Il robot umanoide Atlas arriva in fabbrica, e gli operai si ribellano: sciopero al 92% per Hyundai

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Il sindacato di Hyundai ha votato con il 92% dei consensi l'autorizzazione allo sciopero, in un referendum che ha coinvolto 39.668 iscritti dopo che 11 round di trattative salariali si sono arenati. Per la prima volta, al centro dello scontro non ci sono solo bonus e stipendi, ma il controllo sull'arrivo dei robot umanoidi in fabbrica.Il sindacato non ha ancora fissato la data di un'eventuale astensione dal lavoro, ma il mandato ottenuto gli consente di farlo in qualsiasi momento. Hyundai è uno dei maggiori datori di lavoro privati della Corea del Sud, e il suo stabilimento di Ulsan è tra i più grandi impianti automobilistici al mondo: un'interruzione delle linee qui si farebbe sentire su scala nazionale.Atlas, il robot che ha acceso la protestaA far precipitare la situazione è Atlas, il robot umanoide di Boston Dynamics, società controllata da Hyundai dal 2021. Le ambizioni industriali del robot sono state presentate a gennaio al CES, e da allora Hyundai ha messo nero su bianco un piano che prevede fino a 30.000 unità Atlas prodotte ogni anno entro il 2028, di cui oltre 25.000 destinate agli stessi stabilimenti Hyundai e Kia. La produzione partirà da un nuovo impianto a Savannah, in Georgia.Sulla carta, Atlas è in grado di sollevare carichi vicini ai 45 kg e di lavorare per turni prolungati, caratteristiche che lo rendono adatto esattamente alle mansioni oggi svolte dagli iscritti al sindacato. Hyundai assicura che le prime applicazioni riguarderanno compiti pericolosi, faticosi o ripetitivi, come il sequenziamento dei componenti, prima di un eventuale passaggio alle linee di assemblaggio.Il sindacato dei metalmeccanici coreani vede le cose diversamente: secondo i suoi calcoli, ogni robot costerà meno di due anni di stipendio di un operaio, un dato che sposta la lettura da supporto alla manodopera a sostituzione pianificata."Nessun robot senza accordo sindacale"La richiesta principale del sindacato riguarda prevalentemente chi decide quando e come avviene. "Nessun robot umanoide sarà ammesso sulle linee di produzione senza un accordo tra azienda e lavoratori", ha dichiarato l'organizzazione, chiedendo di fatto un diritto di veto sulle scelte di automazione, non una semplice informativa preventiva.Il braccio di ferro si inserisce in un contesto coreano già segnato da un sindacalismo più assertivo. Il governo di Seoul ha più volte sostenuto che i benefici dell'intelligenza artificiale debbano arrivare anche ai lavoratori e non restare confinati agli azionisti, e lo sciopero contro i robot di Hyundai trasforma quella posizione politica in un caso concreto da gestire. Pesa anche il dato demografico: la Corea del Sud invecchia rapidamente, e le case automobilistiche presentano i robot come una risposta alla carenza di manodopera. Il sindacato non condivide questa lettura, e vede piuttosto un'azienda che usa l'argomento per accelerare un taglio dei costi già pianificato.Il percorso immediato passa dalla mediazione: sindacato e Hyundai erano attesi questa settimana davanti alla commissione coreana per le relazioni di lavoro, da cui dipenderà la prossima mossa dei lavoratori. Hyundai continua a ripetere che i robot affiancheranno, senza sostituire, il personale, ma per il sindacato una promessa verbale non basta: vuole la garanzia scritta, allo stesso modo in cui chiede il bonus scritto. Il piano robotico dell'azienda resta comunque in piedi, con il 2028 sempre più vicino. La vera domanda aperta riguarda chi avrà voce in capitolo quando un Atlas sarà in grado di fare il lavoro di un operaio in carne e ossa.