Londra — Nella recente storia europea, non esiste altro politico al di fuori di Boris Johnson che venga accostato più spesso a Donald Trump. Sarà l’imprevedibilità, il ciuffo biondo platino o lo stile sopra le righe. Ma c’è un tema su cui l’ex premier britannico e l’attuale inquilino della Casa Bianca hanno visioni radicalmente diverse: l’energia. Per anni ci siamo abituati a vedere politici di sinistra – o comunque progressisti – spingere per la transizione verde e cantare le lodi delle fonti rinnovabili. Ma la realtà è che esiste anche un’ala conservatrice, seppur minoritaria, che rema nella stessa direzione e non ha paura di dirlo. È il caso, per l’appunto, di Boris Johnson, tra gli speaker di punta dell’Energy Tech Summit organizzato da Octopus a Londra.La transizione verde e la frecciatina di Johnson a TrumpL’ex premier britannico è stato invitato a parlare con un obiettivo ben preciso: dimostrare che anche tra i conservatori esiste una sensibilità ai temi dell’energia pulita e dei cambiamenti climatici. E infatti, l’intervento di Johnson si è mosso proprio in quella direzione: «Ho sempre avuto ragione a spingere per l’energia pulita e vedere il Regno Unito come centro per la produzione di energia solare, eolica e nucleare». Sia chiaro, l’ex premier inglese non è certo l’unico politico di destra che spinge per la transizione energetica. Ma è difficile trovare un leader conservatore in Europa che parli così apertamente delle opportunità di investire nell’energia pulita, abbandonare i combustibili fossili e contrastare il cambiamento climatico. I discorsi, semmai, spesso si limitano a critiche al Green Deal o alla necessità di revocare qualche regolamento europeo sul clima giudicato troppo ambizioso e poco realistico.Il punto di partenza di Johnson, invece, resta la crisi energetica del 2022: «Con l’invasione di Putin del 2022, alcuni pensavano che saremmo dovuti tornare indietro al fracking e alle esplorazioni nel Mare del Nord, ma è un errore pensare che tornando indietro puoi abbassare i costi dell’energia». Il prezzo delle materie prime, comprese quelle energetiche, è globale. «Come ha scoperto il presidente Trump», aggiunge caustico l’ex inquilino di Downing Street. E poi rincara la dose: «Solo perché gli Stati Uniti producono tanto petrolio e gas, non vuol dire che non salgano i prezzi della benzina anche da loro con la chiusura di Hormuz».La svolta verde di Johnson e le resistenze dei conservatoriDurante il suo mandato da primo ministro, Boris Johnson ha spinto effettivamente il Regno Unito verso la produzione di energia pulita. La British Energy Security Strategy del 2022, elaborata all’indomani dello shock dei prezzi energetici innescato dall’invasione russa in Ucraina, puntava proprio ad accelerare la transizione energetica, puntando su un mix di nucleare, eolico e solare come architravi del sistema elettrico futuro, ma anche su una controversa espansione delle esplorazioni nel Mare del Nord. L’ex premier, d’altronde, non è certo annoverabile tra quei leader di destra che non credono ai cambiamenti climatici. Anzi, ha sempre predicato la necessità di abbassare le emissioni di gas serra in atmosfera e di farlo in fretta.I leader conservatori che sono venuti dopo di lui non hanno certo tenuto alta l’asticella dell’ambizione. Kemi Badenoch, attuale capa dell’opposizione per i Tories, ha promesso che – se eletta – cancellerà la legge sul clima che impegna il Regno Unito a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Una posizione apertamente contestata da Johnson: «Il livello del dibattito è deprimente. Nel mio partito – ha detto in una recente intervista al Telegraph – c’è chi vuole fare a pezzi l’agenda verde, ma non credo che quello ci porterà a vincere. Non ho visto un’impennata nei sondaggi dopo che i conservatori hanno detto che il net zero è spazzatura».La ricetta dell’ex premier per abbassare le bollette Quando Johnson è salito sul palco dell’Energy Tech Summit, Keir Starmer aveva appena annunciato le sue dimissioni da primo ministro. Ed è proprio sul tema dell’energia che Johnson invita il suo futuro successore a fare di più. «Dobbiamo cambiare il sistema che determina il prezzo dell’energia», propone Johnson. Il meccanismo suggerito è quello del nodal pricing: in sostanza, l’elettricità non ha un prezzo unico nazionale, ma costa meno dove c’è abbondanza di produzione. In questo modo, chi vede costruirsi un grosso parco eolico o solare di fianco a casa sa che sta sacrificando a qualcosa in termini paesaggistici, ma sa anche che pagherà bollette molto più basse. «Possiamo risolvere il problema del cambiamento climatico con la produzione di energia pulita», insiste ancora Johnson. Una posizione su cui non tutti nel suo partito oggi sarebbero d’accordo.Foto copertina: EPA/Andy Rain | L’ex primo ministro britannico, Boris Johnson L'articolo Anche a destra c’è chi tifa per la transizione verde. Boris Johnson: «Ho avuto ragione a spingere il Regno Unito verso le emissioni zero» proviene da Open.