«Sono una persona molto normale». A dirlo è chi si trova in cima al ranking mondiale da 78 settimane, ha vinto quattro Grandi Slam ed è diventato il primo tennista della storia a vincere sei Masters 1000 consecutivi. Nonostante tutti questi riconoscimenti, Jannik Sinner non si sente speciale e rimane concentrato sul suo vero obiettivo: «il tennis. Gioco per me stesso, non per i record. Mi piace essere il migliore, ma l’unica cosa che voglio raggiungere è poter dire, quando finirò questa carriera, di aver fatto tutto il possibile per diventare il miglior tennista per me stesso». Nell’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Telegraph, il tennista azzurro si mostra così com’è: calmo, flemmatico e posato, anche se di fianco lui tutto si muove in modo frenetico.«Il mio sogno era diventare un pilota di Formula 1»Sinner appare sempre in controllo della situazione, dentro e fuori dal campo: raramente perde la calma o commette un errore per forzare una giocata. Il controllo è l’elemento che, da piccolo, l’ha fatto innamorare del tennis, anche quando a otto anni praticava sci e calcio con buoni risultati. D’altronde Sinner idolatrava lo sciatore americano Bode Miller e i piloti di Formula 1. Anzi, non conosceva nessun tennista a parte Andreas Seppi. D’altronde, «il mio sogno era diventare un pilota di Formula 1, ma non avevamo soldi, quindi non abbiamo nemmeno iniziato…». «Il tennis fa capire che persona sei»C’è un elemento che l’ha spinto a prendere la racchetta in mano per non lasciarla mai più: il tennis regala la possibilità di conoscere veramente se stessi. «Vengo da un paesino molto piccolo, dove la gente non gioca a tennis. Giocavo solo un paio d’ore a settimana. Ma dopo aver giocato un po’ di più – prosegue Sinner al The Telegraph -, me ne sono innamorato, perché quando giochi sei l’unico che può fare la differenza. Potevo avere il controllo, certo, ma anche capire come sono come persona, perché credo che quando qualcuno è stressato, si possa vedere com’è veramente». Mantenere il controllo è un aspetto fondamentale, ma che nel gioco di Sinner si fonde con l’aggressività: «Sono sempre stato così». Prima delle partite ascolta la musica per caricarsi e calmarsi, come gli Hilltop Hoods, un gruppo hip-hop australiano degli anni ’90. Ma è raro vedere stressato il tennista azzurro: «Ecco perché ci alleniamo, cercando di capire quale colpo funziona meglio», racconta.Sincaraz: una rivalità nel segno dell’amiciziaUn pezzo dell’intervista non può che essere dedicato alla rivalità del tennis moderno. Dopo il periodo dei big four – Djokovic, Federer, Murray e Nadal – e un momento di stasi, sono arrivati loro due a giocarsi tutti i tornei maggiori: Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. «Sincaraz», una rivalità solo sportiva: «Carlos è un amico, ma anche un rivale. Credo però che le rivalità possano anche trasformarsi in belle amicizie. Esistono rivalità sane – credo che la nostra sia una di queste. Prima o poi arriverà anche qualcun altro, so che le cose possono cambiare in fretta. Io mi concentro su ciò che devo fare e su ciò che posso controllare», racconta l’azzurro. E a proposito di controllo, ha già in mente cosa succederà dopo il suo ritiro, anche se è presto per parlarne: «Dopo la mia carriera ci sarà un nuovo capitolo. Conoscendomi, non sarà nel tennis. Vorrei fare cose diverse».I festeggiamenti dopo Montecarlo: solo Coca Zero e dolciAl momento dell’intervista rilasciata al The Telegraph, aveva appena finito di festeggiare il titolo di Montecarlo contro Alcaraz. Ai festeggiamenti partecipa il suo team di lavoro, perché il tennis è sì uno sport individuale, ma dietro alle prestazioni di Sinner c’è un vero e proprio gruppo: «Mi piace che tutta la squadra si riunisca, perché senza di loro non è possibile, quindi abbiamo allestito un lungo tavolo, messo della musica, mangiato bene e bevuto qualcosa». Rigorosamente bevande analcoliche, sottolinea Sinner: «Non mi piace molto il sapore dell’alcol. Preferirei una Coca-Cola Zero. Ma a volte mi piacciono lo Champagne e il vino bianco. Il dessert era più importante: tanto gelato, tante torte. Ma per il resto pasta, pesce e carne. Abbiamo mangiato molto».La squalifica nel 2025 e il malore al Roland Garros 2026Non solo luci, anche qualche ombra nella carriera del tennista 25enne. La memoria va alla squalifica per il caso Clostebol, scoppiato nel 2024, che si è materializzato nella squalifica per tre mesi, da febbraio a maggio 2025. Sinner ammette che «ho capito che c’è anche una vita fuori dal campo. Stare lontano dal tennis per un po’ mi ha fatto bene». Ma mentre stava rilasciando la sua intervista al quotidiano britannico, non poteva sapere che di lì a due mesi si sarebbe ritirato per un malore al Roland Garros, appena al secondo turno. Il torneo parigino sta diventando una sorta di maledizione per l’altoatesino: lo scorso anno perse la finale contro Alcaraz sciupando tre match point. Ma, venendo alle cronache odierne, è il momento di pensare a Wimbledon, dove giocherà da campione in carica. «È il posto migliore in cui un tennista professionista possa trovarsi». E allora proverà a giocare il suo miglior tennis per difendere il titolo vinto un anno fa, impresa riuscita solo a nove tennisti nell’era Open. L'articolo La Coca zero, la Formula 1 e la (sana) rivalità con Alcaraz. Sinner si racconta: «Il tennis ti fa capire chi sei. Non gioco per i record ma per me stesso» proviene da Open.