Davanti ai cancelli del Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate, chiusi ormai da due settimane, si è radunato il personale della struttura resa celebre da Real Time. C’era quasi un centinaio di persone tra camerieri, cuochi e collaboratori, tra loro tanti volti diventati ormai noti al pubblico, da anni personaggi sempre presenti delle incredibili cerimonie che si svolgevano nel Castello. Bandiere bianche con lo stemma dell’hotel, magliette e cappellini coordinati, cori di «vergogna» rivolti alla sindaca Ilaria Abagnale e uno striscione che ha riassunto la giornata del 24 giugno: «Senza un briciolo di umanità ci avete tolto lavoro, sorriso e dignità». La strada che porta al municipio è stata bloccata, con un consistente schieramento di forze dell’ordine sul posto.Cosa chiedono i lavoratori del Castello delle CerimonieIn prima fila ci sono i due volti più riconoscibili del programma tv accanto al fondatore Antonio Polese, i caposala Ferdinando Romeo e Gaetano Davide. «Noi non vogliamo lavorare altrove. Sono qui da 40 anni, questa è casa nostra», rivendica Romeo a Repubblica. Davide chiede un confronto immediato: «Chiediamo un tavolo con le istituzioni, ci è stato detto che non c’è più niente da fare, ma non è possibile». Le stime sull’impatto occupazionale variano: Repubblica parla di 80 famiglie coinvolte, il Corriere alza il conteggio a oltre mille persone considerando anche l’indotto. La richiesta concreta, portata anche dalla portavoce dei lavoratori Emma Acampora, è una sola: tenere aperta la struttura almeno fino al 31 ottobre, per chiudere la stagione e tutelare i clienti che hanno già programmato eventi.Perché La Sonrisa è stata chiusa: la sentenza per lottizzazione abusivaLa chiusura definitiva è arrivata dopo il ritiro delle licenze deciso dal Comune e confermato in ultima istanza dal Consiglio di Stato. Alla base della vicenda, come ricorda il Corriere della Sera, c’è una sentenza del tribunale di Torre Annunziata del 2016, ratificata dalla Cassazione nel 2024, che ha qualificato l’intero complesso come frutto di una lottizzazione abusiva avviata nel 1979 e proseguita fino a pochi anni fa. Edifici in parte abusivi, giardini, tre case, parcheggio ed eliporto sono stati acquisiti al patrimonio comunale: secondo Repubblica si tratta di un’area di 40mila metri quadrati, il Corriere arriva invece a 44mila metri quadrati. Restano sospesi, in attesa dei ricorsi al Tar Campania, gli sgomberi dei tre appartamenti dove vivono i Polese e dei locali commerciali.La nota della famiglia Polese e il ricorso alla Corte europeaGli ex proprietari non sono fisicamente in piazza, ma la regia della mobilitazione, scrive Repubblica, sarebbe stata affidata a Imma Polese e al marito Matteo Giordano. Alla manifestazione, secondo il Corriere della Sera, ha preso parte anche Sabatino Polese, fratello del fondatore Antonio. La famiglia affida la propria posizione a una nota in cui rivendica «quasi quarant’anni» di attività svolta «con autorizzazioni, concessioni, sanatorie, licenze commerciali e sanitarie rilasciate dagli enti competenti», ricordando il pagamento regolare di tasse e contributi. Sulla vicenda giudiziaria i Polese preferiscono non entrare nel merito, sottolineando però che il caso è stato sottoposto «al primo vaglio di ammissibilità della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo». L’appello finale è alle istituzioni: «Centinaia di persone rischiano di perdere il lavoro. Sono padri, madri, figli. Non ci arrendiamo».Cosa succederà al Castello delle Cerimonie: le opzioni del ComuneMentre la protesta va avanti, dagli uffici del Comune sarebbero allo studio una serie di soluzioni. Un tecnico è stato incaricato di redigere un piano sul futuro del complesso, dotato di piscina, sale da 500 posti ed eliporto per i clienti vip. Le strade percorribili, ricorda Repubblica, sono tre: l’abbattimento integrale dell’immobile, il riutilizzo a fini sociali oppure una demolizione parziale. Nel frattempo i dipendenti continuano a presidiare l’ingresso. Dopo circa mezz’ora di blocco, una lavoratrice ha chiesto al megafono di lasciar passare i pullman diretti agli esami universitari, sintetizzando con poche parole lo spirito del sit-in: «Siamo persone per bene». Poi cori e striscioni sono tornati a riempire la strada.L'articolo La rivolta davanti al Castello delle cerimonie, l’attacco dopo la chiusura dei dipendenti storici: «Vergogna, senza umanità». Cosa diventerà proviene da Open.