Licenziato da Google per aver reso Workspace troppo facile da usare: la storia di J. Poehnelt

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Justin Poehnelt, per quasi sette anni nel team Developer Relations di Google Workspace, è stato licenziato per aver creato un tool che ha avuto troppo successo: una CLI (interfaccia a riga di comando) capace di unificare da riga di comando l'accesso a Drive, Gmail, Calendar e alle altre API di Workspace. Il progetto, chiamato gws, è arrivato al primo posto su Hacker News, ha raccolto migliaia di stelle su GitHub e altrettanti utenti in pochi giorni.Two months ago I was fired by Google for creating the Google Workspace CLI. It went viral, hit #1 on Hacker News, gained thousands of GitHub stars and many thousands of actual users in just a couple days.It was an incredible, confusing journey, from directors and leaders asking... pic.twitter.com/VprDW9DO9y-- Justin Poehnelt (@JPoehnelt) June 23, 2026Il tempismo ha reso la vicenda ancora più amara: due giorni prima del licenziamento, Google aveva annunciato a Cloud Next 2026 lo sviluppo di una CLI ufficiale per Workspace, di fatto sovrapposta al progetto personale di Poehnelt.Da progetto interno apprezzato a caso legaleQuando lo strumento è diventato virale, secondo il racconto di Poehnelt diffuso su X, manager e dirigenti hanno inizialmente chiesto cosa l'azienda potesse imparare dal progetto. Poi è arrivato l'ufficio legale, con domande su come il logo e i colori del brand Google fossero finiti sui repository GitHub del tool.Per Poehnelt, la causa reale non riguarda la sua CLI in sé, ma la paura, diffusa tra i vertici di Workspace, di ciò che gli agenti IA rappresentano per il prodotto. Una CLI che rende le API di Workspace facilmente leggibili da un agente automatizzato è, di fatto, un'infrastruttura che bypassa i canali ufficiali con cui Google preferirebbe gestire l'integrazione con le terze parti.La discussione sulla vicenda sfiora i 600 commenti, al momento in cui scriviamo. Una parte degli utenti, tra cui ex dipendenti Google, si concentra sulla questione procedurale: l'azienda ha regole precise per il rilascio di software open source, e il punto contestato è se Poehnelt le abbia rispettate.Lui sostiene che il processo "non è documentato con chiarezza e cambia di continuo", e di aver ottenuto l'autorizzazione tramite il sistema di lancio interno, con il via libera tecnico dato dal suo stesso manager. Altri commentatori rispondono citando la documentazione pubblica sulle release open source di Google, che a loro avviso non lascia margini di ambiguità.Sul fronte del marchio, alcuni osservatori notano che il logo Google compare automaticamente su tutti i repository dell'organizzazione GitHub googleworkspace, un'impostazione di livello organizzativo che Poehnelt non ha scelto, e che il progetto include comunque il disclaimer standard secondo cui non si tratta di un prodotto Google supportato ufficialmente.Un caso che parla di IA, non solo di regole interneDiversi commenti rievocano con nostalgia il celebre 20% time, il tempo che Google concedeva storicamente ai dipendenti per progetti personali: per alcuni, il licenziamento dimostra che quella cultura è ormai morta. Altri ribattono che il 20% time non ha mai significato saltare le revisioni di lancio previste, e che il problema resta la procedura, non l'iniziativa in sé.Il punto su cui converge gran parte dei commenti è che la vicenda racconta soprattutto la tensione tra developer relations, che esistono per rendere le piattaforme più accessibili, e i team di prodotto, che vogliono controllare tempi, marchio e narrativa di ogni nuova funzionalità. Una CLI che esegue chiamate API in modo pulito può non essere più considerato un semplice strumento di comodità: è infrastruttura pronta per gli agenti IA, e questo la rende strategicamente sensibile. Il tool di Poehnelt resta comunque online su GitHub, a disposizione di chiunque voglia usarlo.