La crescita nei sondaggi di Roberto Vannacci e del suo movimento «Futuro Nazionale» non è un caso isolato. O meglio, non è soltanto una vicenda interna alla politica italiana. È il sintomo di una trasformazione più ampia che sta attraversando l’intero Continente: l’avanzata di forze di estrema destra in Europa. A mostrarlo è una recente analisi del progetto PopuList, ripresa dal Guardian e realizzata da oltre 150 politologi in 31 Paesi. Secondo lo studio, quasi un elettore su 4 vota per i partiti di destra radicale. La percentuale ha superato il 23%, rispetto a circa il 10% di dieci anni fa e al 5% della metà degli anni Novanta. «Quando abbiamo avviato il progetto nel 2018, il dato principale era che un europeo su quattro votava per partiti populisti, soprattutto di estrema sinistra e di estrema destra. Ora un europeo su quattro vota per partiti di estrema destra, per lo più populisti», ha spiegato Matthijs Rooduijn, politologo dell’Università di Amsterdam e coordinatore della ricerca.Gli esempi in EuropaLa crescita ha subito una forte accelerazione negli ultimi anni. Tra il 2023 e il 2025 diversi partiti di estrema destra hanno ottenuto risultati storici nelle elezioni nazionali di importanti Paesi europei. Se si esclude Viktor Orbán in Ungheria e Geert Wilders nei Paesi Bassi, in Francia il Rassemblement National è arrivato a essere una delle principali forze politiche del Paese, aumentando sensibilmente il proprio consenso. In Germania l’Alternative für Deutschland (AfD) ha raddoppiato i propri voti, raggiungendo il 21% e diventando per la prima volta il secondo partito nazionale. In Austria il Partito della Libertà (FPÖ) ha registrato un forte avanzamento, mentre in Portogallo Chega ha moltiplicato il proprio peso elettorale. Anche il Regno Unito ha visto una crescita significativa di Reform UK.Perché gli elettori votano partiti di estrema destraIn diversi Paesi europei i partiti populisti di estrema destra sono entrati nelle istituzioni e partecipano direttamente al governo o sostengono maggioranze. La loro influenza è cresciuta in Paesi come Italia, Finlandia, Croazia e Repubblica Ceca, mentre in altri guidano o condizionano il dibattito politico. Il dato più significativo, secondo gli studiosi, è che questa crescita non è il risultato di un improvviso spostamento dell’opinione pubblica, ma di un processo iniziato decenni fa. E le posizioni degli elettori su temi centrali per i partiti sovranisti, come immigrazione e identità nazionale – si legge nell’analisi – non sarebbero necessariamente cambiate nel tempo. A essere cambiato è il peso di queste materie nella scelta elettorale. L’immigrazione, la sicurezza, il rapporto con le istituzioni europee e la critica alle élite sono diventati elementi sempre più determinanti nella costruzione del consenso.La normalizzazione dei partiti di destra radicale Un altro fattore decisivo è la normalizzazione. «Più diventano grandi e più hanno successo, più diventano “normali”», afferma Rooduijn. La loro presenza nei parlamenti e nei media contribuisce a ridurre la distanza rispetto ai partiti tradizionali. Secondo l’analista, inoltre, i movimenti di estrema destra hanno sviluppato una comunicazione particolarmente efficace. La loro narrazione tende a costruire una contrapposizione tra un “noi” e un “loro”: la popolazione nazionale contro immigrati, istituzioni, giudici o presunte élite culturali. Questo produce una narrazione di «eroi contro cattivi», legata a un passato idealizzato in cui tutto sarebbe stato migliore. «E sono diventati molto più bravi nel formulare questo messaggio, nel suscitare emozioni: rabbia, disprezzo, ma anche orgoglio e speranza. Si sono professionalizzati», conclude l’analista.L'articolo Un elettore su quattro vota i partiti di estrema destra, lo studio su 31 Paesi: «Più hanno successo, più diventano “normali”» proviene da Open.