Israele, Netanyahu nascose ai capi della sicurezza l’allarme degli Emirati sul 7 ottobre: il premier nega

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GERUSALEMME — Una sala riunioni, il 1° ottobre 2023, sei giorni prima del massacro. Attorno al tavolo i capi della sicurezza israeliana; il dossier è Gaza. Benjamin Netanyahu chiede di «mantenere la calma» nella Striscia e frena chi propone di colpire i dirigenti di Hamas: un’escalation, avverte, danneggerebbe il negoziato con l’Arabia Saudita. Di una telefonata ricevuta pochi giorni prima dal presidente degli Emirati, che lo metteva in guardia da un grande attacco di Hamas, il premier non fa parola. Lo raccontano i verbali di quella seduta visionati dal New York Times, che oggi ha pubblicato l’inchiesta.Il punto è questo: secondo il quotidiano americano Netanyahu fu avvertito, non lo disse ai vertici militari e dei servizi, e quell’avvertimento non compare in nessuna delle inchieste interne sui fallimenti del 7 ottobre. L’ufficio del premier nega tutto: nessuna telefonata «nel periodo in questione», nessun avvertimento ricevuto; eventuali informazioni «sono passate attraverso i canali di intelligence tra i due Paesi». Sull’articolo di oggi non risulta una replica nuova.I personaggi. Lo sceicco Mohammed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, partner di Israele dagli Accordi di Abramo del 2020, chiama Netanyahu a fine settembre 2023 dopo aver ricevuto informazioni su un attacco di grandi dimensioni allo studio di Hamas. L’avvertimento è vago — non dice se razzi o invasione di terra — e la fonte dell’intelligence è ignota. Mesi dopo l’emiro ne parla a William Burns, allora direttore della Cia. Nella versione di Haaretz, che aveva aperto il caso l’8 settembre attingendo al libro «Hostages: 843 Days of Abandonment» dei giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, la telefonata durò 45 minuti e l’emiro fece il nome di Yahya Sinwar, capo di Hamas a Gaza; Netanyahu rispose che il pericolo, a suo avviso, era la Cisgiordania.Poi i capi della sicurezza: Ronen Bar, allora direttore dello Shin Bet (il servizio interno), e Herzl Halevi, allora capo di stato maggiore. Entrambi hanno confermato di non aver mai saputo di quella telefonata. Nella riunione del 1° ottobre fu proprio Bar a proporre azioni contro i vertici di Hamas, Sinwar compreso; Netanyahu non decise.I punti che non tornanoPerché un avvertimento generico pesa tanto, se in quelle settimane gli allarmi non mancavano? A metà settembre Sinwar aveva fatto arrivare, tramite un intermediario palestinese, il messaggio di una «enorme sorpresa»; il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel aveva segnalato «qualcosa di insolito»; il piano d’attacco «Jericho Wall» era in mano israeliana dal 2022, giudicato irrealistico dai militari. Di tutti questi allarmi si è discusso. Della telefonata emiratina, dicono cinque ex alti funzionari che parteciparono alle revisioni interne di esercito e servizi, non c’è traccia in nessuna di esse.Abu Dhabi non chiude il caso. Il ministero degli Esteri emiratino non conferma né smentisce, non commenta «speculazioni su conversazioni tra leader di governo» e rivendica «linee di comunicazione aperte e dirette» con Israele. Ma una fonte emiratina, parlando con la stampa israeliana, ha confermato che l’avvertimento fu dato al telefono; e secondo una fonte israeliana l’ufficio di Netanyahu chiese ad Abu Dhabi una smentita, ottenendo solo una nota sulla condivisione di intelligence.Il 9 settembre Netanyahu ha annunciato una querela per diffamazione contro Haaretz, Eldar e Yuval; la nota del suo ufficio parlava di «una malevola diffamazione con una chiara tempistica politica, come parte della campagna elettorale della sinistra». Il calendario spiega la temperatura: il 27 ottobre Israele vota per la Knesset, prima elezione dopo il 7 ottobre. Il premier respinge una commissione d’inchiesta statale e sostiene che la responsabilità primaria sia dei militari e dell’intelligence, e che nessuno lo svegliò quella mattina prima dell’attacco. I quattro leader dell’opposizione — Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore e principale sfidante, Naftali Bennett, Avigdor Lieberman e Yair Golan — chiedono «un’indagine immediata e approfondita»: «che cosa sapeva Netanyahu, quando lo ha saputo, perché non ha aggiornato l’apparato di sicurezza». A un mese dal voto, la partita non si gioca più su che cosa sbagliarono i generali, ma su che cosa sapeva il premier.I sondaggi di metà settembre danno Yashar, il partito di Eisenkot, davanti al Likud di pochi seggi e nessuno dei due blocchi alla soglia dei 61. Restano le domande: chi passò l’intelligence agli Emirati, che cosa disse esattamente l’emiro e se sarà un’aula di tribunale, con la querela contro Haaretz, il primo luogo dove quella telefonata verrà messa a verbale.