Ucraina, i droni russi colpiscono Kiev di giorno: 2 morti e 43 feriti. Zelensky offre una tregua energetica

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KIEV — «Siamo pronti a una tregua energetica, se loro non attaccheranno il nostro sistema energetico, l’elettricità, il riscaldamento, le forniture d’acqua». Volodymyr Zelensky lo ha detto martedì sera a New York, a margine dell’81ª Assemblea generale dell’Onu, dopo quaranta minuti di colloquio con Donald Trump. Poche ore dopo, mercoledì, in pieno giorno, i droni russi sono tornati su Kiev.Il bilancio, riferisce l’Associated Press, è di almeno 2 morti e decine di feriti; il sindaco della capitale Vitali Klitschko ha aggiornato nel pomeriggio a 43 feriti, tre dei quali gravi. Colonne di fumo nero si sono alzate sui quartieri colpiti mentre il presidente ucraino si preparava a salire sul podio del Palazzo di Vetro, nel pomeriggio di New York, la sera in Italia. La guerra è entrata da tempo nel suo quinto anno, ma un attacco diurno sulla capitale nel giorno del discorso all’Onu non ha precedenti recenti.Cinque esplosioni sono state udite attorno alla stazione centrale. Il capo di Ukrzaliznytsia, le Ferrovie ucraine, Oleksandr Pertsovsky, ha avvertito che la rete ferroviaria di Kiev era «sotto tiro» e ha chiesto la «massima» attenzione ai passeggeri; la stazione non è stata colpita. Sono stati centrati distributori di carburante, un centro direzionale di quattro piani nel quartiere Holosiivskyi, a sud, un impianto dei trasporti nel distretto Darnytskyi, sulla riva sinistra del Dnipro, e il mercato «Shaiba», dove è scoppiato un incendio. È la seconda ondata pesante in otto giorni — il 15 settembre erano arrivati circa 200 droni, anche allora sui distributori —. Nella stessa giornata sono stati colpiti magazzini a Odessa e un centro commerciale a Zaporizhzhia.Il fronte delle raffineriePerché proprio l’energia? Perché è il terreno su cui l’Ucraina ha alzato il tiro. Il 15 settembre i droni di Kiev hanno colpito la raffineria di Syzran, sul Volga; il 20 settembre, secondo Reuters, si è fermata la lavorazione di greggio nella raffineria di Mosca, 230.000 barili al giorno nel 2024. La Russia, secondo esportatore mondiale di diesel, ha bloccato le vendite all’estero. Nel fine settimana l’Ucraina ha lanciato su Mosca e dintorni il più grande attacco di sempre, negli ultimi giorni del voto parlamentare russo. Trump, davanti ai cronisti, ha commentato così: «È un colpo serio ai russi. È anche un colpo serio al prezzo del diesel». Sulla fine della guerra: «Penso che accadrà». La partita, intanto, si gioca alla pompa di benzina americana: il consenso del presidente è ai minimi con i prezzi dei carburanti, e le elezioni di midterm sono a novembre.Zelensky ha escluso una sospensione unilaterale dei raid. Su X ha definito i colloqui con Trump «positivi e produttivi»: «Sia gli Stati Uniti sia l’Ucraina vogliono vedere questa insensata guerra russa finita prima dell’inverno». Al presidente americano ha chiesto un pacchetto di difesa aerea per la stagione fredda e altri missili Patriot. Su Telegram, dopo l’incontro con il primo ministro britannico Andy Burnham, ha chiuso alla revoca delle sanzioni e ha aggiunto: «Ci sono informazioni di intelligence, in questo momento, secondo cui la Russia sta preparando un nuovo attacco massiccio».Il Cremlino non ha commentato il bilancio di Kiev. Sulla tregua energetica il portavoce Dmitri Peskov aveva parlato il 15 settembre di «una buona idea», ma Mosca lega qualsiasi moratoria a garanzie per la navigazione commerciale e le petroliere e a passi sulle sanzioni. Il 10 settembre lo stesso Peskov aveva respinto una tregua aerea, sostenendo che Kiev cerca una pausa proprio dove ha il suo «tallone d’Achille». Il 13 settembre Trump aveva annunciato un’intesa sull’energia; Zelensky l’aveva ridimensionata a «una forte proposta americana per uno stop reciproco agli attacchi sulle infrastrutture critiche», e i mediatori Steve Witkoff e Jared Kushner erano stati a Mosca e a Kiev senza esito.Da New York, mentre a Kiev si contavano i feriti, il presidente ucraino ha fissato la condizione che porterà stasera all’Assemblea: nessun alleggerimento delle sanzioni «quando gli ucraini vivono ogni giorno sotto la minaccia di missili e droni».