“Sentire” l’Etna: un percorso per persone con disabilita motoria e visiva costruisce un nuovo, sorprendente racconto del vulcano

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Il nostro percorso riguardante l’accessibilità della montagna, oggi approda al Parco dell’Etna, considerato una realtà siciliana pioneristica nell’offrire percorsi naturali accessibili alle persone con disabilità, sia motoria, sia visiva. In particolare, sono stati effettuati  interventi  per l’abbattimento delle barriere architettoniche nella sede del parco a Nicolosi.Già alcuni anni fa, è  stato realizzato il Sentiero del Germoplasma, un percorso sensoriale, che si snoda tra tutte le specie vegetali presenti sul territorio; accessibile  alle persone sia con disabilità motoria in quanto la  pendenza non supera il 7% e con un fondo battuto facilmente percorribile, sia con problemi visivi  perché munito  di cartelli in braille a altezza accessibile. Il Sentiero ha sempre rappresentato un punto di riferimento per il turismo inclusivo. In tempi più recenti, grazie a un protocollo siglato  tra  l’Ente Parco  e l’INAF – l’Istituto Nazionale dell’Astrofisica,  sono aumentate le opportunità per i turisti disabili, nel cuore del Parco, a 1.725 metri di quota, presso l’Osservatorio Astrofisico, dove uno dei telescopi è accessibile alle persone con disabilità  motoria.Al di là di tali interventi di tipo strutturali, pochi giorni fa si è conclusa un’iniziativa molto particolare finalizzata a far  vivere l’esperienza diretta del vulcano a quindici persone con disabilità visiva attraverso percorsi sensoriali progettati con il massimo rigore scientifico. La progettualità è stata resa possibile grazie alla collaborazione dell’Associazione Italiana Geologia e Turismo, l’Associazione Disabili Visivi e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Osservatorio Etneo (INGV – OE) e il CNR.  L’esperienza è durata tre giorni. Nel corso della prima giornata, si è tenuta la “parte teorica”: la sede dell’INGV di Catania si è trasformata in un centro multisensoriale. I partecipanti disabili visivi, attraverso alcuni modelli 3D, realizzati appositamente, hanno potuto conoscere l’evoluzione dei crateri sommitali dell’Etna; e comprendere il significato dei segnali sismici che arrivano alla sala operativa. Grazie a suoni registrati dagli idrofoni (microfoni sottomarini), inoltre, sotto forma di gioco, hanno avuto la possibilità di imparare a distinguere i rumori di un terremoto da quelli di un fulmine,  dei delfini dalle balene…….. In particolare, hanno ascoltato il segnale infrasonico, opportunamente accelerato e reso udibile, che accompagna le esplosioni vulcaniche. Invece, la collezione delle rocce ha permesso di capire le differenze tra i prodotti dell’attività esplosiva e quelle delle colate laviche. Il giorno seguente, durante l’incontro con il vulcano attivo, tutto ciò che avevano toccato e sentito durante la giornata precedente, si è trasformato in una realtà concreta. Particolarmente apprezzata è stata la salita con la funivia e i mezzi 4×4 fino ai 3.000 metri, dove l’aria è più sottile, il vento è più forte e l’odore dello zolfo è più intenso. Suggestivo per il gruppo è stato sentire i lapilli  che scricchiolavano sotto i piedi, mentre si saliva in fila indiana seguendo il percorso fatto il giorno prima in 3D. L’Etna e tutto ciò che le fa da cornice   è diventato un sistema vero, complesso, e soprattutto un’esperienza condivisa. Protagonista dell’ultima giornata è stata l’acqua; in particolare, quella delle Gole dell’Alcantantara che, insieme con la lava, nel corso del tempo ha costruito un paesaggio davvero unico, fatto dal contrasto delle pareti, dal suono del flusso idrico e delle cascatelle, dall’umidità, dalla temperatura e la verticalità.“E sì, anche noi ricercatori abbiamo provato a scendere a occhi chiusi; e finalmente abbiamo capito: si cammina con in piedi e non con gli occhi – conclude Emanuela De Beni, ricercatrice e promotrice del progetto – Il vulcano sembra più potente, permea ogni cosa; la sua forza passa dai piedi e sale fino al cervello. È un sensazione di condivisone mai provata prima. Siamo arrivati all’autobus con le gambe stanche e i sorrisi aperti: ci siamo abbracciati, baciati e felici”.