Iran-Usa, no di Trump al piano iraniano per riaprire Hormuz

Wait 5 sec.

AGI - Ennesima fumata nera. I flebili spiragli di tregua e il leggero ottimismo che aleggiava da una settimana si dimostrano ancora una volta mere illusioni per la risoluzione del conflitto tra Washington e Teheran, scoppiato ormai sette mesi fa.La proposta di Teheran e l'immediata risposta di TrumpPoche ore dopo che dall'Assemblea delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, aveva annunciato alle Nazioni Unite, che la Repubblica Islamica aveva presentato agli Stati Uniti un piano specifico di sette giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha subito smorzato le speranze: nessun accordo, anzi, dopo le midterm riprenderanno gli attacchi contro l'Iran. Sarebbe questa, secondo il Wall Street Journal, l'immediata risposta del presidente americano al piano proposto dal capo della diplomazia iraniana. Piano che non conteneva alcun elemento di novità, perché le misure che Washington avrebbe dovuto adottare erano - come sottolineato dallo stesso Araghchi - quelle già stabilite a giugno nel Memorandum d'intesa di Islamabad: cessazione delle ostilità, compreso sul fronte libanese, scongelamento di almeno 12 miliardi di dollari di beni iraniani, alleggerimento delle sanzioni sul petrolio e revoca del blocco navale. Queste ultime tre richieste fondamentali per l'economia iraniana sempre più in crisi, con un'inflazione ormai altissima, al punto da rappresentare una miccia pronta a esplodere nuovamente come accaduto lo scorso gennaio con le proteste represse nel sangue dal regime. "Le misure che gli Stati Uniti devono adottare non sono nuove", ha sottolineato Araghchi. Solo dopo queste concessioni da parte di Washington, dunque, la Repubblica islamica avrebbe riaperto Hormuz entro sette giorni.Perché è proprio lo stretto da cui prima dello scoppio del conflitto passava il 20% del petrolio, l'oggetto principale della trattativa. Secondo il Wall Street Journal, l'offerta di Teheran includeva anche la ripresa dei colloqui sul nucleare, oggetto costante dei colloqui, che tuttavia sono ancora in corso, come confermato dai funzionari statunitensi nelle ultime ore alla Reuters.Lo sguardo verso le midterm e la necessità di un accordoIl no secco di Trump, che in vista delle elezioni di novembre avrebbe un gran bisogno di raggiungere un accordo per recuperare consensi in questo momento bassissimi, allontana così una tregua che negli ultimi giorni sembrava leggermente più vicina.   Araghchi, aveva infatti più volte sottolineato che, se il piano fosse stato accettato da Washington, la sua attuazione sarebbe iniziata immediatamente e lo Stretto di Hormuz sarebbe stato riaperto il sesto giorno.Anche il presidente iraniano, Masoud Pezeskian, aveva dichiarato a New York che Teheran non voleva che il ripristino dell'intesa con gli Stati Uniti si protraesse fino alle elezioni di metà mandato. Tornata elettorale che si dimostra quindi un importante crocevia. Se è vero che Trump ha affermato che i bombardamenti ricominceranno una volta che le urne saranno chiuse, l'apposizione di un termine così lontano, lascia presagire che in questo mese i colloqui tra le parti, definiti sempre poche ore fa dai funzionari americani "positivi" e "costruttivi", andranno avanti in maniera incessante. Perché come scrive il New York Times, sebbene la proposta iraniana contenga molte delle condizioni previste dall'accordo poi fallito, la diplomazia dietro le quinte continua a lavorare, suggerendo che entrambe le parti potrebbero trarre notevoli vantaggi da una via d'uscita dal conflitto.