Striscione choc al Gay Pride ma nessuno si indigna

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Ho provato una profonda tristezza quando ho visto l’immagine dello striscione esposto ieri, durante il gaypride di Roma, recante un insulto rivolto al movimento Pro vita. Non lo trascrivo per ragioni di decoro. La causa della tristezza che ho provato e che provo tuttora non è data dal fatto che l’insulto fosse rivolto ai Pro vita, movimento peraltro che si impegna attivamente nella tutela del diritto alla vita, ma per l’idea dell’insulto in sè, ossia che si sia avvertito il bisogno di denigrare chi la pensa diversamente.Ma che modo di fare è? Assicuro che provo lo stesso rammarico quando vengono rivolte pesanti offese alle varie associazioni e ai diversi movimenti che si impegnano per i diritti delle persone omosessuali o delle minoranze. Perchè arrivare all’insulto? Se chi ha composto lo striscione pensava di ottenere maggiori tutele per le persone omosessuali, sono certa che il suo tentativo è destinato a fallire, perché l’offesa scatena una reazione dura, scontrosa, non razionale da parte di chi ha un’idea diversa. Purtroppo è così.I diritti delle persone non si difendono tramite l’offesa dell’avversario ma mediante il confronto, lo studio, il desiderio di trovare temi condivisi da cui partire. Si tratta di una questione di civiltà che è difesa solo grazie al rispetto, diversamente ci si trincerà nelle proprie posizioni, si ergono i muri e si scatena l’odio. Sempre, ma soprattutto quando si dibatte sul tema dei diritti, i toni devono essere quelli della dialettica democratica che vede in chi la pensa diversamente un avversario, non un nemico.Leggi anche: Niente ebrei al Gay Pride. La sinistra non dice nulla?Anche i gay discriminano: cacciati dal Pride gli ebrei omosessualiMi auguro che chi ha composto lo striscione incriminato rivolga le proprie scuse al movimento Pro vita e chissà che da queste scuse non possa nascere un fertile terreno di confronto, positivo e serio, che plachi lo spirito della rivendicazione e inneschi una condivisione di obiettivi comuni per la tutela dei cittadini che sono, innanzitutto, persone, prima ancora che omosessuali, eterosessuali, bianchi, neri: chi desidera aggiunga tutte le divisioni possibili.Queste divisioni vengono meno solo facendo riferimento alla persona. Sia dunque la prospettiva personalistica quella che può avviare un dialogo ed eliminare l’insulto.Suor Anna Monia Alfieri, 22 giugno 2026L'articolo Striscione choc al Gay Pride ma nessuno si indigna proviene da Nicolaporro.it.