La Roccella massacrata, odio gli odiatori social

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C’era una volta il bar dello sport. Quello dove il finto intellettuale di paese, il fallito di professione o il frustrato cronico potevano esibire le loro strampalate teorie sul mondo tra un caffè corretto e una bestemmia.Finiva lì, tra le risate dei presenti e il fumo delle sigarette. Oggi quel bar ha demolito le pareti ed è diventato globale. Si chiama Facebook, si chiama X, si chiama Instagram. E i suoi avventori più molesti hanno un nome preciso: gli idioti da tastiera.Badate bene: non parliamo di critica. Quella è il sale della democrazia ed è sacrosanta, anche quando è dura o ingiusta. Parliamo di una vera e propria patologia sociale, una suburra digitale dove vige la legge del fango gratuito. Una massa di odiatori di professione, spesso nascosti dietro profili falsi o foto di gattini, che ha scambiato lo schermo di uno smartphone per una licenza di caccia all’uomo, come sta succedendo in queste ore contro la ministra Roccella, alle prese con il dramma della perdita del marito annegato sotto i suoi occhi.Il vero problema è l’impunità di cui godono questi vigliacchi. Abbiamo costruito una società in cui, se rubi una mela al supermercato, rischi la denuncia; ma se distruggi la reputazione, la dignità o la vita di una persona con un post diffamatorio, allora quella è “libertà d’espressione”. È una barzelletta che non fa ridere nessuno.Questi signori sanno perfettamente che la giustizia italiana ha tempi biblici e che difficilmente una procura si muoverà per un insulto sui social. E così, forti di questa anarchia, continuano a colpire chiunque non la pensi come loro o, peggio, chiunque ce l’abbia fatta nella vita. Perché il motore immobile di questo livore, diciamocelo chiaramente, è l’invidia sociale: l’odio contro il merito, contro chi produce, contro chi ha un ruolo.Non possiamo più permetterci di liquidare la faccenda con un’alzata di spalle o con il solito “lasciarli perdere”. L’odio in rete inquina il dibattito pubblico, distrugge le vite dei più fragili e legittima la barbarie. Serve una svolta culturale, ma soprattutto legislativa.Chiunque apra un profilo social dovrebbe farlo firmando con nome, cognome e carta d’identità. Niente più scudi, niente più anonimato. Se vuoi insultare, ci devi mettere la faccia, la firma e il portafoglio.Alessandro Sallusti, 29 giugno 2026L'articolo La Roccella massacrata, odio gli odiatori social proviene da Nicolaporro.it.