di Giuseppe Gagliano – Gli Stati Uniti tornano ad alzare il livello dello scontro con il Nicaragua, accusando il governo di Daniel Ortega e Rosario Murillo di rappresentare una minaccia per la sicurezza regionale. La presa di posizione del Dipartimento di Stato va oltre la denuncia delle violazioni dei diritti umani e inserisce Managua nella più ampia competizione geopolitica con Russia, Cina, Iran e Cuba, rilanciando l’America Centrale come uno dei nuovi fronti della rivalità tra le grandi potenze.Secondo Washington, le valutazioni sulla pericolosità del Nicaragua derivano da proprie indagini e non soltanto dalle segnalazioni del Costa Rica, che durante l’Assemblea generale dell’Organizzazione degli Stati Americani ha denunciato una crescente presenza di personale militare russo e presunti collegamenti con Hamas e Hezbollah. Accuse che Managua respinge, ma che rafforzano la percezione americana di una crescente penetrazione di attori ostili nell’emisfero occidentale.Per gli Stati Uniti il valore strategico del Nicaragua non risiede nella sua forza militare, ma nella posizione geografica e nella disponibilità a ospitare cooperazione politica e militare con Paesi rivali di Washington. Mosca vede Managua come uno strumento di pressione simbolica nei confronti degli Stati Uniti, mentre Pechino punta a consolidare la propria influenza economica attraverso investimenti, infrastrutture e relazioni commerciali. L’Iran, invece, utilizza il rapporto con il governo sandinista soprattutto per dimostrare di non essere isolato sul piano internazionale.Sul fronte interno resta aperta la questione dei diritti umani. L’Organizzazione degli Stati Americani continua a denunciare arresti arbitrari, repressione degli oppositori e limitazione delle libertà fondamentali. L’isolamento internazionale ha spinto Managua a rafforzare i rapporti con Mosca, Pechino, Teheran e L’Avana, alimentando un circolo vizioso che accresce la contrapposizione con Washington.Pesano anche le denunce del Costa Rica sulle attività minerarie illegali lungo la frontiera. Oltre ai danni ambientali, queste attività favorirebbero criminalità organizzata, riciclaggio e reti di corruzione, aggravando l’instabilità di una regione già segnata da traffici illeciti e debolezza istituzionale.Per il Nicaragua il sostegno di Russia, Cina e Iran rappresenta una fonte alternativa di appoggi politici ed economici, ma aumenta anche il rischio di nuove sanzioni statunitensi e di un ulteriore isolamento finanziario. Un equilibrio fragile per un’economia che dipende dalle esportazioni, dalle rimesse e dagli investimenti esteri.Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e la linea dura sostenuta dal segretario di Stato Marco Rubio, Washington sembra intenzionata a impedire che il Nicaragua diventi una piattaforma stabile per l’influenza delle potenze rivali nel continente americano. È improbabile che la pressione statunitense provochi un rapido cambio di rotta del governo Ortega, ma tutto lascia prevedere una fase di tensione prolungata, nella quale il piccolo Paese centroamericano continuerà a rappresentare uno dei punti più sensibili della nuova competizione geopolitica globale.