Dal petrolio all’IA, i quattro allarmi della Bri sull’economia globale

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Possibili volatilità su petrolio e energia, ma anche ottimismo sull’Intelligenza Artificiale che potrebbero svanire. E poi persistere di vulnerabilità finanziarie e, ultimo, crescenti pressioni sui conti pubblici. Sono questi i quattro punti di pressione come vengono definiti nel Rapporto annuale 2026 della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), appena pubblicato. Un documento di oltre 130 pagine che inizia con un esame del quadro macroeconomico, osservando come la crescita sia riuscita a reggere lo scorso anno, a dispetto di rilevanti venti contrari, dai dazi commerciali all’incertezza geopolitica.Questa resilienza, rileva la Bri, istituzione che ha sede a Basilea, in Svizzera, spesso considerata la banca centrale delle banche centrali, è stata nuovamente messa alla prova a inizio anno, con la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, che in questi giorni, tra incidenti e battute d’arresto, si spera avviata a soluzione. La Bri individua quindi questi quattro punti di pressione. Primo, l’inflazione è aumentata e gli shock dal lato dell’energia sono stati consistenti, propagandosi ai prezzi di plastiche e fertilizzanti, materie chiave nelle catene di approvvigionamento. “La questione centrale è se questi aumenti si allargheranno e persisteranno”, come accaduto nella precedente fase di alta inflazione. Ci sono elementi positivi, come il fatto che attualmente i tassi siano più alti che nel 2022. D’altra parte “ci vorranno diversi trimestri per rimuovere gli squilibri nei mercati fisici del petrolio e ulteriore volatilità nei prezzi dell’energia potrebbe ricrearsi”.Secondo snodo, l’ottimismo che circonda l’Intelligenza Artificiale potrebbe non durare, nonostante le sue promesse di futuri guadagni di produttività. L’attuale aumento delle spese potrebbe rivelarsi insostenibile se dovessero crearsi strozzature sulla produzione. L’intensa competizione per la leadership di mercato potrebbe spingere ulteriormente gli eccessi di investimenti, come visto in situazioni precedenti, aumentando il rischio di una brusca correzione se i ritorni dell’IA dovessero deludere, avverte la Bri. Terzo, le vulnerabilità finanziarie persistono. Le condizioni finanziarie potrebbero diventare un potente amplificatore di scenari avversi se i tassi dovessero aumentare e i ritorni dell’IA dovessero deludere. In questo quadro, l’alto utilizzo di leva finanziaria in vari mercati chiave e il crescente ricorso al credito privato “potrebbero minare la resilienza dei mercati finanziari”, prosegue l’istituzione di Basilea.Quarto punto di pressione, i conti pubblici. “Con i debiti già a livelli elevati, gli Stati fronteggiano crescenti domande per le spese tra shock sull’energia e tensioni geopolitiche. Queste crescenti pressioni coincidono con un contesto finanziario meno favorevole di quelli che prevalevano nei postumi della grande crisi finanziaria. In più la crescita del Pil ha rallentato dopo i picchi post pandemia. Conseguentemente, i costi da tassi di interesse rispetto al Pil sono aumentati in molti paesi. Messe assieme queste sfide, le strutture finanziarie dei mercati dei titoli di Stato sono diventate più fragili”.Oltre a questi quattro elementi, lo studio analizza una molteplicità di temi di attualità, tra cui quello dello sviluppo delle stablecoin; le sfide per le banche centrali in un quadro di elevati debiti pubblici; il crescente ruolo delle istituzioni finanziarie non bancarie nei mercati dei titoli di Stato. “I policy maker non devono aspettare che le vulnerabilità e le sfide peggiorino. Agire anticipatamente per rafforzare i quadri finanziari, la resilienza e la credibilità monetaria preserverebbe spazi di manovra tra i vari ambiti delle politiche. Attendere all’opposto renderebbe gli aggiustamenti più costosi e aumenterebbe probabilità che i futuri shock costringano a fare scelte difficili tra stabilità dei prezzi, stabilità finanziaria e sostenibilità dei conti pubblici”.