AGI - "Ford aveva John Wayne, Leone aveva Clint Eastwood, io ho Franco Nero": Sergio Corbucci dixit. Una celebre frase che racconta quanto il volto di Franco Nero, bellezza prestante dagli intensi occhi azzurri, abbia reso un certo tipo di cinema riconoscibile in tutto il mondo, quello dei cosiddetti 'spaghetti western'.Con Corbucci fu grande interprete di 'Django', nel 1966, e poi con lo stesso regista anche in altri due film di western all'italiana, 'Il mercenario' (1968) e 'Vamos a matar compañeros' (1970).Ma Franco Nero non è stato solo questo. In 60 anni di carriera ha interpretato 250 film, da 'La Bibbia' di John Huston sempre nel 1966 a 'Il giorno della civetta' di Damiano Damiani (1968) fino a 'Django Unchained' film del 2012 scritto e diretto da Quentin Tarantino, solo per fare pochissimi titoli tra i tanti. E ha attraversato generi, linguaggi e continenti non solo come attore ma anche come regista. Tanto apprezzato oltreoceano da aver 'conquistato' la stella Walk of Fame a Hollywood. Per celebrarlo oggi si è tenuta una cerimonia nella sede del Ministero della Cultura, con il ministro Alessandro Giuli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni. Con tanto di mega torta Sacher a forma di stella.I ricordi dell'attore: "Il cinema è libertà e lavoro duro"Franco Nero, nato a San Prospero in provincia di Parma, 85 anni il prossimo 23 novembre, ha raccontato come è arrivato a questo traguardo. "I sogni sono bellissimi e non costano niente - ha detto - io ero un ragazzo di provincia che sognava e avevo la tigna, la volontà. Mai abbattersi quando le cose vanno male". E tutto inizia "60 anni fa quando sono stato ingaggiato dagli americani per fare un grande musical 'Camelot'. Ogni tanto andavo a Hollywood e vedevo tutte le stelle della Walk of Fame, e mi dicevo 'chissà se anche io l'avrò', e quel giorno è arrivato". "Il cinema è una grande città dove vivono persone di diverso colore e paese, il cinema è libertà - ha affermato - io lo amo e mi ha dato tanto, mi ha fatto viaggiare per il mondo. Sono stato in più di 100 paesi, entrando sempre dalla porta principale. Ho fatto 250 film, ho fatto tutti i generi, mi sono sempre trasformato, e mi sono divertito, ho scritto e ho prodotto". La stella sulla Walk of Fame? "Vuol dire che ho seminato bene" ha sostenuto sorridendo. E poi ha aggiunto serio: "È il coronamento di una carriera".Quindi ha raccontato dei consigli ricevuti da Laurence Olivier e da John Huston: "A loro devo tanto - ha spiegato - Laurence Olivier, il più grande attore al mondo. Quando ero agli inizi ebbi la fortuna di lavorare con lui e mi disse 'certo, hai un bel fisico e puoi fare sempre l'eroe come fanno gli americani, però che monotonia. Oppure puoi fare l'attore e cioè cambiare ruolo ogni volta. Avrai alti e bassi ma sul lungo periodo raccoglierai i frutti'. L'altro che devo ringraziare è il grande John Huston che mi insegnò l'inglese e mi regalò i dischi per studiare Shakespeare e questo mi permise di fare 'Camelot'". E questo è infatti il consiglio che ha rivolto ai giovani attori: "Bisogna essere professionisti seri, studiare ed essere professionisti e non limitarsi al fatto che sei bello e fai le fiction o i programmi tv. Quello dell'attore è un lavoro serio, duro, ti devi alzare presto la mattina, ti devi preparare anche fisicamente. Ai giovani dico di non pensare ai soldi, devi essere serio e preparato, se lo sei i soldi verranno".Mentre, sulla giornata di febbraio a Los Angeles che lo ha visto protagonista con la stella Walk of Fame a Hollywood, ha aggiunto: "Un momento bellissimo e una bellissima giornata. Dopo la cerimonia siamo andati a un party con Leonardo DiCaprio e Al Pacino, due miei amici. Una giornata favolosa".Nella sua lunga carriera, c'è stato l'incontro anche con