C’è un sottotitolo, nell’evento che il 7 giugno ha riempito gli spazi della Fondazione Riccardo Catella in via Gaetano de Castillia, che dice più di qualunque spiegazione clinica: il dentro addosso. Tre parole che rovesciano il rapporto tra corpo e interiorità, tra ciò che si nasconde e ciò che si sceglie di mostrare.È il cuore di FUORITRAMA, il fashion show solidale promosso dall’Associazione Erika ODV — organizzazione di volontariato nata nel 2000 dalla collaborazione con la Struttura Complessa di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, punto di riferimento nazionale per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare.Dodici ragazze in cura per anoressia, bulimia e obesità grave. Dodici abiti cuciti a mano, sabato dopo sabato, nel laboratorio sartoriale dell’ospedale. E dodici emozioni — una per ciascuna — scelte come punto di partenza del proprio capo. Elisabetta ha dato forma alla gentilezza. Sofia S. alla paura. Sofia F. alla resilienza. Elisa all’amore. Alessandra alla serenità. Camilla alla felicità. Federica all’empatia. Noemi alla fiducia. Cecilia alla nostalgia. Sofia C. alla confusione. Olivia al vuoto. Gaia alla rabbia. Non c’è gerarchia tra queste parole, non ci sono emozioni giuste e sbagliate: c’è solo il coraggio di nominarle e poi di indossarle, letteralmente, davanti a una platea. Il dentro addosso, appunto.A guidare il percorso creativo è stato Edoardo Colbertaldo, designer professionista con esperienza in Versace, che ha messo le proprie competenze al servizio del progetto come volontario responsabile del laboratorio moda e creatività. Al suo fianco Simona Galli, educatrice e coordinatrice dei volontari e delle attività dell’associazione. Dietro ogni punto di cucitura non c’è solo un gesto tecnico, ma un lavoro di relazione: il laboratorio è parte integrante del percorso riabilitativo, pensato per restituire alle pazienti una relazione diversa con il proprio corpo — non più campo di battaglia, ma superficie espressiva.La sfilata del 7 giugno ha visto la partecipazione della quasi totalità dell’équipe del reparto di Dietetica e Nutrizione Clinica di Niguarda: medici, dietiste, psicologhe, infermiere e tecnici della riabilitazione psichiatrica erano presenti per accompagnare le ragazze in un passaggio che è insieme artistico e terapeutico. La dottoressa Marcella Tajani, medico e referente dell’area psicologica e psichiatrica del reparto, ha aperto l’evento con un breve intervento che ha inquadrato il senso clinico dell’iniziativa, ricordando come i disturbi del comportamento alimentare siano, nella loro essenza, patologie del rapporto con sé stessi e con gli altri — e come la creatività possa offrire una via di riappropriazione che la parola, da sola, a volte non riesce a trovare.A presiedere l’associazione è Gabriella Sesti, mentre Anna Rita Vuolo, tecnico della riabilitazione psichiatrica, rappresenta il legame diretto tra il progetto e il lavoro quotidiano del reparto.L’intuizione non è nuova per l’Associazione Erika. Già nel 2023 con l’evento “Luce” e nel 2024 con “Erika (mi)amo”, il laboratorio sartoriale aveva portato in scena i propri frutti, coinvolgendo ogni volta le pazienti nella creazione integrale degli abiti. Ma quest’anno il progetto ha acquisito una dimensione ulteriore: le stoffe utilizzate sono tessuti africani provenienti direttamente dal Malawi, scelti sul posto da alcune ragazze che, concluso il percorso di cura a Niguarda, sono partite per un’esperienza di volontariato alla scuola di Nswadzi. Un doppio filo, dunque: la guarigione che si fa dono, l’esperienza personale che si apre all’altro.L’Associazione Erika prende il nome dalla lettera di una paziente che, ventisei anni fa, ispirò un gruppo di genitori — accomunati dalla stessa battaglia — a costruire qualcosa di concreto attorno al centro di cura di Niguarda. Oggi l’organizzazione garantisce la presenza quotidiana di operatori e volontari in reparto, gestisce uno sportello di ascolto telefonico e orientamento psicologico, organizza gruppi di supporto per i familiari, e mette a disposizione tre appartamenti per le famiglie che arrivano da fuori regione. Laboratori teatrali, uscite culturali, pomeriggi musicali: un ecosistema di attività pensate per ricostruire, pezzo dopo pezzo, una relazione sana con sé stessi e con gli altri.La scelta della sede non è stata casuale.Resta, di FUORITRAMA, un’immagine che vale più della cronaca: dodici ragazze che hanno scelto un’emozione difficile da pronunciare e ne hanno fatto un vestito. Che hanno preso le proprie misure non per sottrarsi centimetri, ma per costruire qualcosa di bello. Che sono uscite dalla trama rigida del disturbo per tesserne una nuova — la propria.L'articolo FUORITRAMA: quando il filo diventa cura proviene da Nicolaporro.it.