Autodifesa o razzismo? Il fenomeno dei “minori non accompagnati”

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Non passa giorno che nel nostro Paese non si verifichino fatti di cronaca che coinvolgano gruppi di cittadini (per adesso non armati) simili a spedizioni punitive nei confronti di immigrati che abbiano infastidito ripetutamente gli abitanti delle nostre città.Tra gli episodi più significativi del clima oramai consolidato, Genova rischia di diventare un esempio per altre città. Mentre scrivo questo articolo, leggo la cronaca della scorsa notte, quando ai giardini pubblici di Quinto, nel Levante genovese, si è verificato l’ennesimo episodio di violenza.Pare che un gruppo organizzato di cittadini abbia aggredito un gruppo di “minori non accompagnati” del vicino centro di accoglienza in quel tranquillo quartiere, e non parliamo di bambini ma, come sempre accade, di giovanottoni di colore che si dichiarano minori per pura convenienza e sulla base di documenti falsi o mancanti del tutto.Una definizione che non reggeÈ, quello dei c.d. minori non accompagnati, un problema ormai annoso, che affonda le radici in scelte a livello nazionale ed europeo che non risolvono, anzi aggravano, il problema dell’invasione di irregolari anche in Italia. Traggo dal sito istituzionale del Ministero della giustizia la seguente definizione:Minori non accompagnati – Quadro di riferimento normativo e diritto all’identità (11 ottobre 2012)(omissis) il minore straniero non accompagnato presente nel territorio dello Stato è quel minore non avente cittadinanza italiana o di altro Paese dell’Unione europea e che, non avendo presentato domanda di asilo, si trova in Italia privo di assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano.La definizione lascia implicitamente intuire le difficoltà di identificazione del minore e della sua età anagrafica e l’urgenza di un’assistenza e di una tutela per le condizioni di estrema vulnerabilità che contraddistingue lo stato di abbandono.La maggioranza dei minori stranieri non accompagnati provengono da Marocco, Egitto, Albania e altri paesi dell’Est Europa dove le difficoltà socio-economiche e/o i problemi di tipo politico possono costituire una motivazione prevalente a ricercare altre opportunità in altri Paesi. Spesso, le condizioni socio-economiche della famiglia di origine hanno una influenza diretta sulla scelta migratoria del minore e generano un fenomeno di “adultizzazione dei minori”, che si manifesta in ruoli sociali non idonei alla loro età e in una responsabilità interiorizzata in modo prematuro. La stessa povertà, associata a status socio-educazionali bassi e ad una scarsità di opportunità lavorative, spinge i minori ad emigrare con la speranza di trovare collocazioni migliori.Lascio a voi ogni considerazione sulla pertinenza e attualità di tale definizioni normative, limitandomi ad osservare che, sic stantibus rebus, la maggior parte di quelli che vediamo bighellonare e persino delinquere impunemente nelle nostre città (ormai anche di provincia) potrebbero essere benissimo classificati come “Minori non accompagnati” e quindi, di fatto, lasciati liberi di fare ciò che vogliono all’interno, ma soprattutto all’esterno, delle strutture che a suo tempo vennero create per affrontare efficacemente il problema di una immigrazione incontrollata e forse incontrollabile che, numeri alla mano, sta mettendo alla frusta il nostro sistema di ordine pubblico.Significativo quanto si legge nella riportata definizione degli ormai famosi “minori”. Innanzitutto, dopo quasi 15 anni dalla iniziale formulazione del 2012 già salta agli occhi la totale non corrispondenza all’attuale situazione immigratoria. Nel testo citato leggiamo:La maggioranza dei minori stranieri non accompagnati provengono da Marocco, Egitto, Albania e altri paesi dell’Est Europa dove le difficoltà socio-economiche e/o i problemi di tipo politico possono costituire una motivazione prevalente a ricercare altre opportunità in altri Paesi.Già da tale assunto salta immediatamente agli occhi quanto la fotografia del 2012 non sia assolutamente più rappresentativa della realtà attuale. La mancata menzione di Tunisia, Guinea, Senegal, Siria, Niger, Gambia, ma addirittura dal Pakistan (per citarne solo alcune) tra le provenienze geografiche che oggi costituiscono il grosso degli irregolari che arrivano via mare è già sinonimo di obsolescenza valutativa del fenomeno.Se possa essere soltanto la volontà di non darci dati aggiornati e quali ne siano le ragioni lo sapranno loro, ma questo è. Tuttavia chiunque di noi può facilmente constatare che, per fare un esempio, gli albanesi irregolari siano sempre meno, se non altro perché negli ultimi anni in Albania il tenore di vita è significativamente cresciuto, al punto di essere oggi sede di centri di accoglienza ai sensi del “Protocollo d’intesa in materia migratoria” firmato il 6 novembre 2023 tra il nostro Paese e quello delle aquile.Per non parlare del concetto di “problemi di tipo politico”, qualcosa di totalmente vago ed