Un inatteso extra in busta paga si è trasformato in un teso braccio di ferro sindacale. Come riportato dal Corriere della Sera, alla Epta Costan di Limana, multinazionale della refrigerazione commerciale radicata nella provincia di Belluno, un errore del servizio contabilità ha fatto recapitare a molti dipendenti fino a 600 euro in più del dovuto. L’azienda però si è accorta dell’anomalia e ha inviato una comunicazione interna per esigere la restituzione delle somme. Una richiesta che ha spinto i lavoratori a incrociare le braccia per quattro ore, unendo la protesta per i rimborsi alla delicata partita del rinnovo contrattuale.La trattativa sulla restituzioneAll’interno dello stabilimento la decisione di scioperare ha sollevato un ampio dibattito. Protestare unicamente per trattenere somme non spettanti veniva infatti visto da molti come un potenziale boomerang d’immagine. Per questo motivo, le rappresentanze sindacali hanno legato la mobilitazione anche al mancato accordo sull’integrativo.A ricostruire i dettagli della vicenda al Corriere della Sera è Stefano Bona, segretario provinciale della Fiom Cgil: «Nei mesi scorsi molti turnisti dello stabilimento si sono visti accreditare importi più elevati del previsto, in alcuni casi anche significativi, arrivando anche alla cifra di 600 euro. Solo successivamente l’azienda avrebbe rilevato un’anomalia nei conteggi, convocando organizzazioni sindacali e rappresentanze sindacali unitarie per comunicare l’accaduto, scusarsi per l’errore e annunciare la necessità di recuperare le somme versate in eccesso».La restituzione a rateNell’ultimo tavolo di confronto tra l’azienda e i sindacati si è cercata una mediazione per dilazionare il rientro del denaro. «Si è trattato di un errore in tutta evidenza», prosegue Bona, «l’azienda ha chiesto una restituzione a rate di quanto non dovuto per venire incontro ai lavoratori. Noi abbiamo chiesto di poter rateizzare ulteriormente, nel caso di alcune situazioni particolarmente difficili e complesse che si sono create. Ma il problema maggiore riguarda l’integrativo, lo sciopero è stato fatto soprattutto per questo punto, che è il più spinoso».Il pasticcio fiscaleIl disguido contabile è nato dall’applicazione delle novità introdotte dalla legge di Bilancio, che prevede un’imposta Irpef agevolata al 15% sulle indennità di turno per i redditi sotto i 40 mila euro. Un meccanismo che ha mandato in tilt i calcoli elettronici dell’azienda. Secondo il segretario della Fiom, infatti, «per quattro mesi sarebbe stata corrisposta due volte una specifica indennità di turno che invece spettava una sola volta. Una situazione che ora mette in difficoltà diversi dipendenti, molti dei quali avrebbero già utilizzato quelle somme e chiedono quindi modalità di restituzione graduali». Il problema ha coinvolto oltre 600 dipendenti, ma il malcontento tra le linee di produzione affonda le radici in una frustrazione più generale. «I lavoratori hanno manifestato apertamente il proprio disagio, anche perché non si tratta del primo problema riscontrato nelle buste paga», evidenzia Bona.Lo scontro sul contratto integrativoA pesare sul clima dello stabilimento di Limana c’è soprattutto il blocco delle trattative per il rinnovo dell’accordo integrativo, con la Rsu che accusa la dirigenza di un atteggiamento di chiusura. Eppure, l’azienda sta mostrando una buona solidità economica sul territorio, avendo di recente prorogato numerosi contratti a termine. Proprio per questo, osserva la Fiom, «risulta difficile comprendere le resistenze che continuano a rallentare il rinnovo dell’accordo integrativo», una richiesta che il sindacato definisce «sostenibile e proporzionata alle condizioni dell’impresa».L'articolo Errore in busta paga, l’azienda accredita 600 euro in più per sbaglio e poi li richiede indietro: scatta lo sciopero nel Bellunese proviene da Open.