Fisco, la Corte dei Conti certifica “l’invasione” dei conti correnti

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La metamorfosi dell’amministrazione finanziaria in un vero e proprio Grande Fratello digitale non è più una suggestione da distopia orwelliana, ma una realtà certificata dai numeri. La relazione sul rendiconto generale dello Stato pubblicata dalla Corte dei Conti svela un’accelerazione senza precedenti sul fronte dei controlli intrusivi e dei monitoraggi di massa. Dietro la retorica istituzionale della spinta all’adempimento spontaneo, batte forte il cuore di uno Stato che preferisce la via della vigilanza sistematica, sfruttando l’incrocio di banche dati, fatture elettroniche, Pos e transazioni tracciate per blindare il contribuente in una gabbia di sospetti preventivi.I dati relativi all’esercizio 2025 evidenziano una vera e propria impennata delle indagini finanziarie sui conti correnti, che sono più che triplicate rispetto all’anno precedente, raggiungendo quota 6.566 operazioni. Sebbene la maggiore imposta accertata per questa via si attesti a 256 milioni di euro, una cifra modesta nel mare magnum delle entrate statali, il dato politico e sociale è macroscopico. Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza hanno iniziato a spulciare in modo sistematico i movimenti bancari dei cittadini, dimostrando come la tutela della riservatezza finanziaria sia ormai un lontano ricordo di fronte alle esigenze di cassa dello Stato.I magistrati contabili non si limitano a registrare questo incremento, ma spingono l’acceleratore verso un controllo ancora più pervasivo. Nella relazione viene infatti esplicitamente sottolineato che, tenuto conto della numerosità dei fenomeni evasivi, l’amministrazione finanziaria dovrebbe concentrare ulteriormente la frequenza dei controlli, soprattutto attraverso un maggior utilizzo dei dati a disposizione dei sistemi informativi. Siamo di fronte alla legittimazione di una sorveglianza statistica permanente, dove l’algoritmo decide chi deve essere scansionato sulla base di indici di rischio sempre più stringenti.La crescita dei controlli ordinariL’offensiva burocratica non risparmia nessun comparto del tessuto produttivo. I controlli ordinari, ovvero quelle verifiche puntuali e non automatiche che secondo i giudici contabili “consentono di individuare redditi non dichiarati, omissioni, irregolarità e comportamenti elusivi”, hanno registrato un balzo in avanti del 18%, toccando quota 223.647 interventi nell’anno passato. Questa imponente macchina ispettiva ha permesso di accertare 16,46 miliardi di euro di maggiore imposta, con un incremento annuale dell’11,4% che testimonia la foga con cui gli uffici finanziari battono cassa.A fare le spese di questo inasprimento sono in primo luogo le partite Iva e i lavoratori autonomi soggetti agli indici di affidabilità fiscale (Isa), sui quali si sono concentrati ben 103.449 controlli sostanziali, con una crescita dell’11,3% rispetto all’anno precedente. Eppure, per la Corte dei Conti questo sforzo monumentale rappresenta ancora “un dato di rilievo critico” che richiede di intensificare ulteriormente il ritmo, nonostante le verifiche abbiano già strretto d’assedio quasi il 4% dei contribuenti in settori caldi come quello delle costruzioni e dei bonus edilizi.Leggi anche:Fisco: conti correnti sotto sorveglianza, controlli anche sui familiariFisco: record di recupero evasione, il governo esulta in stile PdFisco da record, ma qual è il prezzo per i contribuenti?Questo paradigma repressivo ha generato effetti evidenti sul portafogli dei cittadini, portando la pressione fiscale record al 43,1% del Pil rispetto al 42,4% registrato nel periodo precedente. L’aumento delle entrate fiscali e il consolidamento del saldo primario statale, pari a un avanzo di 17,8 miliardi di euro, sono stati salutati con entusiasmo dall’esecutivo, che rivendica il recupero di 36,2 miliardi complessivi nel 2025. Tuttavia, celebrare il record della riscossione coatta e l’espansione dei controlli automatizzati, che oggi pesano per il 61,2% sul totale dei risultati finanziari dell’attività di controllo, significa assecondare un’impostazione culturale che vede nel cittadino un suddito da monitorare e nel gettito l’unica metrica di efficienza statale.Il rovesciamento del dirittoA rendere lo scenario ancor più inquietante contribuisce il quadro normativo e giurisprudenziale che si è consolidato nel corso dell’ultimo anno. Con l’attivazione dell’accesso automatizzato all’Anagrafe dei Rapporti Finanziari, l’onere della prova è stato radicalmente capovolto: oggi qualsiasi versamento in contanti, bonifico tra privati o transazione non supportata da una documentazione analitica viene presumibilmente considerata dal Fisco come reddito imponibile non dichiarato. Non è più lo Stato a dover dimostrare l’illecito, ma è l’individuo a dover attestare la propria innocenza per ogni singolo movimento sul proprio conto.L’arbitrio burocratico ha superato i confini dell’attività professionale del singolo per invadere la sfera degli affetti più cari. La recente sentenza numero 5971 della Corte di Cassazione ha infatti stabilito che i controlli fiscali possono essere estesi legittimamente anche ai conti correnti dei familiari del contribuente qualora vi siano indizi di collegamento con la sua attività. Di fatto, la privacy familiare smette di essere una barriera protettiva contro l’ingerenza pubblica, trasformando i legami di parentela in un potenziale moltiplicatore di accertamenti e sanzioni.In questo ecosistema di totale trasparenza unilaterale, dove lo Stato esige di conoscere ogni centesimo movimentato mentre le sue logiche di controllo restano opache, persino l’inattività finanziaria finisce sul banco degli imputati. Se un cittadino non movimenta il conto per le spese quotidiane, l’amministrazione si sente autorizzata a ipotizzare l’esistenza di entrate parallele in nero. Lo spazio per l’errore, per la gestione riservata dei propri risparmi e, in ultima analisi, per la libertà economica si restringe drammaticamente sotto i colpi di un sistema sanzionatorio che la magistratura contabile chiede di potenziare ancora, dimenticando che un’economia prospera sulla fiducia e sull’iniziativa privata, non sul terrore fiscale.Enrico Foscarini, 26 giugno 2026L'articolo Fisco, la Corte dei Conti certifica “l’invasione” dei conti correnti proviene da Nicolaporro.it.