Lun, 29 Giu 2026L’ultimo fronte si è aperto con una lettera inviata da Rocco Basilico – figlio di Nicoletta Zampillo, ultima moglie di Leonardo Del Vecchio – al consiglio di amministrazione e ai soci della holding. DiLuca CosentiniCondividi l'articoloLeonardo Maria Del Vecchio (Foto: screenshot da video)È scontro aperto sul futuro di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, alla vigilia dell’assemblea del 30 giugno chiamata ad approvare il bilancio e l’aumento della distribuzione del dividendo. L’ultimo fronte si è aperto con una lettera inviata da Rocco Basilico – figlio di Nicoletta Zampillo, ultima moglie di Leonardo Del Vecchio, e del banchiere Paolo Basilico – al consiglio di amministrazione e ai soci della holding. Nel documento Basilico mette sul tavolo una proposta destinata a riaccendere le tensioni: smobilizzare le partecipazioni finanziarie di Delfin per finanziare il riacquisto delle quote dei soci intenzionati a uscire, applicando però uno sconto del 25% al valore della partecipazione in EssilorLuxottica. Un’ipotesi che ha subito incontrato la netta contrarietà di ambienti vicini a Leonardo Maria Del Vecchio: «Nessun erede Del Vecchio cederebbe mai l’azienda di famiglia a sconto», sottolineano fonti a lui vicine, bocciando l’impostazione proposta. Nella lettera, Basilico fotografa un clima di forte tensione tra gli azionisti. A suo giudizio, a distanza di dodici mesi Delfin si trova nuovamente in una fase delicata, dopo che lo scorso anno i soci si erano «fermati a un passo dal precipizio». La soluzione poi perseguita, cioè il piano di Leonardo Maria Del Vecchio di salire al 37,5% della holding e diventarne primo azionista, viene giudicata da Basilico ancora più problematica: quel tentativo, scrive, «si è rivelato, a mio avviso, peggiore del problema che avrebbe dovuto risolvere». Il quadro tracciato è particolarmente severo. Secondo Basilico, i rapporti tra alcuni soci si sarebbero ulteriormente deteriorati e la holding sarebbe oggi in una situazione di stallo che rischia di pesare sul suo futuro. Da qui la proposta, articolata in due possibili soluzioni. La prima prevede che Delfin riacquisti le partecipazioni dei soci non più interessati a restare nella compagine sociale, finanziando l’operazione attraverso la cessione delle partecipazioni finanziarie detenute in portafoglio. In sostanza, la holding venderebbe asset come Mps, Generali e UniCredit, utilizzando poi la liquidità per rilevare le quote dei soci uscenti. Chi decidesse di rimanere si ritroverebbe così in una Delfin molto più concentrata su EssilorLuxottica, ma priva della diversificazione finanziaria costruita negli ultimi anni. La seconda ipotesi, definita da Basilico una soluzione intermedia ed equilibrata, prevede invece di preservare integralmente la partecipazione in EssilorLuxottica e distribuire ai soci, in tutto o in parte, le partecipazioni finanziarie. In questo scenario Delfin non venderebbe direttamente gli asset, ma li assegnerebbe ai soci, lasciando poi a ciascuno la libertà di conservarli o liquidarli sul mercato. Il nodo più delicato riguarda però la valutazione di EssilorLuxottica. Per stabilire il prezzo delle quote dei soci in uscita, è infatti necessario attribuire un valore a tutti gli asset presenti dentro Delfin, a partire dalla partecipazione nella società costruita da Leonardo Del Vecchio. Su questo punto Basilico propone un criterio netto: le partecipazioni finanziarie, considerate facilmente liquidabili, andrebbero valorizzate al 100% del prezzo di mercato, mentre alla quota in EssilorLuxottica dovrebbe essere applicato uno sconto del 25% rispetto alla quotazione di Borsa. La logica richiamata nella lettera è quella tipica degli sconti applicati alle holding: un asset detenuto all’interno di una cassaforte societaria non avrebbe la stessa liquidità di un titolo direttamente negoziabile sul mercato. Ma proprio questo passaggio ha suscitato le reazioni più dure da parte di altri soci e degli ambienti più vicini agli eredi diretti di Del Vecchio. L’idea di attribuire uno sconto così marcato alla partecipazione in EssilorLuxottica viene vista come una svalutazione dell’asset simbolo della storia imprenditoriale del fondatore. Negli ambienti della famiglia, la proposta viene considerata difficilmente praticabile. La linea critica è chiara: smontare il portafoglio finanziario e, al tempo stesso, attribuire uno sconto alla società costruita da Del Vecchio in sessant’anni significherebbe ridisegnare in profondità la natura stessa di Delfin. A complicare ulteriormente il quadro c’è anche il tema della legittimazione di Basilico a partecipare all’assemblea del 30 giugno. Da mesi sono infatti in corso un giudizio di merito in Italia e più procedimenti in Lussemburgo per stabilire se possa esercitare i diritti amministrativi e patrimoniali legati al 12,5% di Delfin. Una prima decisione non è attesa prima di alcune settimane. La riunione del 30 giugno si annuncia dunque come un passaggio cruciale non solo per il bilancio e la politica dei dividendi della holding, ma anche per gli equilibri interni alla famiglia Del Vecchio. Al centro resta il futuro di Delfin: cassaforte diversificata con partecipazioni finanziarie di peso, oppure veicolo sempre più focalizzato su EssilorLuxottica, l’asset industriale che rappresenta l’eredità principale del fondatore. Developed by 3x1010