indefinibile che ci vedrebbe costretti, almeno per la Commissione Europea, ad accogliere praticamente chiunque si presenti ai nostri confini e che semplicemente dichiari di avere avuto problemi politici nel suo Paese di origine. Di questo passo dovremo farci carico di quasi tutta la popolazione del Continente africano, per ospitarli non si sa dove.Sciocchezze belle e buone i distinguo tra Paesi di primo sbarco e quelli di destinazione definitiva. Da noi rimangono anni, se va bene, e quelli che vengano raggiunti da provvedimenti di espulsione o se ne fregano bellamente oppure ritornano come se niente fosse. Vogliamo forse negare questa evidenza? Basta anime belle.Oltre le “ronde cittadine”Se poi accade che si formino squadre di picchiatori, che in una nazione civile non devono esistere, le suddette anime immacolate accettino responsabilmente di esserne causa o perlomeno concausa.Perché non sono i presupposti di tanta immigrazione incontrollata ed ingestibile ad indicare le possibili soluzioni al fenomeno della crescente intolleranza di sempre più abitanti delle nostre città; al contrario, finché il dibattito si basa sui presupposti, la soluzione rimarrà lontana e ciò presterà il fianco agli scaricabarile, ai “C’eravate voi al governo” e tutta la serie di scusanti per non decidere adesso cosa fare già da domani. Di fronte all’emergenza nazionale si decida di conseguenza, con gli strumenti che la nostra normativa già ampiamente ci permetterebbe.Quanto sta accadendo, ossia qualcosa di direttamente punitivo, supera di molto le lontane e pittoresche “ronde cittadine”, magari in camicia verde, che sicuramente avevano una valenza simbolica a titolo di deterrenza, mentre adesso vediamo squadre di picchiatori in azione. Chi ne faccia parte effettivamente e se vi siano o meno infiltrati è materia che lasciamo alla Digos, ma converrete con me che il fenomeno preoccupa, se non altro perché potrebbe sfuggire di mano e buttare altra benzina sul fuoco, non ve ne fosse abbastanza.Cittadini esasperatiResta, con tutta la sua carica sociale, un fatto certo: non basta più la presenza sul territorio delle forze dell’ordine, che ritengo facciano ben oltre il loro dovere e siano i primi a pagare il prezzo di tanto sfacelo attuale. La gente è stanca di soprusi e d’insicurezza sotto casa propria e vuole andare dove e fare ciò che cazzo vuole senza incorrere in rapine e violenze di ogni genere.La gente è stufa marcia di avere paura soltanto a starsene seduti tranquillamente sulla panchina al parco. Non basta più evitare accuratamente i quartieri storicamente più “caldi” della città. Non siamo più sicuri nemmeno in provincia e questo se lo devono mettere bene in testa quelli che blaterano di “percezione d’insicurezza” ed altre stupidaggini tanto care alla sinistra italica ed ai frequentatori dei salotti televisivi.Quando “non spaventare la gente” diventa il primo principio e tapparsi gli occhi e minimizzare sistematicamente ciò che realmente accade ogni santo giorno sembra la strategia più efficace, vogliamo ammetterlo che siamo messi male? Forse è chiedere troppo a chiunque abbia ricevuto il voto per stare in Parlamento o stia addirittura al Governo darcene rendiconto?Basta fregnacce. Le squadre punitive si estinguono naturalmente con la presenza massiccia, tempestiva e tutelata della Polizia e dei Carabinieri e, perché no, dell’Esercito. Magari non basterà, ma intanto cominciamo con quello. A qualcuno non piace vedere sotto casa gente armata in uniforme? Si tengano allora spacciatori e fuori di testa vari con le bottiglie rotte o il machete in mano.E se detti combattenti urbani si becchino almeno un po’ di manganellate su quelle teste obnubilate da alcol e droga, agli agenti intervenuti si dia un premio perché hanno evitato guai peggiori. A parte metterli dentro (cosa quasi impossibile con l’ordinamento attuale), lo voglio proprio vedere l’esagitato col machete che in una settimana le abbia prese secche per tre volte dai carabinieri se ci riproverà la quarta.Non più tardi di ieri, una di queste straordinarie risorse, in un parco di Brescia, ha tentato di strangolare un bambino di tre anni! Tre anni, dico. La misura è colma, come non capirlo?Piuttosto ci si domandi perché nascono le squadre punitive. La risposta è talmente ovvia da nemmeno volerla indicare. Quando non vi sia una risposta veloce, efficace e continua da parte dello Stato, ovunque ed in ogni epoca, la gente tende a farsi giustizia da sé, per quanto non sia la via giusta. Su questo si gioca l’intera partita ed alla sacrosanta richiesta di un livello di sicurezza, diciamo… accettabile, lo Stato dia risposte precise ed immediate.Ci starebbe ancora un ulteriore accostamento con la medicina d’urgenza, ma sarebbe altrettanto ovvia e la lascio ai lettori, limitandomi ad osservare che, anche quando la prevenzione non sia riuscita, qualcosa per combattere il morbo ormai conclamato deve pure farsi. Si faccia. Basta chiacchiere.L'articolo Autodifesa o razzismo? Il fenomeno dei “minori non accompagnati” proviene da Nicolaporro.it.