Per la terza volta di fila gli azzurri sono fuori dai Mondiali, anche in questo nuovo formato allargato a 48 squadre. Ma non è tutto, il dato più critico arriva dalla FIGC: in Serie A i calciatori non selezionabili per l’Italia hanno giocato il 67,9% dei minuti complessivi.Dopo il 2018 e il 2022, anche il 2026 i Mondiali si guardano dal divano e solo come spettatori. Tra i tifosi più che rabbia si percepisce una delusione consolidata. La passione per il calcio, però, non si spegne e milioni di italiani sono pronti a seguire le altre nazionali e a confrontare le quote. Le scommesse sportive hanno da sempre coinvolto migliaia di fan e ora più che mai data l’importanza dell’evento. Alcune piattaforme si sono specializzate proprio nel confrontare i vari siti scommesse senza deposito così da offrire agli utenti una panoramica aggiornata e precisa delle offerte, delle condizioni, delle licenze e dei criteri di valutazione che vengono usati dai bookmaker. Mentre tutti si disperano per l’Italia, le altre Nazionali se la stanno giocando alla grande e le quote cambiano giorno dopo giorno in base alle reti, alle previsioni e alle aspettative.La notte di Zenica è stata il finale, non l’inizio del problemaLa sconfitta contro la Bosnia ai rigori, dopo l’1-1 dei supplementari, ha chiuso la corsa al Mondiale nel modo più doloroso (il risultato finale ai rigori è stato 5-2 per i bosniaci). Ma non è stato solo questo il problema. L’Italia era già arrivata ai playoff perché aveva chiuso seconda nel girone, dietro la Norvegia che aveva dominato il raggruppamento vincendo tutte le sue partite. Gli Azzurri avevano battuto l’Irlanda del Nord in semifinale per 2-0, con gol di Tonali e Kean a Bergamo, poi si sono fermati.Il problema è che, anche se ogni eliminazione sembra diversa, il copione è circa sempre lo stesso: pressione enorme, pochi gol, poca serenità. La Nazionale approccia le partite decisive come se portasse sulle spalle tutto il peso degli ultimi dieci anni. E quando il margine è così sottile, basta un piccolo episodio per crollare.Sono pochi gli italiani che giocano in modo decisivo nella Serie AIl dato più pesante arriva dalla relazione FIGC, in Serie A i non selezionabili per l’Italia hanno giocato il 67,9% dei minuti. Questo vuol dire che, tra i 284 calciatori con almeno 30 minuti medi a partita, solo 89 erano italiani, e 10 di questi erano portieri.Questo non significa che avere troppi stranieri in campo sia un problema, affatto, il punto è un altro: se i club italiani non danno spazio stabile ai giocatori italiani nei ruoli decisivi, la Nazionale è costretta a pescare da un bacino troppo stretto. Soprattutto se servono degli attaccanti abituati a reggere la pressione e l’area di rigore.Com’è stata la situazione del calcio italiano in questi ultimi anni?Pochi giovani italiani giocano in modo decisivo in Serie AMolti talenti arrivano in prima squadra troppo tardiGli attaccanti italiani trovano meno spazio rispetto al passatoI club ragionano spesso sul risultato immediato, non sulla crescitaCosì il commissario tecnico è costretto a scegliere tra pochi giocatori davvero pronti.Il talento giovane esiste, ma spesso viene perso troppo prestoDire che in Italia non ci sono più calciatori è falso. Il problema è farli crescere e dar loro un’opportunità. Il ReportCalcio 2025 dice che nel 2023-2024 gli Under 21 italiani hanno raccolto appena il 2,3% del minutaggio totale in Serie A, con gli attaccanti della stessa fascia d’età a numeri ancora più bassi.Quindi, i ragazzi ci sono, ma il salto tra il settore giovanile e il calcio professionistico resta complicato tra prestiti, panchine, cambi di ruolo e poca fiducia. La Spagna e la Francia, negli ultimi anni, hanno dato più rilievo ai loro giovani.Alla Nazionale manca continuità, non solo un grande centravantiOgni volta che l’Italia fallisce, parte la caccia al colpevole: il centravanti che non segna, il portiere, il ct, la guida federale, il modulo. Tutto ha un certo rilievo, è vero, ma la Nazionale ha soprattutto perso la continuità. Cambia la guida tecnica, cambia l’idea di gioco, cambia il gruppo, cambia l’umore. E ogni nuovo ciclo nasce già sotto processo.Anche il ministro dello Sport Andrea Abodi, dopo l’eliminazione, ha parlato di “cambio di modello”, secondo lui le tre mancate qualificazioni sono date dalla difficoltà del sistema nel far esprimere il talento italiano.Ripartire vuol dire cambiare abitudini, non i commissari tecniciL’Italia non è fuori dal Mondiale 2026 per un colpo di sfortuna. La sfortuna può decidere un rigore, non tre cicli mondiali consecutivi. Il calcio italiano fatica a trasformare la passione in una Nazionale moderna, veloce, profonda e sicura di sé.Servono più minuti agli italiani forti, più seconde squadre, più coraggio con i giovani e meno panico dopo ogni partita andata male. Il Mondiale a 48 squadre senza l’Italia fa impressione proprio per questo: non era mai stato così “facile” entrare, eppure gli Azzurri sono rimasti fuori.