NEW YORK — Una brigata di polizia militare, una brigata medica, un distaccamento di chirurgia d’urgenza, un battaglione del genio. Per fare che cosa, e dove? È la domanda che il documento non pone e a cui non risponde. Un messaggio interno della Riserva dell’esercito americano — la componente di cittadini-soldato richiamabili in servizio — chiede ai comandi subordinati quante di queste unità potrebbero essere messe a disposizione del Comando Sud, il comando responsabile di America centrale e meridionale e Caraibi, perché «potrebbero servire tra 90 e 120 giorni». Il termine per rispondere scade oggi, venerdì 25 settembre.Il testo, generato la settimana scorsa e visionato da CBS News, non nomina mai Cuba. Ma più funzionari americani, che hanno parlato all’emittente in anonimato, spiegano che la richiesta rientra nella pianificazione militare rivolta all’isola. Nessuna unità ha ricevuto ordini di partenza; il documento non indica quanti soldati, né la destinazione, né l’operazione da sostenere. Il documento non dice Cuba, ma non ne ha bisogno: la scadenza di oggi cade tre giorni dopo che Donald Trump ha promesso dal podio dell’Onu che il governo dell’Avana «cadrà».Che cosa cerca esattamente il quartier generale della Riserva? Sei tipi di formazioni: un battaglione di sostegno logistico da combattimento (trasporti, manutenzione, carburante, rifornimenti); un battaglione del genio; un comando logistico di teatro per operazioni oltremare; una brigata medica; un distaccamento chirurgico e di rianimazione avanzata, che opera i feriti gravi a ridosso delle truppe; una brigata di polizia militare, cui spettano sicurezza, detenzione e compiti di ordine pubblico. Non un solo reparto di combattimento. Tutto ciò che serve dopo, o attorno, a un’operazione.Perché medici e polizia militare, e non paracadutisti? Perché i paracadutisti erano già nei piani. A luglio i pianificatori del Pentagono avevano esaminato varie opzioni, compreso un assalto aereo guidato dall’esercito con migliaia di soldati della 101ª divisione aviotrasportata, l’unica addestrata a un compito simile. Nel corso del 2026 forze americane hanno condotto ricognizioni sui fondali e sugli approcci marittimi attorno all’isola, e componenti aeree sono state messe in allerta rafforzata con pre-posizionamento di personale, senza che i piani si concretizzassero. A maggio l’intelligence aveva valutato la possibile reazione cubana a un’azione militare americana, pur descrivendo Cuba, nel rapporto annuale sulle minacce, più come base d’appoggio per Russia, Cina e Iran che come pericolo autonomo.Il silenzio del PentagonoChi ha deciso, e che cosa? Qui le risposte mancano. La Riserva dell’esercito non ha risposto alla richiesta di commento. Il portavoce del Comando Sud si è limitato a una formula: «Per ragioni di sicurezza operativa non divulghiamo dettagli né commentiamo i movimenti operativi statunitensi o i possibili tempi di dispiegamento associati a operazioni, contingenze o pianificazioni presenti o future», aggiungendo che il comando «coordina continuamente» con le forze congiunte la valutazione di «una gamma di possibili requisiti». Già a luglio i funzionari precisavano che i briefing non indicavano una decisione presa dal presidente o dal Pentagono. Un sondaggio sulle disponibilità non è un ordine. Ma ha una data.Il calendario politico, intanto, si è mosso. Il 22 settembre, all’81ª Assemblea generale delle Nazioni Unite, Trump ha definito Cuba uno «Stato fallito», ha detto che la sua amministrazione «cerca un cambiamento fondamentale» sull’isola, dove «il regime comunista è sotto la più grande pressione di sempre», e ha rivendicato la disponibilità a usare la forza nella regione, citando il prelevamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro. La delegazione cubana ha lasciato l’aula. Il giorno dopo il segretario di Stato Marco Rubio, figlio di cubani emigrati prima della rivoluzione, ha parlato di «un’opportunità d’oro» per l’Avana e di dirigenti cubani «le cui mani non sono macchiate di sangue» con cui Washington potrebbe lavorare.E l’Avana? Nega che siano in corso trattative, riferisce Al Jazeera. Il presidente Miguel Díaz-Canel promette di respingere ogni attacco e accusa gli Stati Uniti di «aggressione» e «guerra economica» per il blocco delle importazioni di petrolio in vigore da inizio anno, che ha portato penuria di carburante e blackout ricorrenti (l’ultimo nazionale il 19 settembre). Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez stima il danno dell’embargo — in vigore dal 1962 — in 8 miliardi di dollari tra marzo 2025 e febbraio 2026, il dato più alto mai dichiarato dal governo cubano; ad aprile Díaz-Canel aveva evocato la «guerra di tutto il popolo»: «Se ci sarà l’aggressione militare, risponderemo, combatteremo, ci difenderemo». Al Palazzo di Vetro il presidente brasiliano Lula ha parlato di «dieci milioni di persone» sottoposte a «una punizione collettiva».Novanta giorni da oggi portano alla fine di dicembre; centoventi, a fine gennaio. Entro stasera i comandi della Riserva avranno detto quanti poliziotti militari, chirurghi e camion possono offrire in quella finestra. Chi li userà, e per che cosa, nel documento non c’è scritto.