Keir Starmer ha annunciato oggi le dimissioni da leader del Partito Laburista e da Primo Ministro del Regno Unito. Lo ha fatto davanti al numero 10 di Downing Street, con un discorso visibilmente commosso, che ha chiuso una parabola politica tanto rapida nella salita quanto nella caduta.Starmer aveva conquistato una delle vittorie più ampie nella storia recente del Labour, ottenendo una solida maggioranza parlamentare e ponendo fine a 14 anni di governi conservatori. Lascia invece Downing Street dopo meno di due anni. Nel suo discorso, ha rivendicato ciò che considera il suo lascito: ha ricordato di aver ereditato un partito «politicamente, finanziariamente e moralmente fallito» e di averlo riportato al governo dopo aver «estirpato il veleno dell’antisemitismo», ricostruendo la credibilità laburista su economia, difesa e sicurezza nazionale. Ha citato tra i successi più recenti il calo dell’inflazione e la proposta di legge per vietare i social ai minori di 16 anni. Ma le parole suonavano già come un epitaffio. Il colpo finale è arrivato da Andy Burnham. Determinante è stata la sua vittoria in un’elezione suppletiva nel collegio di Makerfield, risultato che ha consentito all’ex sindaco della Greater Manchester di entrare alla Camera dei Comuni e di preparare apertamente la sfida per la leadership. Ancora venerdì Starmer sosteneva che avrebbe partecipato a qualsiasi elezione interna o che avrebbe offerto un posto da ministro a Burnham. Nel fine settimana però vari membri del governo e circa metà dei parlamentari hanno chiesto una transizione ordinata. A quel punto, la sua posizione era diventata indifendibile. Nessuna sceltaDurante il discorso, Starmer ha detto di aver ascoltato la domanda che proveniva dal partito — chi sia il leader migliore in vista delle elezioni del 2029 — e di averla accettata con «buona grazia». Una formula elegante per dire che non aveva scelta.Sullo sfondo, una pressione insolita anche dall’estero. Trump aveva anticipato su Truth Social le dimissioni di Starmer, accusandolo di aver fallito sulle politiche migratorie ed energetiche e invitando Londra a sfruttare maggiormente le risorse petrolifere del Mare del Nord. Parole senza precedenti da parte di un presidente americano nei confronti di un premier alleato. Burnham è oggi considerato il favorito per la successione. Il premier uscente ha chiesto al Comitato esecutivo nazionale del Labour di fissare il calendario per la corsa alla leadership, con apertura delle candidature il 9 luglio e chiusura il 16 luglio. Se Burnham si presenterà come unico candidato — ipotesi sempre più probabile — il passaggio di consegne avverrà già a metà luglio. Resta l’immagine di un uomo che piange davanti alla porta di casa sua, sapendo che non è più casa sua. Un esito che conferma una tendenza sempre più evidente nella politica britannica e occidentale: la crescente fragilità delle leadership. The post Uk: Keir Starmer piange in diretta e si dimette da Primo Ministro appeared first on Radio Radio.