«Vogliamo stare con mamma»: la storia di Alisya e Sarah Di Giacinto, dal “controllo” della madre alle accuse di molestie al padre

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«Ho fatto qualche danno? Io non penso. Ho 79 anni, Se devo fare gli arresti domiciliari, li faccio. Tanto io da casa non mi muovo». Maria Sofia De Russo è la donna che ha nascosto Alisya e Sarah Di Giacinto per conto della madre Valentina D’Acunto a Rio Fresco Scacciagalline a Formia al civico 24, scala M. È indagata insieme a Vincenzo Esposito, compagno di Valentina, e a Marco D’Acunto, nonno delle ragazze. E oggi parla ai giornali del suo ruolo nel sequestro di persona. La svolta nelle indagini è arrivata con l’analisi del traffico di una decina di Sim clandestine utilizzate dal gruppo. Poi la videochiamata della madre a una delle figlie ha chiuso il cerchio.Zia Sofia e la scomparsa di Alisya e Sarah Di GiacintoLe due ragazze vivevano un una stanza con una statua di Padre Pio, santini, centrini e rosari. «Mi hanno messo in mezzo a una cosa più grande di me. E io, stupida, ho pensato di fare del bene», dice lei oggi al Messaggero. Non è una parente della madre ma soltanto un’amica di famiglia: il parente era il marito Antonio morto a gennaio: «Se fosse stato vivo lui le avrebbe prese lo stesso. Per la famiglia si faceva di tutto. Loro erano mie nipoti, anche se non le avevo mai viste prima». Sono arrivate da Civitella Alfedena per nascondersi: «Sì, ho due figlie grandi, una di 50 e una di 60 anni, ma non vengono mai a trovarmi». «Il nonno e il compagno della mamma me le hanno portate alle quattro del mattino del 7 giugno, insieme a diverse buste della spesa. Ma lei, la mamma non si è mai più fatta né vedere né sentire. Mi hanno detto solo: tienitele tu. Io non ho fatto troppe domande e ho accettato».Il blitzLa donna dice che non voleva che tornassero con il padre perché «è una persona cattiva. Non so che cosa abbia fatto, non lo conosco e non lo voglio conoscere, ma loro non ci volevano andare». A casa la più grande preparava il pranzo per la minore celiaca: «Nemmeno si avvicinavano alla finestra, sapevano che non potevano uscire». Intanto la televisione continuava a parlare della ricerca delle due sorelline. Zia Sofia guardava. E anche le ragazzine. «Pensavo: “Avoglia a cercarle, tanto non le troveranno mai”». Poi domenica sera è arrivato il blitz: «Sembrava che fossero venuti a prendere una terrorista». Gli investigatori avevano un dispositivo elettronico per seguire un segnale: «Quando sono arrivati davanti alla camera mi hanno detto: “Qua c’è il segnale”. Io ho detto di no, che non potevano entrare».«Vogliamo stare con la mamma»«Dove sono state segregate non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano solo vedere la tv», puntualizza il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo. «Vogliamo stare con la mamma», hanno detto. Il procuratore spiega: «Quello che dicono le bambine non ha un significato dal punto di vista giuridico. Avremo modo di verificare come si sia sviluppata questa predilezione nei confronti dell’uno o dell’altro genitore». Nel decreto di fermo c’è scritto: «Risulta che le due minori non si sarebbero allontanate volontariamente dalla struttura di Civitella Alfedena, ma che dovrebbero essere state prelevate in piazza del Plebiscito, in tarda notte, da soggetti al momento sconosciuti e per finalità in corso di accertamento». Potrebbero essere il compagno e il padre della madre.Il controlloA tradire la donna sarebbe stata proprio l’ossessione per il controllo. «Tra i suoi tanti difetti c’era anche quello di mantenere il controllo. Non poteva rimanere giorni e giorni senza contattare le figlie». Ma dal decreto di fermo emerge che «sono ancora disponibili sette delle dieci schede abusivamente acquistate dagli indagati a riprova di una probabile fuga, portando con sé le bambine». La madre è ora in carcere a Teramo. Una sentenza del tribunale di Cassino che risale al 28 maggio scorso dipinge la donna come «una manipolatrice». Il procuratore parla di «un amore genitoriale malato, con una madre e un padre incapaci di fare qualcosa per i loro figli in modo disinteressato».Il decreto di fermoLei e gli altri due uomini rischiano pene fino a 13 anni di carcere. La coppia è separata da otto anni e divorziata da sei. Alle 2 del mattino del 7 giugno le due sono uscite «volontariamente» da una porta-finestra della struttura protetta, la chiusura era rotta. Hanno fatto trecento metri del corso in salita e sono salite sull’auto che le ha portate a Formia. Le Sim erano state acquistate a Napoli da un cittadino pakistano. Il decreto di fermo parla del pericolo di fuga dei tre arrestati, deducendolo dalle «numerose attività di depistaggio». L’interrogatorio del fidanzato Youssef è stato definito inutile. così come «non abbiamo ricevuto l’aiuto di nessuno tra i parenti e gli amici della famiglia D’Acunto».Le carte del tribunaleIl Messaggero racconta oggi anche delle carte del tribunale sulla coppia. «Ritiene il Tribunale che le condotte materne siano idonee a determinare gravi effetti lesivi sulle figlie minori. A fronte di un atteggiamento solo formale di disponibilità, la madre ha dimostrato nel corso degli anni una pervicace opposizione alla ripresa di rapporti tra le minori e il padre, con atteggiamenti manipolativi e condizionanti sulle minori ormai strette in un rapporto di lealtà con la madre», scrivono i giudici. Gli specialisti hanno individuato «importanti fattori di rischio» per il futuro sviluppo psicologico delle ragazze e ipotizzato un pericolo evolutivo «idoneo a sfociare nell’avvio verso un percorso psichiatrico».La patria potestàPer questo la patria potestà alla madre è stata tolta. «La genitorialità gestita dalla madre non è assolutamente rispondente e funzionale ai bisogni delle bambine», che sarebbero rinchiuse in una «relazione simbiotica disfunzionale» con lei. Valentina avrebbe avuto un atteggiamento sospettoso nei confronti dell’ex, fino a «rasentare tratti di paranoia» elementi che, per psicologi e assistenti sociali «rappresenta un grave disagio psicologico per le bambine, in quanto alla luce della loro tenere età e della fase evolutiva che si trovano a vivere, risulta difficile saper discernere dove finiscono le paure della madre e dove iniziano le proprie, soprattutto se a causa della mancata frequenza con il padre non si riesce a consolidare con lui una relazione stabile e serena».L’accusa di molestieLa più piccola ha anche accusato il padre di molestie davanti ai servizi sociali. La testimonianza è risultata contraddittoria e inconsistente e il fascicolo è stato archiviato.L'articolo «Vogliamo stare con mamma»: la storia di Alisya e Sarah Di Giacinto, dal “controllo” della madre alle accuse di molestie al padre proviene da Open.