NEW YORK — Nella sala dell’Assemblea generale dell’Onu la settimana dei leader scorre tra discorsi che ripetono lo stesso conto: gli impegni climatici presi dai governi non bastano. In questo palazzo, nelle prossime ore (in serata in Italia), il ministro federale dell’Ambiente tedesco Carsten Schneider, socialdemocratico in carica dal maggio 2025, porterà un documento che il suo governo ha approvato mercoledì a Berlino. Non è un discorso: è un calendario.Il Consiglio dei ministri tedesco ha adottato una tabella di marcia per l’uscita da carbone, petrolio e gas entro il 2045. È la prima volta che la Germania mette per iscritto l’impegno ad abbandonare i combustibili fossili, riferisce Reuters: finora Berlino prometteva soltanto la «neutralità climatica» alla stessa data, senza dire come. La Germania diventa così il terzo Paese, dopo Francia e Paesi Bassi, a dotarsi di un piano nazionale di questo tipo, ha detto un portavoce del ministero dell’Ambiente. Il documento nasce da un impegno preso lo scorso aprile in Colombia, alla conferenza internazionale sull’uscita dai fossili, dove i partecipanti si erano promessi di presentare piani di abbandono.Che cosa cambia in concreto? I numeri li riporta il Guardian: le fonti rinnovabili dovranno passare dal 55% all’80% della produzione elettrica entro il 2030, con 12 gigawatt in più di eolico a terra e 215 gigawatt di solare installato alla stessa data. Il governo valuterà se anticipare la chiusura delle centrali a carbone dal 2038 al 2035. Nei trasporti le regole europee sulle flotte portano al 100% di auto nuove elettriche a batteria dal 2035. Nelle case le pompe di calore diventano il sistema di riscaldamento dominante; le caldaie a gas e a gasolio restano soltanto come soluzione di transizione.Lo scontro con la ministra dell’EconomiaIl via libera non è stato indolore. Il gabinetto ha confermato la linea dell’elettrificazione nonostante la richiesta di «maggiore flessibilità» su auto, riscaldamento e prezzo del carbonio arrivata dalla ministra dell’Economia e dell’Energia Katherina Reiche, esponente dei cristiano-democratici della Cdu, anche lei in carica dal maggio 2025. Reiche e una parte dei conservatori chiedono di preservare uno spazio per i motori a combustione alimentati con carburanti alternativi e più opzioni tecnologiche anche nel riscaldamento. Non è una posizione nuova: alla CERAWeek, la grande conferenza dell’industria energetica che si tiene in Texas, la ministra aveva proposto di gestire con più «flessibilità» l’obiettivo europeo del 2050, ammettendo uno scarto fino al 10%. Sulla roadmap approvata oggi Reiche non si è espressa e il suo ministero non ha commentato.Il destinatario del documento, dunque, non è soltanto la platea del Palazzo di Vetro: la tabella di marcia chiude, almeno sulla carta, la partita interna alla coalizione tra socialdemocratici e conservatori su auto elettrica e pompe di calore.Le organizzazioni ambientaliste hanno letto il voto del gabinetto proprio in questa chiave. Andreas Sieber, responsabile della strategia politica globale della rete 350.org, parla di un «cambiamento significativo», ma aggiunge: «Il ministero dell’Economia continua a sabotare la transizione dai combustibili fossili». E ricorda che «quest’anno ha mostrato nel modo più crudo che la dipendenza dai fossili è un rischio per tutti: shock dei prezzi, volatilità e insicurezza geopolitica». Jennifer Morgan, ex inviata speciale del governo tedesco per il clima, chiede di spingere ancora di più sull’elettrificazione di trasporti e riscaldamento: «Accelerare il passaggio da carbone, petrolio e gas alle rinnovabili pulite rafforzerà l’indipendenza energetica e proteggerà i consumatori dagli shock dei prezzi in un momento critico».Intanto, nel palazzo che accoglierà il piano tedesco, un altro calendario scorre. Il segretario generale António Guterres, che per dieci anni ha chiesto ai governi piani come questo, lascia l’incarico a dicembre: la roadmap di Berlino arriva sul suo tavolo nell’ultima Assemblea generale che presiede.