Il Venezuela libera 39 prigionieri politici dopo l’incontro Delcy Rodríguez-Trump a New York: in cella ne restano 450

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CARACAS — «Ci saranno elezioni in Venezuela». Lo ha detto giovedì la presidente ad interim Delcy Rodríguez dalla tribuna dell’Assemblea generale dell’Onu, a New York. Quando, non lo ha detto. È la domanda che oggi attraversa il Paese, mentre le organizzazioni per i diritti umani contano i prigionieri politici usciti dalle carceri tra venerdì e sabato: 39, secondo la ong Justicia, Encuentro y Perdón, che ne registra altri 450 ancora in cella, venti dei quali stranieri.Le scarcerazioni arrivano a quattro giorni dal faccia a faccia tra Rodríguez e il presidente americano Donald Trump, martedì a margine dell’Assemblea, e all’indomani del secondo round di negoziati tra il governo e l’opposizione, avallato da Washington. La cronaca è dell’Associated Press: sette detenuti sono usciti sabato mattina da un carcere alle porte di Caracas, fra loro Wilder Vásquez, studente universitario condannato a cinque anni per il presunto complotto del 2018 contro Nicolás Maduro. Nelle stesse ore hanno lasciato altri penitenziari otto donne accusate nel 2021 di «narcoterrorismo» e sei persone imputate di aver collaborato con gli Stati Uniti nel tentativo di rovesciare Maduro nel 2020.Quanti sono, allora, i prigionieri politici ancora dentro? Dipende da chi conta. Foro Penal, l’altra grande organizzazione di difesa dei detenuti, ne registrava 344 il 18 settembre, contro i 391 del 10 agosto, quando il governo annunciò di averne liberati 131 con un programma di «misure alternative» alla detenzione. Rodríguez aveva promulgato una legge di amnistia già a febbraio, sotto pressione americana, ma il ritmo delle uscite è rimasto lento. Il segretario di Stato Marco Rubio ad agosto aveva parlato di oltre 1.000 venezuelani rilasciati dalla rimozione di Maduro, «un passo cruciale» per la riconciliazione. Le famiglie, intanto, non si sono mosse: presidiano da mesi l’ambasciata americana a Caracas e il carcere El Rodeo I, che le ong considerano un centro di tortura. Sono almeno 1.800 le persone arrestate nella repressione seguita al voto presidenziale del 2024, che Maduro fu ampiamente accusato di aver rubato.Il mandato scadutoCon quale titolo governa Rodríguez? Maduro è stato catturato in gennaio da un raid militare americano e portato a New York, dove è imputato per narcotraffico. La sua vicepresidente gli è subentrata con un mandato di sei mesi conferito dalla Corte suprema. Quel mandato è scaduto. Washington, però, ha continuato a trattare con lei: il primo round di negoziati, in agosto, ha messo sul tavolo i fondi venezuelani congelati all’estero per la ricostruzione dopo i terremoti di giugno (oltre 6.300 morti) e la riforma della magistratura; il 16 settembre gli Stati Uniti hanno tolto il Venezuela dalla lista dei Paesi del narcotraffico.E María Corina Machado? La leader dell’opposizione non è riuscita a rientrare nel Paese e il suo comando politico, riferisce il quotidiano spagnolo El Mundo, ha lanciato per oggi una carovana nazionale per chiederne il «ritorno sicuro». Il governo Rodríguez non ha risposto alle richieste sul suo rientro né ha commentato la mobilitazione. Sul voto, la sola posizione ufficiale resta la frase pronunciata all’Onu, senza calendario.Le scarcerazioni sono il pedaggio che Caracas paga per restare al tavolo con Washington; la data delle elezioni è la moneta che Rodríguez tiene ancora in tasca. Finché non la spende, ogni liberazione si conta una per una. «Resteremo vigili e continueremo a chiedere la piena libertà per tutti quelli che ancora aspettano», ha scritto Justicia, Encuentro y Perdón su X. Il conto, per ora, lo tengono le ong: 39 nomi in meno, 450 ancora sulla lista.