Farmaci: la grande corsa dell’export e le 4 priorità per le imprese

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L’Italia che studia, sviluppa e produce farmaci si conferma fra i motori della crescita economica del Belpaese, oltretutto in un contesto internazionale sempre più complesso. Messi nero su bianco, i numeri dell’export fanno saltare sulla sedia: +248% negli ultimi 10 anni. Così si comprende come la locomotiva farmaceutica d’Europa rivendichi da Roma la propria performance prima di chiedere alle istituzioni di affrontare le 4 insidie che minacciano il settore: dal payback alla politica statunitense sui prezzi dei farmaci, dall’ipotesi di revisione del prontuario alla riduzione dei tempi di accesso alle cure. Anche perché nel 2025 il comparto, con 69 miliardi di euro di export e 74 di produzione, rappresenta circa il 2% del Pil nazionale.  I nuovi farmaci non sono solo costiIl messaggio che arriva dall’Assemblea 2026 di Farmindustria, in corso all’Auditorium Conciliazione in un inizio di estate rovente, è che per consolidare questi risultati occorre intervenire e bisogna farlo in modo mirato. “Un nuovo farmaco non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Servizio sanitario nazionale”, ha dichiarato il presidente di Farmindustria Marcello Cattani, appena rieletto all’unanimità per il terzo mandato alla guida dell’Associazione per il biennio 2026-2028.“L’innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, prevenire complicanze, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia. Modificare il decorso delle malattie significa migliorare la vita delle persone e rendere più sostenibile il sistema sanitario nel lungo periodo. In più, la nostra industria rappresenta un asset strategico per la crescita e la sicurezza della Nazione anche di fronte a possibili nuove emergenze sanitarie”.D’altra parte i traguardi dell’innovazione farmaceutica si misurano in anni di vita guadagnati e vite salvate: oggi viviamo in media 84 anni, con un aumento costante di 3 mesi all’anno negli ultimi 50 anni, mentre in 25 anni la mortalità è diminuita del 31% e abbiamo assistito alla riduzione del 41% delle morti per malattie croniche e del 27% per neoplasie.Marcello Cattani presidente di FarmindustriaI numeri dell’exportParallelamente, l’export farmaceutico italiano degli ultimi 10 anni cresce più di quello degli altri grandi Stati Ue e della media dell’Unione europea (+148%). Particolarmente significativo il contributo del settore all’obiettivo nazionale di crescita delle esportazioni: il ministero degli Affari Esteri si è infatti prefissato di arrivare a 700 miliardi di euro di export entro il 2027. Per raggiungerlo, nel periodo 2022-2027, è necessario un incremento pari a 73,8 miliardi di euro. L’industria farmaceutica ha già contribuito con 24,7 miliardi di crescita export, quindi circa un terzo (33%) del risultato atteso. Il valore medio dell’export farmaceutico dell’Italia è superiore di oltre il 30% di quello degli altri Stati Ue, un dato che riflette l’aumento del contenuto innovativo e di qualità della produzione.Le 4 priorità per attrarre investimentiPer mettere pienamente a frutto questi risultati e rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre nuovi investimenti industriali e di ricerca, Farmindustria indica quattro priorità da affrontare insieme alle Istituzioni.Al primo punto c’è la politica della Most Favored Nation (MFN), che punta a riequilibrare il finanziamento dell’innovazione a livello globale richiedendo agli Stati europei di allineare i prezzi a quelli degli Usa. Una scelta che sta inasprendo la competizione tra Stati Uniti, Cina e Vecchio Continente. “Mentre Usa e Cina aumentano gli strumenti per attrarre investimenti l’Europa rischia di diventare meno competitiva. Già oggi osserviamo segnali preoccupanti: nei 10 mesi successivi all’annuncio della Mfn si registra una riduzione del 40% nei lanci di nuovi farmaci nel continente europeo”, avverte Cattani.Pochi giorni fa lo US Trade Representative ha avviato un’indagine (Section 301) sulla Germania per determinare se sussistano pratiche discriminatorie o irragionevoli nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda i farmaci innovativi. “Vogliamo evitare che i pazienti europei vengano penalizzati e non possiamo permetterci che le imprese paghino il prezzo di questo arretramento”. Per Cattani occorre un patto per compensare gli investimenti in Italia e gli oneri per le aziende, perseguendo una logica win-win, “sul modello dell’accordo Usa-UK”.Per le imprese dei farmaci il payback 2025 vale 2,4 mldEcco che torna la questione del payback farmaceutico, che ha raggiunto un valore di circa 2,4 miliardi di euro nel 2025. Si tratta di un elemento di forte incertezza per le imprese, che il Governo degli Stati Uniti indica tra le barriere non tariffarie esistenti nella nostra Nazione. “Una tassa sulle tasse”, afferma il presidente di Farmindustria. Un sistema nato come strumento di governo della spesa, che oggi rischia di operare oltre la sua funzione originaria. Cosa fare? “Va messo subito un limite, pari al livello del 2023 (1,6 miliardi) per poi progressivamente superarlo in 3 anni, introducendo un sistema che si basi sulla misurazione del valore delle terapie e si concentri sul costo complessivo della cura e sui costi evitati dai farmaci”.La revisione del prontuario Secondo elemento da affrontare con urgenza è il percorso di revisione del prontuario terapeutico avviato dall’Aifa. Farmindustria esprime preoccupazione sulle proposte ricevute dalle aziende e chiede che a guidare le scelte sia la scienza. “La personalizzazione delle cure è una delle grandi conquiste della medicina moderna – ricorda Cattani – non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo per il Ssn, farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi. Il valore terapeutico e la scienza devono rimanere il criterio guida delle decisioni”. Un approccio incentrato unicamente sul contenimento dei costi “rischierebbe di restringere le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti e di mettere in crisi una parte importante della base industriale. Soprattutto in una fase di forte aumento dei costi della produzione, in un contesto che opera su prezzi amministrati e quindi fissi, e della concorrenza internazionale, che determina un forte e rapido riposizionamento a livello globale degli investimenti in ricerca e produzione. Non dimentichiamo infine che le norme Ue impongono costi (ad es. energia, regolazione) che vanno remunerati per non mettere a rischio la competitività e la sostenibilità industriale delle aziende che producono e fanno ricerca in Italia”, rimarca Cattani.Accesso ai nuovi farmaci e spesa farmaceutica Terzo tema, la necessità di migliorare l’accesso ai nuovi farmaci, di integrare i benefici dell’innovazione nelle valutazioni di farmaci e vaccini e di aumentare gli investimenti del Ssn. “Occorrono modelli basati su valore ed esiti delle cure nonché su valutazioni HTA che incorporino le dimensioni sociali, economiche, organizzative, tenendo conto dell’inflazione”, sottolinea il numero uno di Farmindustria. Per Cattani “l’incremento della spesa farmaceutica è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche grazie alla R&S delle aziende. Ed è falso che sia fuori controllo. Superare il sottofinanziamento della spesa e colmare un divario di sistema per valorizzare accesso dell’innovazione e competitività sono priorità sulle quali lavorare”.I tempi di accesso regionaliQuarto nodo da sciogliere, i tempi nazionali e regionali di accesso ai farmaci. Ancora oggi secondo il WAIT Indicator pubblicato da Efpia sono necessari circa 400 giorni per far sì che, dopo l’approvazione a livello europeo, un farmaco venga autorizzato anche da noi. Tempi ai quali si aggiungono poi quelli legati all’inserimento nei vari prontuari regionali. “È necessario dunque prevedere un meccanismo strutturato di early access che acceleri l’arrivo dei nuovi farmaci ai pazienti e garantisca a tutti, ovunque risiedano, lo stesso tempestivo accesso alle cure, con l’obiettivo di renderle disponibili dal primo giorno dopo l’approvazione dell’Ema”, conclude Marcello Cattani.Questo articolo Farmaci: la grande corsa dell’export e le 4 priorità per le imprese proviene da LaPresse