C’è chi lo conosce come il “Professore”, chi lo associa a canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana come Samarcanda, Luci a San Siro e Chiamami ancora amore, chi invece lo ha scoperto attraverso i suoi libri o le sue lezioni universitarie. Roberto Vecchioni, però, è molto più di un cantautore. Oggi, 25 giugno, compie 83 anni dopo un periodo segnato da prove durissime, dalla perdita del figlio Arrigo ai problemi di salute che lo hanno costretto a un delicato intervento cardiochirurgico. Eppure continua a guardare avanti con quella lucidità, quell’ironia e quella profondità che lo hanno reso uno degli artisti più amati del panorama italiano.In una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera, Vecchioni ha raccontato con il sorriso cosa significhi invecchiare: «Puoi permetterti di dire tutto quel che vuoi, anche indegne puttanate. Puoi litigare e far pace nel giro di dieci minuti, puoi dimenticare o far finta di dimenticare. Puoi perfino immaginarti di non morire mai». Un modo autentico di guardare al tempo che passa, lontano dalla retorica e fedele al suo carattere.Foto: Instagram @vecchioniofficialDalla cattedra ai grandi successi della musica italianaNato a Carate Brianza il 25 giugno 1943, Roberto Vecchioni si laurea in Lettere classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1968. Prima di diventare uno dei più importanti cantautori italiani, costruisce una lunga carriera da insegnante nei licei classici, esperienza che gli vale il soprannome di “Professore”, con cui ancora oggi viene identificato dal pubblico. Tra i suoi studenti c’è stata anche Paola Iezzi, futura componente del duo Paola & Chiara.La musica entra nella sua vita negli anni Sessanta come autore di testi per altri artisti. Il debutto come interprete arriva nel 1971 con l’album Parabola, che contiene Luci a San Siro, destinata a diventare uno dei capolavori della canzone d’autore italiana.La consacrazione arriva nel 1977 con Samarcanda, album che lo trasforma in uno dei protagonisti della scena musicale italiana. Da quel momento pubblica oltre venti album, romanzi, raccolte di poesie e saggi, alternando sempre la carriera artistica a quella accademica, prima all’Università di Torino e poi all’Università di Pavia.Nel 2011, dopo quasi quarant’anni di assenza dal Festival di Sanremo, torna sul palco dell’Ariston e conquista la vittoria con Chiamami ancora amore, regalando una delle pagine più emozionanti della storia recente della manifestazione.Maturità 2026: ancora nessuna donna tra le tracce d’esameFoto: Instagram @vecchioniofficialLe curiosità su Vecchioni che forse non tutti conosconoOltre ai grandi successi discografici, la carriera di Roberto Vecchioni è costellata di episodi curiosi che molti fan ignorano.Negli anni Settanta è stato infatti l’autore e l’interprete della celebre sigla italiana del cartone animato Barbapapà, un brano entrato nell’immaginario di intere generazioni di bambini.Da anni collabora inoltre con la rivista di enigmistica La Sibilla, firmandosi con lo pseudonimo di Sergente York, un dettaglio poco noto che racconta ancora una volta la sua inesauribile passione per la scrittura.La sua vita è sempre rimasta profondamente legata anche all’insegnamento. Molti ex studenti ricordano ancora oggi le sue lezioni come momenti di confronto, nei quali letteratura, musica e filosofia si intrecciavano ben oltre i programmi scolastici.Il grave malore e la rinascitaIl 2026 è stato uno degli anni più difficili della sua vita. A marzo è stato costretto a rinviare alcune date del tour Tra il Silenzio e il Tuono a causa di problemi di salute che hanno richiesto un periodo di riposo.Qualche mese dopo, ospite di Massimo Gramellini a In altre parole su La7, il cantautore ha raccontato per la prima volta il delicato intervento cardiochirurgico affrontato dopo un improvviso malore. «Mi è scattata una debolezza improvvisa, mi sono fermato come uno stoccafisso mentre guardavo l’Inter», ha ricordato. Al risveglio ha confessato di aver avuto paura: «Ho chiesto all’infermiera se stessi morendo».Oggi il peggio sembra alle spalle. «Prendo circa 35 medicine, ma mi sento molto meglio di prima», ha raccontato, spiegando anche di aver finalmente detto addio al fumo, l’ultimo vizio che ancora lo accompagnava.Nonostante il lungo stop, Vecchioni è tornato presto a fare ciò che ama di più: scrivere, cantare e incontrare il suo pubblico.Giorgia Moll morta a 88 anni: addio al volto storico di CaroselloFoto: Instagram @vecchioniofficialIl dolore per Arrigo e l’amore per Daria ColomboSe la malattia ha rappresentato una prova difficile, il colpo più duro è stato senza dubbio la morte del figlio Arrigo, scomparso nell’aprile 2023 a soli 36 anni dopo aver convissuto con un disturbo bipolare.Il cantautore non ha mai nascosto il dolore che continua ad accompagnarlo. «Il dolore più grande sta sempre nel rimorso, quello di aver messo la mia vita davanti alla sua. Non passa, non mi passerà mai», ha confessato in un’intervista al Corriere della Sera.Accanto a lui c’è sempre stata Daria Colombo, sua moglie da oltre quarant’anni e compagna di vita. Più volte Vecchioni ha parlato pubblicamente del loro rapporto definendola «la donna più bella che abbia mai visto» e «il mio universo». È stata proprio lei ad aiutarlo anche negli anni in cui il cantautore combatteva la dipendenza dall’alcol, una battaglia che oggi considera definitivamente superata.La coppia ha costruito una famiglia numerosa insieme ai figli Carolina ed Edoardo e alle nipoti, che rappresentano oggi uno dei punti fermi della vita dell’artista.Raffaella Carrà, il figlio Gian Luca svela il motivo dell’adozioneUn artista che continua a emozionareCantautore, scrittore, insegnante, autore televisivo e uomo di cultura. Ridurre Roberto Vecchioni a una sola definizione è impossibile. A 83 anni continua a rappresentare una delle voci più autorevoli della cultura italiana, capace di trasformare esperienze personali, successi e fragilità in racconti universali. La sua carriera attraversa oltre sessant’anni di storia del nostro Paese, ma ciò che continua a conquistare il pubblico è la sua autenticità.Ha raccontato l’amore, il tempo, la politica, la letteratura e il dolore senza mai perdere la capacità di emozionare. Ed è forse proprio questo il segreto di Roberto Vecchioni: riuscire, ancora oggi, a parlare a generazioni diverse con la stessa intensità, trasformando ogni esperienza di vita in una lezione che va ben oltre la musica.Roberto Vecchioni si racconta attraverso il lutto del figlio: le sue parole| Da Rumors.it