di Guido Keller –La Georgia torna al centro della competizione tra servizi segreti e potenze straniere. Nelle ultime settimane le autorità di Tbilisi hanno arrestato quattro persone con l’accusa di spionaggio, in una serie di operazioni che il governo presenta come una risposta alle attività di intelligence condotte da Stati esteri sul territorio georgiano. Gli arresti alimentano però anche il duro confronto politico interno, con l’opposizione che accusa l’esecutivo di utilizzare le inchieste per rafforzare la propria posizione e inviare messaggi sia a Bruxelles sia a Mosca.L’inchiesta è iniziata il 22 aprile con l’arresto di Tamaz Gagloev, accusato di aver raccolto informazioni sensibili riguardanti infrastrutture strategiche, strutture militari e forze di sicurezza. Secondo indiscrezioni diffuse dai media vicini al governo, il caso riguarderebbe presunti rapporti con l’intelligence russa, anche se il Servizio di sicurezza dello Stato georgiano non ha ufficialmente indicato il Paese destinatario delle informazioni.Il 5 maggio è stato arrestato anche Giorgi Udzilauri, ex dirigente della Polizia finanziaria e successivamente responsabile delle relazioni pubbliche di una società riconducibile all’imprenditore Bidzina Ivanishvili, fondatore del partito di governo Sogno Georgiano. Le autorità sostengono che avrebbe operato per conto di “uno Stato europeo”, senza fornire ulteriori dettagli. Fonti citate dalla stampa locale hanno indicato che il Paese coinvolto potrebbe essere la Francia, circostanza che non è stata confermata ufficialmente.Alla fine di maggio l’indagine si è ampliata con l’arresto del giornalista Irakli Chikhladze e del direttore di una organizzazione non governativa, Gulbaat Rtskhiladze. Secondo gli investigatori, entrambi avrebbero mantenuto per anni contatti riservati con servizi di intelligence stranieri, utilizzando comunicazioni cifrate, piattaforme dedicate e una rete di collaboratori per raccogliere informazioni politiche, economiche e di sicurezza.Le accuse hanno aperto un acceso dibattito. Diversi osservatori e organizzazioni della società civile contestano infatti la mancanza di trasparenza delle indagini, condotte in larga parte sotto segreto (cosa in realtà normale), e sottolineano come il governo continui a non indicare ufficialmente gli Stati per conto dei quali gli imputati avrebbero operato. Alcuni analisti ritengono che la campagna contro il presunto spionaggio risponda anche a esigenze di politica interna e rappresenti uno strumento di pressione nel delicato equilibrio tra l’integrazione europea della Georgia e i rapporti con la Russia.Gli arresti confermano comunque come il Caucaso meridionale resti uno dei principali teatri della competizione tra servizi di intelligence. La posizione geografica della Georgia, il suo ruolo di corridoio energetico tra il Mar Caspio e il Mar Nero e il difficile equilibrio tra aspirazioni euro-atlantiche e vicinanza alla Russia continuano infatti a renderla un obiettivo privilegiato per le attività di influenza e raccolta informativa delle principali potenze.