Quentin Tarantino, che sin da giovanissimo è stato un fan di Franco Nero. "Io l'ho incontrato più volte e ho scoperto che ha visto tutti i miei film, ma proprio tutti, anche quelli minori. Il primo incontro c'è stato quando lui era un giovanissimo regista" e poi, dopo vari incontri e occasioni, la possibilità di lavorare insieme in 'Django Unchained' "dove mi chiese di fare un cameo".E ora, ci sono ancora progetti o sogni per il futuro? "Certo - ha risposto Franco Nero - io sto cercando ancora dei bei ruoli. Io continuo, non mi fermo, sono come un trattore". Ma si è sentito snobbato dall'Italia in tutti questi anni come ha sostenuto la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni? Franco Nero, attore e grande uomo, glissa ed evita polemiche: "Mi fa piacere ciò che ha detto Borgonzoni però sono un privilegiato, ho molte offerte da tutto il mondo. Ho fatto 30 personaggi di tutto il mondo, quindi mi cercano da tutto il mondo". Si limita a rispondere così, sorride e si gode la sua stella hollywoodiana.Il ministro Giuli: "Punto di riferimento per i giovani""Sono molto orgoglioso di questa stella che porta il suo nome nella Hollywood Walk of Fame, perché è il riconoscimento di un talento collettivo che ha trovato la sua perfetta personificazione in una carriera straordinaria, degna di una testimonianza così altisonante". E "i grandi riconoscimenti e i grandi artisti del cinema, del teatro e dello spettacolo dal vivo non servono soltanto a stabilire un punto fermo su una carriera avvenuta. Servono a dare un punto di riferimento ai più giovani, a rappresentare un paradigma che l'Italia ha continuato a offrire al mondo dell'arte cinematografica". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenendo nella Sala della Crociera al Collegio Romano alla cerimonia organizzata per l'assegnazione a Franco Nero della stella sulla Hollywood Walk of Fame."Per il Ministero della Cultura - ha sottolineato Giuli - questo è un valore profondo perché so quanto sia importante, in questo momento, per il mondo del cinema avere punti di riferimento. Non soltanto la certezza di coperture economiche e di una legge in gestazione, che già sta muovendo i primi passi. Significa sapere che l'Italia continua a vivere la propria arte cinematografica in un modo intatto rispetto alle grandi stagioni del passato, vissute da una figura così centrale nel mondo del cinema come Franco Nero. Quando si celebra una stella di questo genere - ha proseguito - si celebra al tempo stesso un presidio di libertà e un modo di fare arte che non sempre è comodo o scontato. Tutt'altro".Borgonzoni, i radical chic hanno snobbato Franco Nero"Franco Nero non è stato tanto calcolato dall'Italia, è stato un po' snobbato. Per cui doveva arrivare questo riconoscimento per un grandissimo attore che all'estero viene ritenuto fra i grandissimi attori italiani. Nel nostro paese invece quel cinema un po' radical chic l'aveva messo da parte. Per cui questa è una stella più che meritata". Lo ha detto la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, in occasione della cerimonia nella sede del MiC dedicata all'assegnazione a Franco Nero della stella sulla Hollywood Walk of Fame. Borgonzoni ha ringraziato Tiziana Rocca per il lavoro svolto per il riconoscimento perché, ha spiegato, per sostenere la candidatura erano necessarie lettere di personalità di primo piano del cinema internazionale e "non ha avuto nessuna difficoltà a trovare nomi super illustri che chiedessero la stella per Franco Nero, perché è una storia internazionale di un calibro incredibile". L'attore, ha concluso Borgonzoni, ha rappresentato "quello che noi spesso riteniamo importante, che sono i generi, come lo spaghetti western che è un genere che ha fatto riconoscere l'Italia in tutto il mondo".