Se siete qua perché vi siete fatti attrarre dal titolo, e pregustate un articolo critico, distruttivo e sarcastico, beh, che dire, siete nel posto sbagliato. L’unica risposta possibile che almeno per un bel po’ leggerete su queste pagine infatti è: il Medimex serve, oh se serve. Serve ancora, serve eccome, ed anzi ce ne vorrebbero altri dieci – e nel frattempo, solo gratitudine, amore e supporto per quello che c’è già.Non siamo ingenui, occhio.Le conosciamo le critiche.(oh, quanto piacciono in Italia le critiche…)Conosciamo i rimbrotti sottotraccia, dietro le spalle, bisbigliati in semisegreto. Li intercettiamo eccome, li ascoltiamo anche con attenzione, perché spesso arrivano da persone che lavorano sodo, lavorano bene.Sappiamo che il Medimex (ovvero, per chi non lo sapesse: l’appuntamento annuale che inizialmente a Bari e poi a Taranto è stato creato coi fondi dirottati originariamente dalla giunta regionale Vendola dall’Europa per l’ecosistema musicale pugliese, resistendo poi nel tempo con fondi vari e a vari cambiamenti politici), dicevamo, sappiamo che il Medimex per qualcuno è uno spreco.Sappiamo che per qualcuno è una inutile forma di hybris, nata più per dare soddisfazione ai padrini politici ed ai loro famigli ed amici che per aiutare chi lavora sul campo locale davvero. Sappiamo che da quando si è varata la formula dei concertoni a prezzi popolari come evento-fulcro della manifestazione, questa viene vista da più di qualcuno come “concorrenza scorretta” (in soldoni: tu Medimex fai bella figura tenendo il prezzo basso dei biglietti, sì, ma solo perché c’hai i soldi pubblici ad aiutarti, e manco pochi, distorcendo così il mercato).(Il momento clou di quest’anno, l’esibizione sul Lungomare dei Pet Shop Boys; continua sotto)Le sappiamo queste cose. Ma vediamo anche come la Puglia intera sia, per quanto riguarda l’ecosistema musicale, messa molto meglio rispetto a venti, venticinque anni fa. Dagli eventi-contenitore per turisti che calano in massa (che ehi, giustamente continuano ad esserci) si è passati ad avere anche realtà più sofisticate, più particolari, realtà che vanno dal mainstream all’underground, dal pop da televisore alla sperimentazione, dai grandi nomi ai gioiellini di nicchia: non sarà merito esclusivamente del Medimex, ma intanto nella luce di un’analisi causa-effetto l’aver seminato per anni contributi, incontri, occasioni di networking, l’aver dimostrato che la musica può essere un settore lavorativo nobile e dignitoso come altri, non può non aver aiutato questa evoluzione.Chi lo nega è disonesto. O gli sta sul cazzo il Medimex. Forse gli sta sul cazzo proprio tout court il fatto che il mondo musica possa attingere da fondi istituzionali senza affidarsi solo all’iniziativa privata; però poi il paradosso è che spesso sono le stesse persona a lamentarsi che sono abbandonate dalle istituzioni. Sul fatto che il Medimex coi suoi concertoni sia “concorrenza scorretta” e “distorca il mercato”, le obiezioni sono due e sono facili: parliamo di due serate all’anno, non venti in due mesi, e parliamo di un uso intelligente dei fondi pubblici, perché comunque i live messi in programma sono sempre di qualità reale – e ricordatevi che l’alternativa per i grandi eventi “in città” sono i tour di Radio Italia e Radio Norba e Radio Quellochevoletevoi, con le passerelle in playback, e insomma, meglio i Massive Attack o i Pet Shop Boys. Poi chiaro: grazie ai soldi pubblici Medimex può mettere in vendita per questi nomi biglietti a 20, 30 euro invece che a 70, 80; però forse questa può essere l’occasione per un ragionamento sul costo che ha raggiunto la musica dal vivo, e sul fatto che in considerazione di esso vadano mantenute in vita delle occasioni di accessibilità economicamente agevolata, perché se lasciamo mano libera al mercato i grandi nomi finiranno coll’essere appannaggio solo di chi sgancia 200/300 euro per un biglietto.Aggiungiamo che la scelta di Taranto è coraggiosa. Non è una città come le altre (oltre ad essere, di suo, bellissima: la troviamo una delle città paesaggisticamente più sottovalutate d’Italia). Non lo è per l’Ilva, come ovvio, che è una ferita sociale enorme ed è ancora tutta da ricucire. Non lo è per la difficoltà di recuperare il centro storico (ma passo passo ci sta riuscendo bene). Non lo è per alcune inefficienze ed asincronie ancora da superare (come sanno bene le persone che sono rimaste appiedate dal Servizio Navetta dopo il concerto dei Pet Shop Boys, probabilmente per una faida interna tra lavoratori e dirigenza nella locale azienda trasporti). Non lo è perché Taranto non è Napoli, non è Roma, non è una metropoli del Nord, solitamente viene trascurata da tutto ciò che è internazionale (a parte la cellula legata al clubbing del Sound Department, una scheggia impazzita che ha dato negli anni scintillii da Berghain).