Keir Starmer si dimette: si chiude un mandato durato meno di due anni. Il premier britannico lascia Downing Street dopo mesi di logoramento politico, ribaltoni e tensioni interne al Labour. Ma la vera domanda è capire non solo chi arriverà dopo, bensì come si è arrivati fin qui.Le dimissioni di Starmer: cosa è successoIl 22 giugno 2026, Keir Starmer si è presentato davanti al portoncino nero del numero 10 di Downing Street e, in lacrime, ha annunciato le dimissioni da primo ministro britannico e da leader dei laburisti.Lo ha fatto con la voce incrinata. Ha detto di aver ascoltato la risposta che il suo partito stava dando a una domanda precisa: era ancora lui la persona giusta per guidare il Labour alle prossime elezioni? La risposta è negativa e Starmer l’ha accettato, citandolo testualmente, con buona grazia.Nel fine settimana precedente alle dimissioni, vari ministri e circa metà del gruppo parlamentare laburista avevano chiesto a Starmer di fissare un calendario per la transizione. Non era più una pressione implicita. Si trattava di una richiesta esplicita, collettiva, pubblica.Il lunedì mattina, Starmer ha convocato una conferenza stampa rivendicando prima i risultati del suo governo: il calo dell’inflazione, i progressi in politica estera e difesa, la proposta di legge sui social media per i minori e annunciando poi le sue dimissioni.Ha inoltre fissato il calendario della successione: le candidature alla leadership del Labour si apriranno il 9 luglio e si chiuderanno il 16 luglio. Il nuovo leader diventerà automaticamente primo ministro, dato che il Labour dispone della maggioranza parlamentare.Un anno e mezzo di errori e perdita di consensoPer comprendere le dimissioni di Starmer bisogna tornare al luglio 2024, quando il Labour aveva vinto le elezioni con 411 seggi e una maggioranza di 174, una delle più ampie della storia del partito.La prima decisione che ha segnato il suo percorso è arrivata nell’agosto 2024, quando il cancelliere Rachel Reeves ha annunciato il taglio del winter fuel allowance, un sussidio da 200 a 300 sterline destinato ai pensionati.La reazione è stata immediata. Togliere un beneficio universale a una delle categorie più protette nell’immaginario politico britannico si è rivelata una delle misure più impopolari degli ultimi anni. Il governo ha poi fatto marcia indietro, ma il danno politico era già stato fatto.Nel 2025 è arrivata poi la proposta di riforma del welfare, con tagli ai sussidi destinati ai disabili. La misura ha provocato una forte ribellione interna: 49 deputati laburisti hanno votato contro il proprio governo.Il risultato è stata una crescente percezione di un premier indeciso, incapace di sostenere le proprie scelte e privo di una chiara visione politica.Scandali, crisi interne e il caso BurnhamAd aggravare la situazione è arrivato anche il caso Peter Mandelson, nominato ambasciatore britannico negli Stati Uniti. La scelta è diventata altamente controversa dopo l’emergere di rapporti con Jeffrey Epstein e delle polemiche sulla gestione della nomina.Sul piano elettorale, i numeri hanno iniziato a raccontare una storia sempre più difficile: alle elezioni locali del 7 maggio 2026, il Labour ha perso circa 1.500 seggi nei consigli comunali inglesi e la proiezione del voto nazionale è scesa intorno al 17%.Nel frattempo oltre 100 deputati laburisti chiedevano un cambio di leadership e anche figure centrali del governo avevano iniziato a spingere per una transizione.L’elemento decisivo è arrivato il 18 giugno 2026, quando Andy Burnham, sindaco uscente di Manchester, ha vinto l’elezione suppletiva di Makerfield, ottenendo più voti di tutti gli altri partiti messi insieme.Nel sistema britannico il primo ministro deve essere membro della Camera dei Comuni e questa vittoria ha aperto formalmente a Burnham la strada verso Downing Street.Il futuro del Labour e la sfida che attende BurnhamLe dimissioni di Starmer arrivano in un momento particolarmente delicato: l’Europa continua a gestire la guerra in Ucraina, il Medio Oriente resta instabile e i rapporti con Washington sotto Donald Trump rappresentano una variabile difficile da prevedere.Andy Burnham è il favorito alla successione. Il suo profilo appare diverso da quello di Starmer: è considerato più comunicativo, con una lunga esperienza nel partito e una maggiore capacità di mantenere un contatto diretto con l’elettorato.Ma esistono anche molte incognite. Burnham è assente da Westminster da dieci anni e dovrà costruire rapidamente una nuova rete politica, scegliere un governo e definire la propria posizione rispetto a Reform UK.La domanda che resta aperta è una sola: il problema era Keir Starmer oppure qualcosa di più profondo dentro il Labour e nella politica britannica contemporanea?Se fosse stata soltanto una questione di leadership, Burnham potrebbe bastare. Se invece il problema fosse più strutturale, un semplice cambio al vertice potrebbe non essere sufficiente.The post L’ombra di Epstein dietro le lacrime di Starmer: il terremoto politico che scuote l’Inghilterra appeared first on Radio Radio.