Perché non siamo pronti al caldo torrido. La riflessione di Guandalini

Wait 5 sec.

“Un morto nei campi”, “Black out e disagi per le temperature record”, “Uffici pubblici chiusi per condizionatori fuori uso”, “Studenti collassati durante gli esami di maturità”, “Le scuole fornaci, solo il 7% degli istituti con i climatizzatori”, “Asili, in aula a 36 gradi”. È la cronaca nazionale e locale ben evidenziata in diversi articoli. Meriggio d’estate. Caldo torrido. Afoso. Opprimente. Il sole infernale dell’estate. L’istinto umano alla sopravvivenza. Umberto Saba ci ricorda che l’armonia del silenzio ci può salvare. Dal malessere esistenziale. Che traslato ai nostri giorni, quel malessere sono i danni del clima rovente. La rivolta della natura. Che ripaga con la stessa moneta i torti subiti.Condizionatori per tutti è il titolo originario del taccuino odierno. Com’è giusto che sia. Planando su danni, prevenzione, rimedi e costi della penitenza comminata. Abbiamo preferito citare il poeta triestino per smuovere, l’inerzia e la meraviglia arruffata, i nostri tratti comportamentali, sempre quelli di fronte agli accadimenti straordinari. La storia ci insegna che risolvere i problemi e prevenirli non è il sentiment che ci accompagna dentro i disastri naturali, le alluvioni, i dissesti idrogeologici, i terremoti. L’approccio è una toccata via. Contriti, afflitti e redenti. In attesa del giorno dopo. Dimenticato il danno sfugge qualsivoglia armonia risolutiva dei problemi.Un report di Allianz è tranchant. Nessun Paese europeo a oggi è attrezzato a neutralizzare gli effetti economici del caldo estremo. I governi del Vecchio continente intervengono in ordine sparso con misure di emergenza. Senza una visione d’insieme. Entro il 2030 i paesi più colpiti potrebbero subire perdite di Pil comprese tra il 5 e il 7%. In Italia il caldo manderà in fumo fino a 128 miliardi di crescita. Una ricerca di Greenpeace, Cgil, Cnr e Inail avverte che il caldo anomalo di questi giorni mette a rischio la salute di 1,5 milioni di lavoratori. La nostra agricoltura non è pronta. Uno studio Fao ripreso dalla Confederazione degli agricoltori italiani vede raccolti bruciati, calo della produzione di latte e uova, frutta e verdura esposte a scottature solari. E diminuzioni di resa per mais e soia. C’è, inoltre, carenza d’acqua. L’Italia manca di infrastrutture adeguate. Di reti idriche che evitano dispersione, di tecnologie per le irrigazioni di precisione e riutilizzo delle acque reflue depurate. Di questi e altri studi intrisi di consapevolezza dei problemi e di proposte concrete per risolverli siamo circondati. Non capiamo la lentezza, l’immobilismo, i ritardi.È quindi ottimale la risposta più condizionatori per tutti? Marine Le Pen, in Francia, dove i condizionatori sono poco diffusi, ha proposto un piano nazionale per l’aria condizionata da installare negli edifici pubblici (Les Francais favorables à un gran plan de climatisation, titolava Le Figaro). Perché l’aria condizionata salva la vita. Trovare motivi per negarlo è uno sport ideologico. L’aria condizionata è di destra e il ventilatore è di sinistra non ci appassiona. È vero che c’è un surriscaldamento delle città. E un sovraccarico della rete elettrica che in molti casi occorre irrobustire – i cavi sono sotterranei e l’asfalto non disperde il calore; il 40% delle reti europee ha oltre 40 anni – per evitare i continui blackout da Torino a Napoli, passando per Milano. Per modernizzarla l’Ue stima 584 miliardi di euro. All’Italia servono 50 GW di nuova capacità. I picchi di calore infiammano i prezzi dell’energia, già alti per le guerre. Gravando sui bilanci delle famiglie e delle imprese. Abbiamo perso la bussola degli aiuti previsti. Sicuramente è un dossier che va ripreso tra le mani. Alzando le soglie Isee ed estendendo l’obbligatorietà di riconoscimento dei bonus indistintamente da parte di tutte le aziende energetiche. Lo stesso ragionamento va fatto per le imprese energivore le quali si vedono recapitate bollette da diverso tempo con aumenti raddoppiati. L’avvertimento del peggioramento della crescita in area euro da parte della Bce è un testimonial di peso che deve solo preoccupare.Altresì, è opinione diffusa che serve rimodulare la direzione green dell’Unione. La spinta espansiva dell’elettrificazione. Accelerata dall’Europa. Ne sono la riprova i racconti, della quotidianità, di alcuni concittadini che nelle ore del blackout avendo elettriche anche le tapparelle, non sono riusciti ad aprire le serrande per prendere aria. Oppure chi, durante il blackout, ha dovuto saltare il pranzo perché avendo i piani cottura a induzione si è trovato senza corrente per l’intera giornata (il picco del consumo di energia elettrica si è registrato il 23 giugno con 55 GW, distante al primato assoluto di 60,5 GW del luglio 2015). La corsa all’elettrificazione e i suoi inconvenienti ci ricordano, a grandi linee, i tanti ragionamenti inascoltati sull’auto elettrica (è di queste ore il piano choc della Volkswagen, 100 mila tagli e chiusura di fabbriche) fatti dal primo Marchionne e che abbiamo riportato in diversi nostri libri dedicati al green incluso l’ultimo, La Transizione ecologica (raccontata da chi la fa).L’amministratore delegato di Fca, ottobre 2017, davanti agli studenti dell’Università di Trento disse: “Forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema di come produrre l’energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all’esistenza stessa del pianeta. Quella dell’elettrico è un’operazione che va fatta senza imposizioni di legge e continuando a sfruttare i benefici delle altre tecnologie disponibili, in modo combinato”.È chiaro qui l’approccio armonico, di cui abbiamo preso spunto da Saba nel Meriggio d’Estate, verso la transizione ecologica. Nessuno disconosce che rispetto ai “condizionatori per tutti” vi sono soluzioni alternative come l’isolamento termico. Ma abbiamo davanti agli occhi lo svolgimento della cura, strabica, del bonus 110 – nato per agevolare il rifacimento e l’ammodernamento soprattutto dei casermoni popolari di cemento armato e degli edifici pubblici usurati dal tempo – indirizzare i finanziamenti verso la ristrutturazione di abitazioni private di pregio.I proprietari potevano permettersi i lavori senza aiuti governativi. Lo stesso in diverse modalità e strutture vale per il Pnrr. Invece di utilizzarlo ad esempio per mettere ‘a norma’ il Paese, evitando di imbattersi in successive catastrofi naturali, ci si è persi in progetti e progettini dai mille rivoli solo per trovare il motivo di giustificare la spesa.