Patriot», ma la Casa Bianca non conferma

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NEW YORK — Questa volta, dice Zelensky, la decisione è «finale». L’Ucraina otterrà le licenze per produrre in casa i missili intercettori Patriot. Lo ha annunciato venerdì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un messaggio vocale inviato ai giornalisti, riferisce l’agenzia francese AFP: «Al nostro ultimo incontro il presidente Trump mi ha sottolineato che sì, ho preso una decisione finale. L’Ucraina riceverà le licenze per la produzione di missili Patriot».È una parola, non ancora un contratto. Da Washington nessuna conferma: la Casa Bianca non ha commentato e ad agosto un suo funzionario aveva detto che nessuna decisione era stata presa e nessuna garanzia data, perché la sicurezza della tecnologia americana viene prima. L’incontro a cui Zelensky si riferisce è quello di martedì con Donald Trump, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, dove i due hanno discusso — parole del leader ucraino — «passi di de-escalation che possono aprire la strada alla diplomazia». Ed è almeno la terza volta da luglio che l’intesa viene data per fatta.Perché proprio i Patriot? Perché sono i soli, nell’arsenale ucraino, in grado di abbattere con affidabilità i missili balistici russi, e da febbraio — quando Stati Uniti e Israele sono entrati in guerra con l’Iran — le forniture sono state dirottate verso il Golfo. Nei primi quattro giorni di quel conflitto la coalizione ha consumato in media 225 intercettori al giorno, secondo il Foreign Policy Research Institute di Filadelfia; Lockheed Martin ne ha prodotti 620 in tutto il 2025, meno di due al giorno. Kiev calcola che la Russia sforni circa 120 missili balistici al mese contro i 60-65 intercettori che escono dalle linee americane, e che Mosca calibri i raid sui buchi della difesa aerea. Zelensky ha quantificato in tv: l’Ucraina dispone dell’1% dello stock statunitense.Le promesse di AnkaraPer capire il peso della parola «finale» bisogna tornare all’8 luglio. Al vertice Nato di Ankara Trump aveva promesso la licenza a Zelensky: «Vi mostreremo come fare», «così non potete lamentarvi che non ve ne diamo abbastanza». Raytheon e Lockheed Martin, i due costruttori, volarono a Kiev. Ma il 20 luglio il presidente frenava: bisogna stare «un po’ attenti a chi diamo la licenza». A fine mese, davanti al suo gabinetto (il consiglio dei ministri americano): «Non abbiamo acconsentito a questo. Ne stiamo parlando. Ma è una cosa difficile, dare via quel tipo di tecnologia». Zelensky rilanciò alla Casa Bianca il 28 luglio e il 9 agosto scrisse su X che le due parti avevano «ora raggiunto un accordo». Seguirono le frenate dei produttori.Il perché lo ha spiegato un funzionario repubblicano del Congresso all’Atlantic: non il furto di proprietà intellettuale, motivazione ufficiale di Raytheon e Lockheed, ma la concorrenza. «La loro vera preoccupazione è che gli ucraini trovino il modo di migliorare il Patriot e poi di produrlo su larga scala più rapidamente e a costi molto inferiori» rispetto alle linee americane. Zelensky ha risposto offrendo ai due gruppi la proprietà e il controllo di qualsiasi impianto autorizzato in Ucraina. La partita, in fondo, non si gioca tra Kiev e la Casa Bianca ma tra la Casa Bianca e i suoi due fornitori, che dal Pentagono hanno appena ottenuto un contratto settennale per salire a 2.000 intercettori l’anno entro il 2030.Intanto le sirene non si fermano. Nella notte tra giovedì e venerdì l’Aeronautica ucraina ha segnalato alle 1:26 locali (le 0:26 in Italia) una minaccia balistica dalla regione russa di Bryansk, con droni a reazione in arrivo su Kiev; l’allarme è cessato sedici minuti dopo, un edificio della capitale è stato colpito e una persona è rimasta ferita. Meno di 24 ore prima un attacco combinato aveva ucciso due persone e ferito otto a Kiev, colpendo palazzi residenziali e un ospedale di maternità. L’Ucraina, dal canto suo, ha lanciato quasi 600 droni contro 18 regioni russe, dopo gli oltre mille del 20 settembre, centinaia diretti su Mosca.Anche se la licenza arrivasse davvero, non cambierebbe questa notte né le prossime. Esperti di sicurezza nazionale interpellati dalla tv americana ABC l’hanno definita un’operazione di immagine della Casa Bianca: costruire Patriot in Ucraina richiederebbe anni. Il precedente più vicino lo dà la Germania, che ha avviato nel 2024 la produzione della variante meno avanzata PAC-2 e non conta di vedere il primo missile prima del 2027. Trump, dopo Ankara, ammise di non aver ancora informato i produttori della sua decisione. Oggi tocca a Zelensky: «Penso che la sua parola sia la parola del presidente degli Stati Uniti. E spero che la otterrò».