Si dice che Matteo Salvini fosse stufo di essere additato come il responsabile dei ritardi dei treni. Per questo ha spinto fuori dalle Ferrovie dello Stato Stefano Antonio Donnarumma, ingegnere classe 1967. Fatali al manager anche le incomprensioni con Giovanbattista Fazzolari e Giancarlo Giorgetti. Mentre al suo posto è pronta la soluzione interna: Gianpiero Strisciuglio, barese, 50 anni, attuale ad di Trenitalia. Con un processo di mezzo per il disastro di Brandizzo. Eppure l’analisi del dossier Altra Velocità dice che il 65,4% dei Frecciarossa e il 64,6% dei Frecciabianca è in ritardo. In miglioramento dell’1% rispetto al 2025.L’addio di DonnarummaI retroscena dei giornali raccontano che Donnarumma è diventato ad di Fs nel giugno 2024, con scadenza aprile 2027. Ha avuto la supervisione degli investimenti del Pnrr sulle infrastrutture ferroviarie. Sul piano politico all’inizio Salvini lo vedeva vicino. Ma la sua linea di autonomia ha presto irritato sia il Capitano che Giorgetti. Poi la rottura con Fazzolari nella primavera del 2023, al tempo delle partite sulle grandi partecipate. Donnarumma era il candidato forte per guidare Enel, ma proprio Fazzolari lo frenò, evocando il problema sulle norme delle porte girevoli. Il risultato è stato un cambio di rotta su Flavio Cattaneo, mentre Donnarumma restò fuori dal risiko energetico.Le incomprensioni con il governoUna delle operazioni che ha fatto scattare l’incomprensione con il governo è l’acquisizione di Pizzarotti. Ma la rottura è arrivata sulla gestione della fase post Pnrr. Il manager guardava ai fondi privati. Da qui le dimissioni anticipate. Salvini, spiega il ministero, «ha ringraziato l’ad per il lavoro e gli oltre 90mila dipendenti che ogni giorno svolgono una funzione essenziale. Entrambi concordano sulla conclusione del mandato in anticipo rispetto ai tempi previsti per far partire la fase due dell’azienda, chiusi positivamente gli obiettivi Pnrr, con a capo una figura scelta dall’interno». Poi il ministro ha anche detto che Donnarumma aveva altre ambizioni ed era felice della soluzione.I treni fermi al paloIntanto La Stampa spiega che la rete ferroviaria italiana è sotto assedio tra incidenti, sabotaggi, ritardi e cantieri. Emblematico il caso del convoglio fra Lambrate e Milano Centrale ieri, con 200 passeggeri bloccati senza aria condizionata. Oltre agli errori di manutenzione, ci sono stati anche i sabotaggi. Come nel febbraio 2026, quando l’Alta Velocità è andata in tilt a causa di un doppio attentato. A Bologna ignoti hanno piazzato ordigni, tranciando cavi vitali per la circolazione. Nelle stesse ore, un incendio doloso a una cabina elettrica a Pesaro ha aggravato il blocco del traffico.I ritardiPoi ci sono i ritardi. Il dossier “Altra Velocità” redatto da Chiara Calore per Europa Radicale prende in esame 43.389 corse monitorate dal primo gennaio 2026. Il 65% dei convogli giunge a destinazione in ritardo. Un miglioramento rispetto al 66% del 2025. Le linee veloci italiane hanno accumulato un ritardo complessivo di 295 giorni. I numeri dei disagi parlano di 3.752 treni oltre la mezz’ora di ritardo. Una quota pari a 1.357 convogli ha sfondato la barriera dei 60 minuti.I cantieriEppure Rete Ferroviaria Italiana ha messo in campo 11,6 miliardi di euro di risorse nel 2025. Sulla rete sono attivi ogni giorno 1.300 cantieri tra manutenzione e investimenti. Il volume degli interventi è cresciuto del 49% rispetto al 2023. Il 63% degli investimenti è rivolto alle grandi opere strategiche, supportate dai 25 miliardi di euro di fondi Pnrr. I lavori portano a 272 mila interruzioni annue. E l’estate attende: tra il 2 e il 16 agosto la linea Milano-Venezia subirà un’interruzione di 15 giorni tra Verona e Vicenza. Dal 20 luglio al 28 agosto la Milano-Genova affronterà un blocco completo per i lavori al Ponte Po. Interruzioni pesanti colpiranno la linea Milano-Bologna ad agosto e Firenze, snodo cruciale, a luglio.Frecciarossa, Frecciabianca, FrecciargentoI Frecciarossa sono in ritardo il 65,4% delle volte su 39.939 convogli. I Frecciabianca si assestano al 64,6% su 1.368 corse. I Frecciargento sono fermi al 57,6% su 2082 treni. La top 10 delle tratte peggiori, elaborata sulla base dei dati raccolti, incorona la rotta Milano-Bari. Il Frecciarossa 8807 Milano-Bari guida la classifica con il 38% di corse oltre i 30 minuti di ritardo e una media fissa di 30 minuti persi verso sud. Poi c’è quello da Reggio Calabria a Milano (35% di ritardi pesanti e 26 minuti di ritardo medio). Segue l’8824 da Lecce verso Milano Centrale, con il 33% di corse giunte oltre i 30 minuti dall’orario stabilito.L'articolo L’addio di Donnarumma alle Fs e quei treni sempre in ritardo tra cantieri e incidenti proviene da Open.