L’Iran propone di riaprire Hormuz in 7 giorni se finisce il blocco Usa: petrolio sotto i 100 dollari

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NEW YORK — Sette giorni. Tanto basterebbe a Teheran per riaprire lo stretto di Hormuz, chiuso al traffico dall’inizio della guerra con Stati Uniti e Israele a fine febbraio, a una condizione: che Washington allenti la pressione militare e tolga il blocco dei porti iraniani. L’offerta, riferisce Reuters citando un alto funzionario iraniano, è stata consegnata agli americani il 16 settembre tramite i mediatori e viene rilanciata nel giorno in cui Donald Trump parla all’Assemblea generale dell’Onu. «Gli Stati Uniti devono annunciare che vogliono risolvere la questione per via diplomatica, renderlo ufficiale, e poi concordare un calendario», ha detto il funzionario. «L’Assemblea generale è un’occasione d’oro per il ritorno degli Stati Uniti alla diplomazia».I mercati hanno reagito prima dei governi. Il Brent, il greggio di riferimento europeo, è tornato sotto i 100 dollari al barile per la prima volta dal 9 settembre: 97,69 dollari alle 15.09 ora del Golfo (le 13.09 in Italia), in calo del 2,64%, dopo una vigilia chiusa a 100,34. Il WTI americano ha perso il 3,2% a 89,41. Concorre il riavvio, a regime ridotto, dell’oleodotto Est-Ovest di Saudi Aramco, che porta il greggio saudita al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando lo stretto.Che cosa chiede esattamente l’Iran? La delegazione — guidata dal presidente Masoud Pezeshkian, decollato martedì mattina dall’aeroporto di Mehrabad a Teheran — ha «pieni poteri» per rilanciare il negoziato, secondo il funzionario. L’iniziativa, riferisce l’agenzia giapponese Kyodo, ha il via libera della Guida suprema Mojtaba Khamenei e del Consiglio supremo di sicurezza nazionale e punta a una fine permanente delle ostilità, del blocco navale e delle operazioni militari americane legate allo stretto. Il capo della sicurezza Mohsen Rezaei ha aggiunto in un’intervista televisiva una terza voce: lo sblocco dei fondi iraniani. Un faccia a faccia Pezeshkian-Trump al Palazzo di Vetro è invece escluso.La Casa Bianca non ha risposto. Domenica, a Fox News, Trump si era detto «probabilmente» disposto a incontrare Pezeshkian, ma aveva ridotto le alternative a due: «spazzare via l’Iran» o lasciarne «marcire» l’economia senza un accordo. L’ambasciatore americano all’Onu Mike Waltz ha anticipato che nel discorso di oggi il presidente insisterà su «l’importanza di garantire che l’Iran non abbia mai un’arma nucleare».Il blocco e il contro-bloccoPrima della guerra da Hormuz passava un quinto degli idrocarburi mondiali. Da sette mesi l’Iran spara sulle navi mercantili e pretende di autorizzare uno per uno i transiti; gli Stati Uniti rispondono bloccando i porti iraniani. Il centro britannico per il traffico marittimo (Ukmto) ha registrato almeno due petroliere attaccate nelle ultime 24 ore. Ma la leva, avvertono gli analisti, si sta consumando: per Ryan McKay, direttore della strategia sulle materie prime di TD Securities, i flussi dal Medio Oriente sono risaliti all’80% dei livelli prebellici e «senza una grande escalation l’Iran potrebbe aver perso una leva significativa nello stretto». La partita, in fondo, è tutta qui: Teheran mette sul tavolo la riapertura finché vale ancora qualcosa, e lo fa nel giorno in cui il prezzo del greggio le sfugge di mano.A Teheran, però, non parla solo la diplomazia. Domenica il comando centrale delle forze armate ha detto di avere notizia di una ripresa delle operazioni americane con l’appoggio di Paesi della regione e ha minacciato ritorsioni «senza limiti né riguardi». Sabato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf aveva ribadito che lo stretto resterà chiuso finché le condizioni non saranno accolte. Pezeshkian stesso, prima di partire, ha promesso di difendere «con fermezza» le posizioni iraniane. È il più alto dirigente della Repubblica islamica a mettere piede negli Stati Uniti dall’inizio della guerra: Washington ha concesso i visti a lui e al ministro degli Esteri Abbas Araghchi con restrizioni di movimento, ma li ha negati allo staff di comunicazione, protesta il portavoce della presidenza.Sul tavolo di Trump ci sono altre due caselle. Secondo funzionari dell’amministrazione, il presidente ha per ora rinunciato a bombardare gli Houthi yemeniti nonostante le richieste saudite; giovedì riceve a Washington Xi Jinping, e i trader guardano alle sanzioni secondarie sugli acquirenti di greggio iraniano. Il capo economista di Rystad Energy riassume il dilemma delle sale operative, dove ci si chiede se lo shock energetico resterà inflazione o diventerà rallentamento: «Brent a 100 dollari e diesel a 6,50 dollari al gallone stanno già stritolando i consumatori».