di Giuseppe De Santis – Negli ultimi anni diversi governi africani hanno compreso che, per favorire la crescita economica, è essenziale limitare l’esportazione di minerali grezzi e promuoverne invece la raffinazione sul territorio nazionale. L’obiettivo è aumentare il valore aggiunto delle materie prime, che una volta lavorate possono essere vendute a prezzi sensibilmente più elevati.Dopo Tanzania, Uganda, Ghana e Zimbabwe, anche la Guinea ha deciso di vietare l’esportazione di minerali grezzi per incentivarne la lavorazione interna.Pur essendo uno dei principali produttori mondiali di bauxite, la Guinea dispone anche di importanti giacimenti auriferi. Finora l’oro veniva esportato prevalentemente allo stato grezzo, ma il governo intende ora obbligare le società minerarie a raffinare il metallo prezioso prima della vendita. In caso di mancato rispetto della nuova normativa, le concessioni minerarie potranno essere revocate.A sostegno di questa strategia è stata realizzata una raffineria nella capitale, Conakry, con una capacità di trattamento pari a 250 tonnellate di oro all’anno. L’impianto lavorerà sia il minerale estratto dalle grandi società minerarie sia quello proveniente dai minatori artigianali.