MADRID — Il corteo si è sciolto nel primo pomeriggio sotto l’Arco del Triunfo, a Moncloa, a poche centinaia di metri dal palazzo del governo. Bandiere rossogialle e un coro ripetuto per tre ore lungo il tragitto da Plaza de Cibeles: «Ceuta non è in vendita, Ceuta va difesa». La seconda «Marcia per la dignità», convocata dalla piattaforma civica di destra Sociedad Civil Española con il sostegno del Partito Popolare e di Vox, ha portato in strada 20.000 persone secondo la Delegazione del governo a Madrid, 180.000 secondo gli organizzatori.Il manifesto letto in piazza chiede tre cose: elezioni anticipate entro il 15 novembre, il rientro in Marocco di tutti i migranti entrati a Ceuta il 30 luglio e un processo per «tradimento» al presidente del governo Pedro Sánchez. Due mesi dopo l’ondata che ha travolto l’enclave spagnola sulla costa nordafricana, la destra ha fatto della crisi il suo tema unico e ha spostato l’attacco dal terreno politico a quello penale.Santiago Abascal, leader di Vox, era in testa al corteo: «Ceuta resta invasa perché Sánchez continua a essere il servo del Marocco; l’invasione migratoria viene incoraggiata», ha detto a Euronews. Poco più in là Miguel Tellado, portavoce parlamentare dei popolari, parlava ai cronisti di «una chiara negligenza»: «La maggioranza degli spagnoli chiede elezioni ora, questo governo non ha fatto nulla in tutto questo tempo». La prima marcia, a fine luglio, aveva contato 40.000 persone per il governo e 120.000 per i promotori.I fatti da cui tutto nasce sono del 30 luglio. Quel giorno circa 72.000 persone, secondo il bilancio dell’Associated Press, entrarono a Ceuta a nuoto o forzando i frangiflutti di Tarajal e Benzú, i due valichi di frontiera della città; i morti furono almeno 90. Il ministero dell’Interno riferì già il 31 luglio di 25.000 respinti in Marocco. Gli altri, in gran parte, sono ancora lì.Rabat scarica su MadridIl secondo quadro si è aperto giovedì a New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu. Il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita ha incontrato l’omologo spagnolo José Manuel Albares e ha ribadito la «piena cooperazione» di Rabat per il rientro rapido degli irregolari entrati il 30 e 31 luglio senza diritto a protezione internazionale. Poi la stoccata: «Se non sono tornati, bisogna chiederlo alla Spagna». Un comunicato marocchino del 10 settembre poneva già la stessa domanda. Rabat nega ogni responsabilità nell’ondata; rapporti spagnoli desecretati definiscono invece «passiva» e «negligente» la condotta marocchina, e un rapporto di polizia accusa le forze di sicurezza di aver incanalato i migranti verso la costa. Albares, lunedì a Canal Sur, aveva difeso la linea del dialogo quotidiano con Bourita: «Non sono l’avvocato del Marocco, ma i fatti sono questi».La piazza di Madrid accusa Sánchez di essere «servo del Marocco»; il Marocco accusa Madrid di non riprendersi i propri tempi. Da due fronti opposti il bersaglio è lo stesso: la lentezza dei rimpatri, di cui il governo non ha ancora dato conto pubblicamente.Dall’esecutivo, oggi, nessuna reazione alla marcia. Le posizioni note restano quelle delle settimane scorse: Sánchez ha attribuito l’ondata alle mafie del traffico, che avrebbero diffuso «come un incendio» una lettura interessata di una sentenza della Corte suprema, e a una campagna online amplificata — ha detto citando l’intelligence, senza produrre prove — da account legati a Russia e Israele. Il ministro per la Politica territoriale Ángel Víctor Torres ha accusato l’opposizione di sfruttare la crisi «per attaccare il governo di Spagna». Madrid ha stanziato 309 milioni di euro per Ceuta e ampliato i centri d’accoglienza.Sul terreno, intanto, i conti non tornano. Secondo Euronews circa 8.300 migranti vivono nelle strutture allestite in città e oltre 4.000 dormono ancora in strada; il governo nazionale parla di circa 5.000 persone rimaste, di cui 1.200 minori, mentre il governo locale della città autonoma — guidato dal popolare Juan Jesús Vivas, che parla di «violazione dell’integrità territoriale della Spagna» — dà cifre più alte. Venerdì la Policía Nacional ha arrestato tre cittadini marocchini di un accampamento sulla spiaggia del Trampolín per il presunto sequestro di due minori migranti. È su quel conteggio, e non sui numeri della piazza, che Madrid e Rabat si chiedono a vicenda spiegazioni.