L’ultimo fine settimana di settembre porta rincari per il diesel. Da oggi scatta il dimezzamento dello sconto sulle accise da 12,2 a 6,1 centesimi, per effetto del decalage deciso dal Consiglio dei ministri della scorsa settimana: questo significa che con ogni probabilità il diesel sfiorerà i 2,40 euro sulla rete stradale e 2,50 euro in autostrada. Secondo il monitoraggio di oggi dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, il gasolio costa mediamente 2,338 euro a litro alla pompa in strada, e 2,421 euro al litro in autostrada, cui da oggi andranno sommati maggiori oneri fiscali. In alcune zone d’Italia si andrà anche oltre: guardando i prezzi regione per regione, nella provincia di Bolzano, il diesel è già arrivato a 2.386 euro e la benzina costa 2,194 euro; in Friuli il diesel costa 2.360 euro e la benzina 2.180; in Sicilia 2.359 euro e 2.166 euro. Lo sconto di 6,1 centesimi vale fino al 5 ottobre, ma dovrebbe essere poi allungato facendo scattare il meccanismo delle accise mobili con l’extragettito Iva di settembre, dovuto propria ai rincari. Al momento è escluso un nuovo intervento, con un taglio lineare del prezzo. Nei giorni scorsi, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è tornato a sottolineare che da marzo sono già stati attuati interventi sui carburanti per oltre 2 miliardi ma “questa politica di sconti sulle accise era insostenibile finanziariamente”.La decisione dell’EniÈ in questo contesto, che Eni si muove calmierando i prezzi a partire da lunedì 28, per almeno trenta giorni, fissando un limite massimo per i carburanti Enilive pari a 2,19 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina, circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali, “con possibilità di estensione fino alla fine dell’anno in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti”, spiega il gruppo, aggiungendo che “intende dare un nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela”. Una mossa che riceve il plauso di Palazzo Chigi: “Un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane”. “Questa è la strada che preferiamo: responsabilità, collaborazione e mercato, non interventi dirigisti o nuove tassazioni costruite attorno al concetto degli extraprofitti”, la risposta del leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ribadisce il no alla tassa sollecitata dalla Lega.“C’è un confronto tecnico in questo momento tra ministeri con un elenco di varie proposte, poi naturalmente spetterà alla Presidenza del Consiglio tirare le somme – spiega il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin -. Quando abbiamo fatto il primo intervento sulle accise, doveva durare 10-15 giorni. E purtroppo non è stato così, sono passati ormai 6 mesi e il bilancio dello Stato italiano non può mettere un miliardo al mese. Dobbiamo trovare un modo diverso di intervento”. Il governo ha convocato petrolieri e società energetiche per l’8 ottobre “per valutare come le raffinerie nazionali possano aumentare la produzione dei principali prodotti per mitigare gli effetti dell’attuale scenario internazionale sull’approvvigionamento del Paese”. Al tavolo con i ministri delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin sono state invitate a partecipare le società operanti nel settore della raffinazione e della produzione di beni e prodotti derivati, oltre all’Unem (Unione Energie per la Mobilità), i rappresentanti di Sonatrach, Socar-IP, Iplom, KPI, Alma Petroli, Ludoil/Isab, Eni, Saras e Innovhub.“C’è il rischio che il greggio arrivi a 140 dollari al barile e di vedere il carburante che sfonda la soglia dei 3 euro/litro”, è il pericolo che Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, vede sul mercato dei carburanti “senza una de-escalation. Lo sconto diminuirà ulteriormente ed in rapporto ai continui aumenti degli indici di settore il peso di acquisto per gli italiani sarà ancora più pesante”. “La nostra speranza, e quella dei mercati, verte su queste ultime ore che ci attendono e su una de-escalation delle tensioni Usa-Iran, vista la richiesta di Teheran di una tregua. Ma ci sono stati altri episodi simili che non hanno generato risvolti positivi”, prosegue Marsiglia, e “se veramente il presidente Donald Trump ha intenzione di bloccare l’export di diesel dagli Usa potremmo assistere ad una crisi energetica dell’Europa che penso non si sia mai vista negli ultimi 30 anni. Potremmo avere problemi di prodotto e di prezzo”.Questo articolo Carburanti, il weekend porta rincari con lo sconto sulle accise dimezzato. Ma Eni fissa il ‘price cap’ proviene da LaPresse