«In questa storia i buoni sono finiti dentro, mentre i cattivi stanno fuori». A parlare al Corriere della Sera è Maria Mastroianni, madre di Valentina D’Acunto e nonna delle due sorelle allontanatesi dalla casa famiglia di Civitella Alfedena e ritrovate domenica sera a Formia. Ha visto finire in carcere la figlia e il marito, ma non arretra: «Valentina è solo una mamma che vuole bene alle sue figlie. Ha sempre fatto solo quello che detta il cuore di una mamma». L’attacco va dritto all’ex genero, Stefano Di Giacinto: «Non è come la racconta lui. Valentina stravede per le figlie. Le ha cresciute da sola, non facendo mancare loro nulla. Per lei, invece, otto anni di matrimonio sono stati un inferno». E rivendica: «Quello che ho fatto lo rifarei pure domani».Cosa ha detto Valentina D’Acunto in carcere alla garante dei detenutiMentre la madre attacca, dalla cella di Teramo Valentina D’Acunto ripete una sola domanda. «Voglio rivedere le mie figlie al più presto, voglio stare con loro, loro vogliono stare con me», ha confidato secondo l’Ansa alla garante dei detenuti della Regione Abruzzo, Monia Scalera. La garante la descrive come «provatissima», ma «circondata» dalle altre detenute «che la supportano e non la lasciano mai da sola». Scalera aggiunge che la donna «non ha contezza della gravità dei fatti che le vengono contestati» e l’avrebbe pregata: «mi aiuti come può, se può, faccia tutto quello che può». L’avvocato Enrico Mastantuono, che ora rappresenta tutti e tre gli indagati, al momento del colloquio col Corriere non l’aveva ancora incontrata.Sequestro di persona aggravato: la tesi del procuratore Luciano D’AngeloL’accusa per la madre, il padre Marco e il compagno Vincenzo Esposito è pesante: sequestro di persona aggravato. Domani gli interrogatori di garanzia davanti al giudice. Per il procuratore di Sulmona Luciano D’Angelo, le ragazze erano «segregate». Poco importa, scrive Il Messaggero, che le due minorenni siano fuggite volontariamente dalla casa famiglia nella notte tra il 6 e il 7 giugno: secondo i pm sarebbero state private della libertà personale anche attraverso atti «fraudolenti, quali prospettare un rientro a casa dai genitori, che in realtà non è mai avvenuta». La ricostruzione del Corriere aggiunge un dettaglio sul blitz di domenica: le piccole non volevano abbandonare il rifugio ed è stata necessaria una lunga «trattativa» per convincerle a consegnare il telefono usato per parlare con la madre.Le sette sim non usate, complici da identificare e l’ipotesi fuga all’esteroA tradire D’Acunto è stata una videochiamata. I carabinieri sono arrivati alla casa popolare di Formia seguendo dieci sim acquistate a Napoli e intestate a due cittadini pachistani, Hameed Abdul e Bibi Imraz, i cui passaporti non risultano registrati in ingresso sul territorio nazionale. Tre erano già attive, altre sette sono state acquistate e attivate il 29 maggio. Secondo il Corriere, quelle schede ancora vergini potrebbero essere state predisposte per un cambio di nascondiglio: «c’è addirittura chi ipotizza una fuga all’estero». Il decreto di fermo parla di «numerose attività di depistaggio» con l’aiuto di complici ancora da identificare. Tutto, scrive l’inviato del Corriere, «pur di non lasciare le bambine in una casa famiglia», con la prospettiva che il padre ottenesse l’affidamento dopo il recupero della responsabilità genitoriale. Dagli atti emerge inoltre che la nonna Mastroianni e il marito avrebbero accompagnato le due sorelle alle 4 del mattino del 7 giugno a casa della zia Sofia, ora indagata a piede libero.Difesa, rinuncia al mandato e il futuro delle ragazzeIl legale Giuseppe D’Amici, che insieme a Mastantuono assisteva la D’Acunto, ha rinunciato all’incarico citando in una nota «sopraggiunti motivi personali e professionali» che renderebbero impossibile proseguire «nel rispetto dei principi di deontologia professionale». Mastantuono, dal canto suo, al Messaggero commenta: «Sinceramente non mi aspettavo questo epilogo», mentre al Corriere parla di una madre che «sbagliando, forse è stata spinta dall’amore per le figlie», «apprensiva e amorevole», «non allineata ai diktat dei servizi sociali». Diverso il quadro tracciato da D’Angelo, che ha parlato di ossessione e «voglia di controllare le figlie». Per le due sorelle, ora collocate in una struttura protetta, il percorso si annuncia lungo. Oggi è atteso in visita il sindaco di Minturno, indicato come tutore: «Ci vorrà molto tempo per ricostruire i rapporti con i genitori, anche alla luce del fatto che adesso tutte le relazioni si complicheranno ancora di più».L'articolo «I buoni dentro, i cattivi fuori», lo sfogo della nonna delle sorelline ritrovate. Parla la madre dal carcere: «Vogliono stare con me»: chi l’ha aiutata proviene da Open.