Si inchinano per Floyd, non per Ceuta

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Il Gramella in arte Gramellini, pianto delle mamme, gioia dei bambini ma solo progressisti, quelli che fin dalla culla e poi proseguendo all’asilo, le elementari, il liceo da battaglia, la facoltà okkupata, il Corriere della Sera, pensano nel conformismo giusto, con licenza di scambiarlo, di invertire i termini del moralismo. Cosa dice il Gramella? Eh, fa un soffiettino sui calciatori del Real, su Mbappè che si copre la maglietta che gli hanno fatto indossare a sostegno degl’invasi di Ceuta: lui, loro sono maranza francesi e quindi stanno dalla parte dei maranza marocchini che invadono e quindi si coprono la maglia. Cosa che al Gramella finge di dispiacere, però lui essendo un democratico liberale di sinistra la rispetta. Cioè gli piace, alla fine ci piace, ndemm, su. Comunque merita il garantismo che si deve al pluralismo, guai a dare il sospetto che “il clima che si respira in Europa si è così incarognito da farci considerare ogni stecca nel coro un oltraggio o tradimento”.E va beh. Avrei voluto vedere fosse andata a magliette inverse, cioè una t-shirt con su scritto remigrazione, viva Vannacci. Anche perché, e qui casca l’asino, ma non ci riferiamo al Gramella, sia chiaro, absit injuria il medesimo scriveva quanto segue, “e lo ricopio qui nel mio diario”, come diceva Nanni Moretti in “Caro Diario”: “E dopo avere trascorso la settimana a chiedermi se l’inginocchiarsi dei calciatori fosse un atto ribelle o conformista, retorico o sincero, il venerdì spunta un ragazzino e mi chiede a bruciapelo: perché si inginocchiano? «Ma son domande da farsi?» e intanto comincio a googlare come un pazzo alla ricerca di una spiegazione decente. «L’inginocchiarsi è un’usanza persiana introdotta in Occidente da Alessandro Magno…».Meglio prendere tempo. «Mi comporterò alla stregua di un filosofo e ti spiegherò che cosa NON significa inginocchiarsi». (Intanto continuo a googlare). «Cominciamo col dire che, al contrario di quello che alcuni hanno scritto, l’umiliazione dell’uomo bianco non c’entra niente: infatti si inginocchiano anche i neri. Non è nemmeno, e ci mancherebbe, la rievocazione del poliziotto che soffocò George Floyd, tenendogli il ginocchio premuto sul collo per nove minuti e mezzo» «Allora perché lo fanno?». «Perché… perché… (finalmente l’ho trovato!), ma ovviamente perché intendono ribadire il gesto con cui nel 2016 un campione di football commemorò allo stadio le vittime afroamericane della polizia. Lui, a sua volta, aveva tratto ispirazione da Martin Luther King, che dopo un’ondata di arresti nel 1965, essendo un pastore, pensò bene di piegare un ginocchio in mezzo alla strada e mettersi a pregare». «I calciatori in ginocchio pregano contro il razzismo?» «In un certo senso, sì». «E se i nostri restassero in piedi?» «Vorrebbe dire che si considerano una Nazionale laica»”.Va beh, non si capisce niente, come sovente accade con quelli che vogliono fare gli sciolti, i brillanti, ma ci durano una fatica da ernia, però una cosa sì, si capisce, ndemm, su: il dissenso è sacro se sai come googlare, cioè collegarlo da Mbappè ad Alessandro Magno, cioè plasmarlo in direzione ostinata e conforme. Ora è intangibile, nessuno tocchi la libera opinione, ora è inaccettabile, inginocchiati servo se no sei fuori dal consesso degli umani, i rispettabili, quelli che piangono, forse perché gli fanno male le ginocchia. Tertium non datur.È la famosa morale della fava, che a sinistra si sposa benissimo col pecorino e con l’etica con le cotiche: i fatti vanno interpretati, i comportamenti contestualizzati, la stessa cosa da sinistra ha un significato, una valenza diversa che da destra, non tutte le vittime meritano la stessa comprensione, non tutti i carnefici meritano la medesima indignazione, non tutti i resistenti godono di franchigia, anche se tutte le flotille godono di extraterritorialità. Poi è chiaro che il progressista light finge di dissociarsi timidamente qua e là perché la sua presunta noblesse lo oblige, ovvero dimostrare una certa qual vicinanza, “tu sei la mia simpatia, simpatia, simpatia”, come cantava Raul Casadei, ma con un minimo di distacco, come al ristorante: magnà abbestia sì, ma sempre con la degnazione di chi lo fa a piccoli bocconi, quasi per dovere, con misura, con discrezione, mica siamo tutti Ranucci cor tovajolo a petto che poi sbraca sulla panza.È una questione di stile, e qui entra anche una certa degnazione piemontese, torinese, “esageruma nen”. Tanto tutti capiscono come la pensiamo, però senza compromettersi troppo, ecco. Insomma Mbappé va rispettato, sia pur col dito alzato, invece chi non si inginocchia gli vanno spezzate le rotule. Metaforicamente. Da cui un dilemma tripartito: o Gramella ciurla nel manico, o cova pensieri che non condivide, o era un altro momento. Oppure, semplicemente, ha uno specchio cubista a casa sua.Max Del Papa, 20 settembre 2026L'articolo Si inchinano per Floyd, non per Ceuta proviene da Nicolaporro.it.