di Giovanni Migotto – Negli anni successivi alla crisi energetica innescata dalla guerra in Ucraina, la ridefinizione delle rotte del gas verso l’Europa ha consolidato la centralità del Mediterraneo come corridoio strategico di approvvigionamento. La diversificazione delle forniture è ormai un elemento strutturale delle politiche energetiche europee, con il Nord Africa che assume un ruolo stabile all’interno della rete di interconnessioni con il mercato europeo.In questo contesto, la Libia continua a occupare una posizione rilevante non come nuovo attore emergente, ma come fornitore storico reintegrato nelle catene di approvvigionamento europee attraverso infrastrutture già operative e consolidate.Tra queste, il gasdotto Greenstream rappresenta il principale collegamento diretto tra Nord Africa ed Europa attraverso l’Italia. L’infrastruttura, operativa dal 2004, collega il complesso di Mellitah in Libia al terminale di Gela in Sicilia ed è gestita nell’ambito della cooperazione tra Eni e la National Oil Corporation (NOC).Il Greenstream è l’unico gasdotto che consente l’esportazione diretta di gas naturale dalla Libia verso l’Europa e rappresenta quindi un asset strategico per la sicurezza energetica italiana. Dal punto di vista tecnico, si estende per circa 520 km, con un diametro di 32 pollici e profondità che superano i 1.000 metri nelle sezioni sottomarine.Tuttavia, il valore dell’infrastruttura non risiede esclusivamente nelle sue caratteristiche ingegneristiche, ma nella struttura del sistema produttivo che la alimenta.Secondo le più recenti analisi del settore energetico internazionale, anche in linea con le valutazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), i corridoi infrastrutturali del Mediterraneo mostrano una crescente dipendenza dalle condizioni produttive upstream, confermando che la resilienza delle infrastrutture non coincide automaticamente con la continuità dei flussi.Il Greenstream è infatti la fase finale di un sistema energetico integrato che comprende produzione upstream, trattamento industriale e compressione del gas. Le principali fonti restano il giacimento offshore di Bahr Essalam e il giacimento onshore di Wafa, entrambi confluenti nel complesso di Mellitah, dove il gas viene trattato prima dell’immissione nel gasdotto.Questa configurazione evidenzia una caratteristica ormai centrale nelle analisi della sicurezza energetica europea: la continuità dei flussi dipende meno dall’infrastruttura di trasporto e più dalla stabilità del sistema produttivo e politico a monte.Dal punto di vista operativo, il Greenstream continua a mostrare una significativa variabilità rispetto alla capacità nominale, non per limiti tecnici, ma per la persistenza di instabilità politica e frammentazione istituzionale in Libia.Le valutazioni della National Oil Corporation confermano come il settore energetico continui a rappresentare uno dei pochi elementi di tenuta tecnica del Paese, pur in un contesto segnato da governance discontinua e competizione tra centri di potere. In parallelo, osservatori del settore — inclusi analisti dell’Organizzazione Mediterranea per l’Energia e il Clima (OMEC) — sottolineano come la stabilità operativa delle infrastrutture libiche resti strettamente legata all’evoluzione del quadro politico interno.L’ex Presidente del Consiglio Presidenziale libico Fayez Al-Sarraj ha evidenziato il legame diretto tra stabilità istituzionale e funzionamento del comparto energetico. In linea con questa lettura, l’ex Presidente della National Oil Corporation Mustafa Sanalla ha sottolineato l’importanza di una solidità strutturale della governance energetica. Dal lato industriale, l’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi ha più volte richiamato la continuità operativa come condizione essenziale per la sicurezza degli approvvigionamenti nel Mediterraneo.Il potenziale del sistema, pari a circa 8 miliardi di metri cubi annui con possibilità di espansione fino a circa 11 miliardi, resta teoricamente elevato ma condizionato dalla volatilità del contesto upstream.Negli ultimi anni, la produzione ha continuato a risentire di fasi alterne legate a manutenzioni, tensioni locali e instabilità politica, confermando la natura intermittente del sistema energetico libico.La Libia si configura quindi come un partner energetico strutturalmente ambivalente: strategico per prossimità geografica e integrazione infrastrutturale, ma ancora caratterizzato da frammentazione politica e instabilità istituzionale.La National Oil Corporation mantiene il ruolo di principale attore tecnico riconosciuto a livello internazionale, ma opera in un contesto segnato da competizione tra centri di potere e limitata capacità di controllo centralizzato del settore energetico.La crisi energetica europea ha prodotto un effetto ormai strutturale: la diversificazione delle forniture non è più una risposta emergenziale, ma un elemento permanente del sistema energetico europeo. Il Mediterraneo si conferma così come corridoio centrale non solo per il gas, ma anche per le infrastrutture LNG e per la sicurezza energetica integrata.In questo quadro, la Libia non rappresenta un’alternativa emergente, ma una componente stabile e al tempo stesso fragile del mix energetico europeo.Il Mediterraneo centrale si conferma uno spazio di competizione energetica e geopolitica, nel quale infrastrutture come Greenstream, TransMed e TAP assumono un ruolo sistemico crescente.Parallelamente, la sicurezza delle infrastrutture energetiche è diventata un tema sempre più centrale nelle strategie europee, anche alla luce delle più recenti linee della politica energetica dell’Unione Europea, che includono una crescente attenzione alla resilienza delle infrastrutture critiche e ai rischi ibridi nel settore energetico.Attori regionali e globali continuano inoltre a esercitare influenza sulla Libia, contribuendo a mantenere un equilibrio instabile che incide direttamente sulla capacità produttiva del Paese.In questo contesto, il Greenstream non è soltanto un’infrastruttura di trasporto, ma un indicatore della stabilità politica libica e della qualità delle relazioni energetiche con l’Italia. La sua operatività riflette la capacità del sistema libico di garantire continuità lungo l’intera catena del valore energetico.L’infrastruttura assume così una funzione di termometro del Mediterraneo centrale, dove la sicurezza energetica è il risultato di equilibri politici instabili ma strutturalmente interconnessi.La sicurezza energetica italiana dipende quindi sempre meno dalla sola disponibilità infrastrutturale e sempre più dalla stabilità politica dei Paesi produttori e dalla resilienza delle reti trans-mediterranee.La questione di fondo resta aperta: nel Mediterraneo, la resilienza del sistema energetico può davvero essere ancora separata dalla stabilità degli equilibri politici che lo sostengono?