Emergono nuovi importanti dettagli sulla deposizione di dieci ore che qualche giorno fa Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, ha consegnato alla Procura di Roma, di fatto smontando l’immagine di Sigfrido Ranucci come giornalista intoccabile e inflessibile nell’esercizio della sua professione.Secondo il racconto di Potenza, per arrivare a Report e incidere sulle puntate bisognava passare necessariamente dal suo ex (nonché amico bombarolo di Sigfrido). Il faccendiere parlava della trasmissione “come se fosse sua” e chi aveva un problema con il programma andava da lui attraverso un sistema semplice e consolidato.Stando a quanto riferito, Lavitola e Ranucci discutevano continuamente del lavoro di Report durante cene settimanali e telefonate lunghissime. Non si trattava di chiacchiere tra amici: Lavitola interveniva sulle puntate tanto che membri della redazione sono arrivati a frequentare il bistrot. Daniele Autieri, inviato del programma, è persino rimasto in contatto con Lavitola anche la notte della perquisizione per fare luce sull’attentato. Il ristorante di pesce dunque potrebbe aver funzionato come una sorta di casella postale il cui destinatario finale era Ranucci. Gli inquirenti stanno quindi cercando di capire quante volte quel canale abbia orientato i servizi e che tipo di interessi vi fossero dietro.A suggerire qualche ombra sul rapporto epistolare ci sarebbero anche le accurate precauzioni che i due prendevano quando si incontravano: ogni volta che dovevano parlarsi, lasciavano i telefoni nella pescheria del ristorante. È questo il comportamento di un giornalista che lavora alla luce del sole, a schiena dritta e che non ha nulla da nascondere?E ancora più stonata è la prima visita di Ranucci a casa di Lavitola. In sei anni di “amicizia”, stando alle dichiarazioni dell’ex compagna di Valter, non ci aveva mai messo piede. Si presenta però cinque giorni dopo la bomba, alle 16, con la sua solita mise. E i due si salutano, abbandonano i cellulari e si appartano. Questo Potenza lo trova strano: “Non poteva aspettare la sera al ristorante? Di cosa doveva parlare di così urgente?”. Per quale ragione logica un conduttore che ha appena subito un attentato invece di stare alla larga da un faccendiere già noto alle cronache corre da lui per un colloquio riservato e senza telefoni?Queste informazioni non sono aneddoti che lasciano il tempo che trovano ma dichiarazioni di una persona attendibile. E, almeno in parte, mettono in discussione l’indipendenza di una trasmissione finanziata col canone. Se per parlare con Ranucci si passava da un faccendiere e i contenuti venivano discussi in cene private a telefoni ben lontani, allora Report era solo un programma di inchiesta oppure un sistema poco limpido in cui il conduttore accettava (o quantomeno tollerava) un filtro esterno?Ranucci ha sempre rivendicato il suo ruolo di paladino della verità contro i potenti. Eppure le parole della donna che ha condiviso anni con Lavitola descrivono un quadro diverso: un giornalista che frequentava assiduamente un personaggio controverso, che usava quel canale per gestire pressioni e che, dopo l’attentato, ha sentito immediatamente l’urgenza di un incontro segretissimo. Un nodo ben ingarbugliato che né Rai né tantomeno gli inquirenti possono far finta di non aver visto e di non vedere tuttora…Alessandro Bonelli, 27 settembre 2026L'articolo “Report era come fosse suo”. L’ex di Lavitola fa crollare il mito Ranucci proviene da Nicolaporro.it.