Medjugorje. No, non è cinema. No, non è finzione letteraria. Sono fatti. E quando sei testimone oculare non puoi tacere. Te lo impone la tua coscienza etica. Prima che il tuo stato di credente, di semi-credente, di cattolico praticante, di cattolico non praticante, di cattolico della “messa solo a Natale”, o del tipo “non faccio del male a nessuno, mi faccio i fatti miei”, con la massima già confezionata, “Gesù era un bravo uomo ma la Chiesa non la seguo”. Mi piacerebbe che tutte queste tipologie di brave persone, per carità, abili nel ritagliarsi il passaporto personale di “credente” (“io credo nell’uomo!”: perché nel Vangelo è scritto il contrario?), magari fossero state non solo nella chiesa di San Giacono, ma soprattutto nel piazzale antistante la stessa. Quando? Subito dopo la fine della celebrazione. Il 23 giugno, intorno alle12.30. Perché è avvenuto un fatto che i presenti – circa una ventina – ricorderanno per tutta la vita. Incluso chi scrive questa nota.Sì, perché, lì ha preso vita una pagina del Vangelo di duemila anni fa. Si è verificato quello che accadeva durante la vita di Gesù. Ieri, abbiamo visto che la possessione demoniaca è vera. Che Satana esiste. Che l’esorcismo, un rituale sacro, somministrato da esorcisti autorizzati dalla Chiesa, è l’unica via per salvarsi dal dominio del diavolo. Ieri, abbiamo avuto la conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, come le guarigioni di indemoniati ad opera di Gesù fossero autentiche. Non abbellimenti letterari aggiunti nei secoli. Che i casi raccontati da don Grabriele Amorth, in due noti best seller (Un esorcista racconta 2000, Racconti di un esorcista 2015) e prima ascoltati dalla voce dello stesso a Radio Maria (grazie ad un programma, subito seguitissimo), hanno ricevuto una ulteriore validazione, sempre qualora ve ne fosse stato bisogno, sotto i nostri occhi. A Medjugorje.La preghiera di liberazione di sua Eminenza Ernesto Simoni in chiesaMa partiamo dall’inizio. Terminata la celebrazione (quella in lingua italiana), delle ore 11.00, presieduta da sua Eminenza Ernesto Simoni, lo stesso inizia la preghiera di liberazione di Leone XIII, in latino. Dopo neanche un minuto si sentono delle grida, di donna, in fondo alla chiesa. Forti, terribili, acute, strazianti, prolungate. Sembrano provenire da due punti diversi. I fedeli mantengono la calma. Finita la preghiera di liberazione, i fedeli lasciano la chiesa. Alcuni dei presenti si girano cercando di vedere, ma la chiesa è ancora zeppa di fedeli. Qualcun altro, incuriosito dal fenomeno, va verso quell’area. So che in questi casi è meglio non andare a curiosare. Meglio pregare mentalmente per quelle persone che stanno soffrendo.Uscito dalla chiesa mi dirigo sul piazzale antistante l’entrata, per tornare verso il mio alloggio. Da lontano vedo il cardinale vestito di rosso, circondato da alcuni fedeli, oltre al piccolo gruppo di collaboratori che lo accompagna. Il gruppo è appartato, accanto alla siepe che costeggia il vialetto. Mi avvicino. Penso si stia intrattenendo con dei pellegrini, vorrei salutarlo di nuovo. Invece, raggiunto il punto, il suo segretario personale, Vieri Lascialfari (ci siamo conosciuti il giorno prima a Radio Maria Medjugorje, per la intervista in diretta di Padre Livio Fanzaga con sua Eminenza), mi dice, “il Cardinale sta facendo un esorcismo”. Vedo una donna, con degli occhiali da sole, ferma, provata, e, di spalle, il cardinale, un sacerdote, due diaconi, e due laici che aiutano. Capisco che è la donna delle grida.Mi sposto, saluto Vieri, non mi va di curiosare. Riprendo il mio cammino e passo davanti all’entrata della chiesa di San Giacomo. Sulla porta centrale, quella chiusa, una seconda donna, grida, e quattro persone, la tengono. Ora è chiaro perché in chiesa le grida provenivano da due punti diversi. Si trattava