di Samuele Lucia –La Siria è oggi uno spazio frammentato di competizione militare tra potenze regionali e globali. In assenza di coordinamento, lo Stato Islamico sopravvive non come Stato, ma come insorgenza adattiva che sfrutta la discontinuità del controllo territoriale.La Siria non è più una guerra civile, ma non è nemmeno un paese in pace. È uno spazio politico frammentato, in cui potenze regionali e globali operano simultaneamente senza un’architettura di coordinamento condivisa. Israele, Turchia, Stati Uniti, Russia e Iran perseguono obiettivi diversi nello stesso territorio, per cui il risultato resta sovrapposizione di sfere di influenza che non si integrano tra loro.In questo contesto lo Stato Islamico non è scomparso. Secondo il UN Security Council ISIL Monitoring Team (2025) e il US Central Command, l’organizzazione mantiene una rete insurrezionale attiva tra Siria e Iraq, con concentrazione nella regione desertica della Badiya siriana. Non controlla territorio, ma conserva capacità operative attraverso cellule mobili e attacchi intermittenti, con adattabilità a un sistema frammentato.Israele opera in Siria secondo una logica di deterrenza preventiva: attraverso una campagna continuativa di attacchi mirati contro infrastrutture legate all’Iran e ai suoi alleati, ha reso lo spazio aereo siriano un teatro operativo permanente, pur senza presenza militare terrestre diretta, in cui l’obiettivo è impedire la consolidazione di una presenza strategica ostile lungo il fronte settentrionale.La Turchia ha invece sviluppato una presenza territoriale stabile nel nord della Siria attraverso operazioni militari successive dal 2016. La priorità di Ankara non è la proiezione regionale, ma la sicurezza del confine e il contenimento delle milizie curde dell’YPG, espressione del Partito democratico (PYD) considerato collegato al PKK.Israele e Turchia non sono in conflitto diretto, ma operano nello stesso spazio strategico con logiche non coordinate, allo stesso modo di Stati Uniti, Russia e Iran, cosa che si traduce in una governance frammentata.Secondo le Nazioni Unite e il Dipartimento della Difesa statunitense, lo Stato Islamico ha completato la sua trasformazione da entità territoriale a rete decentralizzata, e la resilienza dell’ISIS non dipende dall’assenza di potere, ma dalla sua frammentazione.La presenza nel paese di Stati Uniti, Turchia, Russia, Iran e Israele, con i relativi esercizi di controllo o intervento su diverse aree del territorio, ha portato a una saturazione militare priva di controllo integrato, per cui oggi la Siria non è più teatro di una guerra lineare, ma un sistema di frammentazione strutturale della sicurezza.