Giorgia Meloni prova a chiudere definitivamente il capitolo delle tensioni con Donald Trump e invita a riportare il dibattito sui rapporti tra Italia e Stati Uniti su un piano istituzionale. Intervenendo all’evento “Il giorno de La Verità”, intervistata dal direttore Maurizio Belpietro, la presidente del Consiglio ha escluso ripercussioni nei rapporti tra Roma e Washington e ha ribadito la centralità dell’alleanza transatlantica.«Non intendo continuare ad alimentare questo confronto», ha dichiarato la premier. «Penso che il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti debba tornare alla sua normalità». Una linea che Meloni ha spiegato di aver condiviso anche in Consiglio dei ministri in vista dei prossimi appuntamenti internazionali. Secondo la presidente del Consiglio non esistono rischi di contraccolpi nei rapporti tra i due Paesi. «Sono due sistemi che hanno una storia di cooperazione talmente antica e solida che non è che si cancella e si ridiscute per una discussione sui social media». Anzi, ha sottolineato come «la nostra attività e i nostri rapporti vadano bene anche nelle ultime settimane e mesi a livello istituzionale ed economico», ricordando la recente visita del ministro della Difesa Guido Crosetto a Washington e la crescita dell’export italiano «nonostante i dazi americani».Meloni ha anche difeso la decisione iniziale del ministro degli Esteri Antonio Tajani di annullare una missione negli Stati Uniti: «Ritengo che il ministro Tajani nell’immediato abbia fatto bene ad annullare la missione negli Usa per dare un segnale. Ma una volta che il messaggio passa non c’è bisogno di andare oltre». Per questo il governo parteciperà all’evento di Villa Taverna, «anche per rispetto all’ambasciatore Ferritta, personalità che molto lavora per i rapporti Italia-Usa».Nel respingere le letture più polemiche dello scontro con Trump, Meloni ha spiegato di essere rimasta «sinceramente colpita» dal presidente americano e di averlo detto «estremamente sincera». Riferendosi alle ricostruzioni circolate nelle ultime ore, ha osservato di aver letto «presunti video che sarebbero diventati virali» e interpretazioni che attribuivano significati politici al suo atteggiamento, ma ha ribadito di non voler alimentare ulteriormente la vicenda. «Non cambio idea: la politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni. Mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente».La premier ha invitato anche a non personalizzare eccessivamente i rapporti internazionali. Italia e Stati Uniti, ha ricordato, hanno relazioni «che non iniziano e finiscono in base a chi governa in quel momento». E con una battuta ha aggiunto: «Parliamo di politica estera come fosse Temptation Island ma è più complessa, lo dico per i meme che vedo girare».Ampio spazio è stato dedicato anche agli scenari internazionali. Sul dossier iraniano Meloni si è detta «abbastanza ottimista» riguardo ai negoziati tra Washington e Teheran, pur riconoscendo che «non è semplicissimo». Un ottimismo che, secondo la premier, non può però essere passivo: «Dobbiamo dare una mano sul piano diplomatico e anche dando la disponibilità per una missione».Due i punti ritenuti fondamentali. Il primo riguarda il programma nucleare iraniano: «Non possiamo consentire che il regime si doti di testate nucleari nel momento in cui ha dimostrato di avere missili a lungo raggio». Il secondo è la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. «Abbiamo visto come la chiusura di Hormuz abbia impattato sull’economia. Dobbiamo garantire pieno ripristino della navigazione». Meloni ha quindi rilanciato la disponibilità italiana a partecipare, in un contesto di pace e con l’autorizzazione del Parlamento, a una missione internazionale per garantire la sicurezza delle rotte marittime.Guardando al Medio Oriente, la presidente del Consiglio ha evidenziato anche il ruolo che Roma può svolgere in Libano. «L’Italia ha una storia di impegno in prima linea straordinario». In particolare ha richiamato il