di due persone. Questa volta mi fermo. Non mi metto a fissare la scena, basta qualche secondo per capire. Dopo alcuni minuti il gruppetto che accompagna sua Eminenza, lasciata la prima donna, raggiunge quella sul portone della chiesa.Accade l’incredibileSono di spalle. Ma appena le grida aumentano, automaticamente, mi volto in direzione del portone. Delle persone hanno cinto un cordone di protezione, intorno alla donna, a coloro che la stanno aiutando, a sua Eminenza e ai suoi collaboratori. Le grida aumentano, continuo a pregare mentalmente la Vergine Maria. La donna si agita forsennatamente ed emette grida strazianti, quasi disumani, non appena il Cardinale le è di fronte. Egli con calma inizia la preghiera di liberazione. La donna grida: “Vai via, vai via! Non ti avvicinare! Non mi toccare! Ti conosco! Vai via bastardo! Mi hai tolto troppe anime! Bastardo!”Si agita con una forza terribile, si vuole abbattere sul 98enne Cardinale: se non la tenessero gli amici lo colpirebbe violentemente. Sbatte contro il massiccio portone di legno, poi eccola contro la spalletta di pietra dei muri, fa tutto per divincolarsi da coloro che la tengono, intende scagliarsi contro padre Ernesto; agita la testa e sgrana gli occhi quasi fuori dalle orbite; gli amici/parenti sudano per tenerla ferma pur essendo lei di media statura. Padre Ernesto Simoni, calmissimo e senza timore, procede con il rituale dell’esorcismo di Leone XIII in latino, accanto a lui don Christian Meriggi, un uomo forte, anch’egli esorcista. Sento chiaramente la voce del Cardinale, piana e distinta. Poi, si fa portare da un assistente, dalla loro auto, lì parcheggiata, dell’acqua santa, la spruzza verso l’indemoniata. Reazione terribile! Dopo lunghi minuti di esorcismo, cui ella oppone grida e imprecazioni, finalmente si calma. La voce terribile che le usciva non si sente più. È spossata, il demonio se ne è andato. Ha riacquistato le sembianze di una bella e serena donna. Sicuramente non si ricorda di quello che le è successo. Parenti e amici la accompagnano via, dopo aver ringraziato il Cardinale.Semplicemente “padre Ernesto”Padre Ernesto Simoni (“chiamatemi Padre; Eminenza è solo Gesù”, ci aveva detto in mattinata quando lo abbiamo incontrato nella sede di radio Maria Medjugorje, in collegamento per una intervista con Padre Livio Fanzaga, dall’Italia), a passi piccoli ma sicuri torna in auto. Il finestrino è abbassato. Mi avvicino e gli dico: “Grazie padre Ernesto, per tutto quello che fa per noi”. Mi risponde con un cenno della testa. Non è stanco. È ancora in contatto con l’Altissimo che lo ha sostenuto in questa lotta contro Satana. Anche io lascio il piazzale, e mi meraviglio della forza di questo santo uomo. Ha 98 anni: dalle 7.30 alle 11.00 era salito sul Podbrdo, parte a piedi, parte in lettiga. Poi aveva recitato un lungo rosario sotto il cocente sole. Successivamente, alle 11.00, in parrocchia, a San Giacomo, per la messa. Dopo la messa, due esorcismi fuori programma. Ancora, da pomeriggio a sera, visite: all’Istituto San Giovanni Paolo II e al Cenacolo, quello fondato dalla mitica suor Elvira, per il recupero dei giovani caduti nella dipendenza.La forza di Padre Ernesto SimoniDopo 28 anni di prigione nelle terribili celle albanesi, padre Ernesto ha la forza incredibile di un trentenne. Tutti abbiamo notato che quando dice messa, o impartisce le preghiere di liberazione e durante gli esorcismi, la sua voce diventa più forte, il suo vigore aumenta. Non c’è dubbio che egli sia in collegamento con l’Altissimo e la Vergine Maria. In mattinata, in un momento di attesa, nella sede di Radio Maria Medjugorje, ci aveva detto, “pregate sempre la Vergine Santissima”. Poi, parlando di santi, a una mia domanda su Padre Pio, mi ha risposto: “Ricordati che Padre Pio è il santo più importante del Novecento. Pregatelo”.