Guadagni elevati, migliaia di follower e compensi incassati attraverso piattaforme come OnlyFans, ma senza dichiarare al Fisco tutti i redditi percepiti. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Modena, che ha individuato sei content creator ai quali vengono contestati oltre un milione di euro di redditi non dichiarati tra il 2019 e il 2025. Un’operazione che conferma come i controlli sull’economia digitale siano sempre più capillari.L’inchiesta mette in luce una tendenza sempre più evidente: i guadagni ottenuti attraverso le piattaforme digitali sono ormai al centro delle verifiche fiscali. L’epoca in cui l’economia dei creator poteva sembrare una zona difficilmente controllabile appare sempre più lontana, grazie anche ai nuovi strumenti di cooperazione internazionale e allo scambio di dati tra piattaforme e autorità fiscali.Giorgia Meloni testimonierà a Milano contro Fabrizio CoronaCollage.Foto in alto: IPA Agency/Guardia di FinanzaFoto in basso: PexelsCome sono stati scoperti i sei creatorL’operazione è stata condotta dal Gruppo della Guardia di Finanza di Modena nell’ambito delle attività di contrasto all’evasione fiscale e di controllo economico del territorio.Le Fiamme Gialle hanno concentrato l’attenzione sui cosiddetti Digital Content Creator, ossia influencer, modelle, modelli e produttori di contenuti destinati a piattaforme online a pagamento.Attraverso analisi economico-finanziarie e approfondimenti sulle principali piattaforme digitali, gli investigatori hanno individuato sei persone che svolgevano in modo continuativo questa attività senza dichiarare, secondo quanto emerso dalle verifiche, gran parte dei compensi percepiti.Per ricostruire i redditi sono stati considerati non soltanto gli abbonamenti pagati dagli utenti, ma anche il valore economico dei beni ricevuti tramite le cosiddette wishlist, gli elenchi di regali che i fan possono acquistare per sostenere i creator.Secondo la Guardia di Finanza, tutte queste forme di remunerazione costituiscono reddito e devono quindi essere dichiarate.Non solo Modena: il caso della creator da 73 milioni di visualizzazioniQuello di Modena non è un caso isolato.Negli stessi giorni, la Guardia di Finanza di Venezia ha contestato a una giovane content creator residente nell’area di Mestre un’evasione fiscale superiore a 422 mila euro. La donna, originaria dell’Europa dell’Est, operava sulle principali piattaforme dedicate ai contenuti per adulti e aveva costruito nel tempo una community di circa 350 mila follower, totalizzando oltre 73 milioni di visualizzazioni.Anche in questo caso le Fiamme Gialle hanno ricostruito i compensi grazie ai meccanismi di cooperazione internazionale europea, che obbligano i gestori delle piattaforme digitali a trasmettere alle autorità fiscali le informazioni relative ai soggetti che vendono beni o servizi online.L’attività investigativa ha portato alla contestazione del mancato pagamento delle imposte dirette, dell’Iva, dei contributi previdenziali e delle ulteriori imposte previste dalla normativa.Perché i figli delle celebrità spariscono dai social: il nuovo trendFoto: pexelsChe cos’è la “tassa etica”Tra gli aspetti che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è la cosiddetta “tassa etica”, spesso poco conosciuta dal grande pubblico. Si tratta di un’addizionale del 25% applicata all’Irpef o all’Ires sui redditi derivanti da attività considerate “eticamente sensibili“, tra cui la produzione e la diffusione di materiale destinato a un pubblico adulto. La normativa coinvolge anche altri servizi, come alcune forme di cartomanzia telefonica a pagamento.Nel caso dei creator che operano sulle piattaforme dedicate ai contenuti per adulti, l’imposta si aggiunge agli ordinari obblighi fiscali e previdenziali.I creator digitali sono sempre più sotto osservazioneLe recenti operazioni dimostrano come il settore dei creator digitali sia ormai considerato a tutti gli effetti un’attività economica soggetta agli stessi obblighi previsti per qualsiasi altra forma di impresa o lavoro autonomo.Negli ultimi anni le piattaforme online hanno trasformato il modo di produrre e monetizzare contenuti, consentendo a migliaia di persone di costruire attività professionali attraverso abbonamenti, contenuti esclusivi e interazioni dirette con il pubblico.Parallelamente, sono aumentati anche gli strumenti a disposizione delle autorità fiscali. La cooperazione internazionale tra gli Stati europei e i nuovi obblighi di comunicazione imposti alle piattaforme rendono oggi molto più semplice ricostruire i compensi percepiti dai creator, anche quando provengono da utenti residenti all’estero.Rob Reiner, nuovo colpo di scena nel caso del figlio Nick ReinerOnlyFans: bisogna dichiarare i guadagni?Sì. I compensi ottenuti attraverso piattaforme come OnlyFans costituiscono reddito e, secondo la normativa fiscale italiana, devono essere dichiarati. Se l’attività viene svolta in modo abituale e continuativo, possono inoltre sorgere ulteriori obblighi fiscali e previdenziali. Le recenti operazioni della Guardia di Finanza confermano che anche l’economia dei creator digitali è ormai oggetto di controlli sempre più approfonditi.Le operazioni condotte a Modena e Venezia raccontano un cambiamento più ampio: l’economia digitale non rappresenta più una zona grigia dal punto di vista fiscale. Che si tratti di influencer, content creator o professionisti dell’intrattenimento online, i redditi generati attraverso le piattaforme devono essere dichiarati e sono sempre più facilmente tracciabili, a conferma di un settore destinato a confrontarsi con regole fiscali sempre più stringenti e controlli sempre più capillari.Shakira assolta dalla frode fiscale: maxi risarcimento| Da Rumors.it