(Luca De Gennaro, storico ed attivissimo giornalista musicale italiano, mentre intervista la fotografa Roberta Bayley)A Taranto il Medimex serve. Ce lo hanno confermato molti tarantini, in varie chiacchiere random, a partire dai tassisti, categoria sempre molto sensibile e strategica, oltre che cinica e disincantata nelle proprie analisi: “Il Medimex cambia davvero la città” ci ha detto un giorno uno di loro, aggiungendo poi “Non è solo che lavoriamo di più, e va bene, ma proprio il fatto che porta un gran bel pubblico di persone che, altrimenti, a Taranto difficilmente si vedrebbero e Taranto difficilmente la conoscerebbero – ma poi se ne innamorano”.Dovrebbe essere meno elitario? Forse. Dovrebbe racchiudere non solo i gusti, i vezzi e le inclinazioni dello zoccolo duro di persone che lo portano avanti? Sì e no, nel senso che questo legarsi ad un indirizzo ben preciso – quello diciamo da storico lettore di magazine musicale à la Rumore, semplificando un po’ – è la garanzia che ci sia sempre una direzione artistica specifica ed una qualità di fondo, senza scadere nel paraculo nell’indistinto. Chiaro: sarebbe bello che ci fosse più pop con nomi di livello nazionalpopolare che si mettono in gioco (magari interagendo con chi racconta del CBGB’S: perché no?), sarebbe bello che ci fosse più urban con più presenze di chi sa smuovere il (dis)interesse degli adolescenti e dei ventenni), sarebbe bello ci fosse un po’ di elettronica in più. Il punto è che tutte queste cose potrebbero arrivare in futuro, se Medimex continua, se si solidifica, se viene adottato ancora di più ed ancora meglio tanto dalla città che lo ospita quanto dagli addetti ai lavori di tutta Italia.Far capire al cittadino medio ed ancora di più alle istituzioni che la musica è davvero una realtà seria, è un business serio, è un contesto che ha bisogno di professionalità e networking, è un ecosistema che la politica non può ignorare ma non deve dirigere per interessi propri autoreferenziali (…sennò ti viene un Campovolo e un Hellwatt Festival, capito Reggio Emilia, capito PD?), è qualcosa che ancora adesso è: importantissimo.(Ancora Luca De Gennaro, che qui riceve la visita e i complimenti del Presidente della Regione Puglia Decaro, e non perché abbia portato a Taranto Kanye West; continua sotto)ScreenshotAnzi, oggi che attorno alla musica sono tornati i soldi e i guadagni dopo la grande paura legata al declino della vendita del supporto discografico fisico, importante lo è ancora di più.E quindi: un Medimex che non sia la Milano Music Week, perché finire esclusivamente nel milanocentrismo può diventare un tumore maligno per tutto il settore (ci vorrebbe un articolo apposito per spiegarlo), ma che abbia la forza di essere articolato come e più di adesso serve, serve eccome. E non solo perché così chi il festival lo fa può invitare i suoi gruppi preferiti e/o prendere ancora soldi dalla Regione, o perché chi vi scrive possa essere ancora invitato a panel e workshop; no, serve alla città, che comunque deve imparare ad amarlo ed abbracciarlo ancora di più, serve su base nazionale a tutto il settore, serve in generale a chi ha la passione della musica e questa passione in un modo o nell’altro vorrebbe trasformarla verso l’upgrade della professionalità, magari partendo da quel Sud che ha ancora un potenziale inespresso enorme, e che peraltro già ora esprime gioielli assoluti – ma prima di tutto per la follia e il coraggio di singole ciurme di visionari e fissati, non perché ci sia un tessuto sociale, politico ed economico che faciliti ed incoraggi sistemicamente.Vi pare poco, tutto questo?O preferite che a Taranto non ci sia niente? Che in Puglia ci siano solo i grandi eventi per turisti indistinti, e la politica volti le spalle sulla faccenda musica che non sia classicoa e non sia il jazz con la scusa del lassez faire ai privati?O, ci fosse qualcosa, ci fosse un Medimex, preferireste che al Castello Aragonese durante il festival non ci sia Diodato a fare con grande competenza da direttore artistico per i concerti all’ora del tramonto (un cantante pop nella percezione collettiva ma dei “nostri” per cuore e spirito, oltre ad essere tarantino) ma ci sia semmai qualche sfilata di cantanti in classifica che fanno un pezzo in playback e se ne vanno o una serie di gruppi minori col solo merito di avere agganci in assessorato? E allo Spazioporto, altra realtà fondamentale dell’organismo-Medimex, meglio che il palco vada a gente che sta lottando per farsi conoscere senza rinunciare alla ricerca di qualità ed identità come accade ora, o finisca invece a cover band (che peraltro, diciamocelo, garantirebbero maggior resa su minore spesa)?Fatevele queste domande. Facciamocele.Il Medimex può e deve migliorare su molte cose, se va avanti. Ma serve. Serve ancora. Accidenti se serve: a Taranto, ed all’Italia musicale intera – o almeno alla sua parte più appassionata e meno superficiale e/o paracula. E ve lo dice uno che non si emoziona all’idea di vedere gli Suede o gli Slowdive dal vivo e che i Pet Shop Boys li ama più per quello che erano e rappresentano che per come sono oggi, e uno che per la New York post punk ha un cortese e curioso interesse, non un’infuocata fissazione. Però avere una mostra con le foto di Roberta Bayley o sentir parlare Kid Congo di persona o vedere un palco sul lungomare di Taranto di quelli che di solito vedi a Milano o negli eventi di Eventim o Live Nation vale oro, anche se non sei un feticista del CBGB’S, di più, proprio anche se non sai cos’è: provare per credere. Questa è la direzione in cui dobbiamo andare. Il resto, è finanza e speculazione ed estrazione intensiva di valore.The post A chi serve ancora il Medimex? appeared first on Soundwall.