Gasolio a 6,50 dollari al gallone, Trump valuta lo stop all’export: il suo ministro dell’Energia frena

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NEW YORK — Per far scendere il prezzo del gasolio, Donald Trump vuole smettere di venderlo all’estero. L’uomo che nel suo governo si occupa di energia dice che, così, il prezzo salirebbe. «Ho detto: non mandiamo fuori il diesel. Ne produciamo tanto», ha dichiarato il presidente americano martedì a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Il giorno dopo, nella stessa città, il segretario all’Energia Chris Wright ha risposto a Reuters con una frase secca: «Lo strumento grossolano del divieto all’export di gasolio decisamente non funziona».Il gasolio costa in media 6,50 dollari al gallone (3,79 litri), contro 5,61 un mese fa, secondo l’Automobile Club americano: martedì ha toccato il record di 6,53, il 77% in più di un anno prima; in California la media è a 8,43. Le scorte di distillati sono al minimo da oltre quarant’anni, 107,9 milioni di barili. Mercoledì Politico ha scritto, citando cinque persone informate, che la Casa Bianca preparava un divieto di 90 giorni in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, che rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Un funzionario della Casa Bianca ha bollato la ricostruzione come «fake news»: il presidente «sta valutando tutte le opzioni», si pensa a restrizioni mirate, non a un blocco totale.Perché un divieto dovrebbe far salire i prezzi? Perché il gasolio esce dalle raffinerie insieme a benzina e cherosene: se l’export si ferma, i serbatoi dei raffinatori si riempiono e gli impianti riducono le lavorazioni, tagliando anche la benzina — oggi a 4,47 dollari al gallone — e il carburante per gli aerei. «Si discute del modo più efficiente per portare più diesel negli Stati Uniti mantenendo al massimo i flussi di benzina e jet fuel», ha spiegato Wright, che giovedì ha detto di sondare i grandi raffinatori su limitazioni volontarie. Contrari al blocco totale anche il segretario al Tesoro Scott Bessent e quello all’Interno Doug Burgum. Secondo Politico, Wright stesso avrebbe avvertito i dirigenti del settore che il blocco era probabile, scatenando «un’ondata di telefonate frenetiche» alla Casa Bianca.Il record di BruxellesIl conto lo pagano anche gli alleati. Ad agosto gli Stati Uniti hanno fornito circa la metà del gasolio importato dall’Unione europea, dove giovedì il prezzo medio ha toccato il record di 2,23 euro al litro. Alla sola notizia del possibile blocco, mercoledì il margine del diesel europeo sul Brent è salito oltre i 95 dollari al barile, mai così alto dal 2011, e i futures europei sono saliti fino al 7%. Da Bruxelles il portavoce aggiunto della Commissione, Olof Gill, ha detto: «Crediamo che sia una cattiva idea. Ci aspettiamo che partner stretti si consultino prima di adottare misure che toccano mercati condivisi». I contatti con Washington sono «in corso» al più alto livello; per la Commissione «per il momento non c’è una carenza concreta» nell’Unione, e il gruppo di coordinamento petrolifero dei Ventisette si riunisce martedì 29.Gli analisti sono quasi unanimi. Per Patrick De Haan, capo della ricerca di GasBuddy, il diesel si scambia su un mercato mondiale «proprio come il mais»: «Meno offerta significa prezzi più alti, non più bassi». Rachel Ziemba, del Center for a New American Security, ricorda che le raffinerie americane «vanno a pieno ritmo» — l’export vale circa il 40% del consumo interno — ma «i buchi globali restano». Quei buchi hanno un nome: i droni ucraini hanno fermato circa il 40% della capacità di raffinazione russa, Mosca ha vietato a luglio l’export di diesel (un barile su nove nel mondo), i raid contro le raffinerie iraniane e il flusso ridotto da Hormuz hanno stretto il Medio Oriente.Ma la partita, più che sui mercati, si gioca nelle urne del 3 novembre. Il senatore repubblicano dell’Iowa Chuck Grassley ha chiesto a Trump «un embargo temporaneo» per decreto: «Gli alti prezzi del gasolio stanno uccidendo i redditi degli agricoltori». Il capo della maggioranza al Senato John Thune si dice aperto, i repubblicani degli Stati petroliferi sono contrari, e il consigliere di Trump per l’energia Jarrod Agen evoca la legge sulla produzione per la difesa, che permette al presidente di imporre priorità all’industria. In un sondaggio Reuters/Ipsos di agosto il 47% degli elettori indicava il costo della vita come fattore decisivo del voto, più del doppio del secondo tema. Il presidente, per ora, non ha firmato nulla. E il gasolio continua a viaggiare, «proprio come il mais».