negoziato parallelo in corso tra Libano e Israele, definendolo «un quadrante su cui l’Italia può giocare un ruolo di primo piano». Un tema che sarà affrontato anche nel confronto con il presidente francese Emmanuel Macron al prossimo vertice intergovernativo.Sul fronte interno Meloni ha rilanciato la sfida del ritorno al nucleare. «Io sono estremamente determinata», ha assicurato, spiegando di confidare nell’approvazione definitiva della legge delega prima della pausa estiva. «Stiamo già lavorando ai decreti attuativi, non voglio perdere neanche un giorno». L’obiettivo, ha spiegato, è lasciare al Paese un risultato concreto: «Il nucleare ci consente di essere indipendenti in un tempo in cui abbiamo capito quanto sia pericoloso dipendere da qualcuno» e permette alle imprese «di competere ad armi pari».Non sono mancate le stoccate alle opposizioni. «Può essere che noi siamo scarsi, ma se noi siamo scarsi loro erano scarsissimi…», ha ironizzato la premier. Quindi ha rivendicato i risultati del governo: «C’è una parte del mondo che guarda l’Italia per la sua stabilità e i risultati economici dicendo “wow, che sta succedendo?”». E ancora: «L’occupazione aumenta, i rimpatri aumentano, i migranti illegali diminuiscono, lo Spread diminuisce».Rispondendo alle critiche di Matteo Renzi, che l’ha definita “lady tax”, Meloni ha replicato: «È difficile sostenere che questo è il governo delle tasse». Secondo la presidente del Consiglio, chi accusa l’esecutivo di aver aumentato la pressione fiscale «non sa rispondere» alla domanda su quali imposte siano effettivamente cresciute. L’unica eccezione, ha osservato, riguarda il contributo richiesto a banche e assicurazioni. «Questo è un governo che in manovra ha chiesto alle banche di darci una mano per aiutare le persone in difficoltà».Infine, la premier ha difeso l’ipotesi di una riforma della legge elettorale orientata alla governabilità. «Sarebbe un peccato tornare indietro», ha affermato. «Oggi noi siamo visti come un’ancora di stabilità in un’Europa» attraversata da molte incertezze. Per Meloni la riforma «non serve al centrodestra», ma «a chi vince le elezioni per avere i numeri per governare». Per questo, ha concluso, «serve all’Italia» e sarebbe «devastante tornare indietro». Ecco perché ora si parla di riformare le regole del voto. «Che cosa fa la legge elettorale: non dà un vantaggio a nessuno, è una legge proporzionale, chi prende più voti governa. Ma dà a chi prende più voti la facoltà di avere una maggioranza per governare cinque anni. Questa roba qui dovrebbe essere una cosa su cui siamo tutti d’accordo, soprattutto la sinistra che dopo il referendum ci ha detto che ha già stravinto. Se hanno già stravinto le elezioni perché non sono contenti che gli si garantisca la maggioranza per governare cinque anni? O forse non siamo così convinti di vincere e il problema semmai è che puntiamo al pareggio che ci consente di governare anche se perdiamo le elezioni», ha detto la premier. «Questo secondo me sarebbe drammatico non perché ci troveremmo di nuovo la sinistra al governo che considero comunque non una buona notizia ovviamente, ma perché ci ritroveremmo con un’altra maggioranza che non può dare le risposte di cui questa nazione ha bisogno. Ci ritroveremmo con un altro governo che dura sei mesi, un anno, torneremmo esattamente nella situazione in cui eravamo prima. Secondo me questo è un errore enorme».Infine la stoccata sul fenomeno Vannacci. «La mia idea che la sinistra ne parla molto perché, non potendo parlare della loro coalizione, cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra. Renzi era tanto impegnato a lanciare la volata a Vannacci da non accorgersi che non lo avevano neanche convocato alla riunione dei leader del centrosinistra…», ha detto la presidente del Consiglio. «Si parla di noi perché si tende ad avere oggettivamente difficoltà a raccontarsi dall’altra parte».L'articolo “Vannacci? Parlano di noi perché…”. La stoccata di Meloni alla sinistra proviene da Nicolaporro.it.