L’ondata di caldo che da giorni sta investendo gran parte dell’Europa continua a far registrare temperature eccezionali, con picchi superiori ai 40 gradi in diversi Paesi e autorità sanitarie impegnate a diramare allerte e raccomandazioni per limitare i rischi legati al caldo estremo. Dalla penisola iberica alla Francia, passando per l’Italia, il caldo sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari e costringendo le amministrazioni ad adottare misure straordinarie per proteggere la popolazione più vulnerabile.Tra queste c’è anche la decisione presa in alcune aree della Francia interessate dall’allerta per il caldo estremo, dove è stato temporaneamente vietato il consumo di alcolici negli spazi pubblici. Un provvedimento motivato non soltanto da esigenze di ordine pubblico, ma soprattutto da ragioni sanitarie. Ma perché durante un’ondata di caldo bere qualche birra fresca può non essere la scelta migliore? E quali sono gli effettivi rischi per la salute?Il possibile rischio di maggiore disidratazioneSia chiaro, il provvedimento francese non va interpretato come una demonizzazione dell’alcol né significa che bere una birra o un bicchiere di vino durante una giornata calda sia automaticamente pericoloso. Si tratta di una misura adottata in un contesto di emergenza, in cui ogni fattore potenzialmente in grado di aumentare il rischio di malori legati al caldo viene preso in considerazione. Ma perché proprio l’alcol è finito al centro di questa raccomandazione? Il motivo per cui le autorità sanitarie invitano a limitare il consumo di alcol durante le ondate di calore non è legato a un singolo effetto, ma alla combinazione di diversi meccanismi fisiologici. L’etanolo innanzitutto agisce su più sistemi coinvolti nella risposta dell’organismo allo stress termico. Il primo aspetto riguarda il delicato equilibrio dei liquidi nel nostro organismo. Quando le temperature salgono, il corpo aumenta la sudorazione per disperdere il calore e mantenere stabile la temperatura interna. È un meccanismo indispensabile, ma comporta anche una continua perdita di acqua e sali minerali. Per evitare di disidratarsi, il cervello attiva allora un sistema di “risparmio”: produce vasopressina, nota anche come ormone antidiuretico, che agisce sui reni riducendo la quantità di acqua eliminata con le urine. L’alcol, però, interferisce con questo meccanismo. Inibendo il rilascio della vasopressina, spinge i reni a eliminare una maggiore quantità di liquidi, motivo per cui dopo aver bevuto si tende a urinare più spesso. L’effetto diuretico dell’alcolNella maggior parte dei casi l’organismo riesce a compensare questa perdita, ma durante un’ondata di caldo, quando il corpo sta già disperdendo grandi quantità di acqua attraverso il sudore, l’effetto può contribuire a favorire la disidratazione. Diversi studi hanno documentato questo effetto diuretico. In uno studio pubblicato sulla rivista Alcohol and Alcoholism, ad esempio, i ricercatori hanno confrontato gli effetti di una birra tradizionale con quelli della stessa birra in versione analcolica, osservando che nei soggetti ben idratati la presenza di alcol determinava una maggiore produzione di urina. Lo stesso studio ha però mostrato che, quando l’organismo è già leggermente disidratato, questo effetto tende a ridursi perché il corpo cerca comunque di conservare acqua. Durante un’ondata di caldo, tuttavia, anche una perdita aggiuntiva di liquidi può sommarsi a quella dovuta alla sudorazione e contribuire ad aumentare il rischio di disidratazione. L’effetto diuretico dell’alcol è ben documentato, ma non è identico in tutte le situazioni. Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 su Environmental Health sottolinea che la perdita di liquidi dipende da diversi fattori, tra cui la dose di etanolo assunta e le condizioni fisiologiche della persona, in particolare il suo stato di idratazione. Per questo motivo gli autori invitano a interpretare con cautela i risultati degli studi disponibili, pur riconoscendo che l’interferenza dell’alcol con l’equilibrio dei liquidi rappresenta un potenziale fattore di rischio durante le ondate di calore.I rischi sul flusso di sangueUn altro effetto riguarda la circolazione del sangue. Quando fa molto caldo, il nostro organismo cerca continuamente di disperdere il calore in eccesso per mantenere stabile la temperatura corporea. Per farlo aumenta il flusso di sangue verso la pelle attraverso un processo chiamato vasodilatazione periferica, cioè l’allargamento dei piccoli vasi sanguigni più superficiali. In questo modo una maggiore quantità di sangue raggiunge la pelle, dove può cedere più facilmente il calore all’ambiente e contribuire a raffreddare il corpo.Anche l’alcol provoca vasodilatazione. È il motivo per cui, dopo aver bevuto, il viso può arrossarsi e si può avvertire una temporanea sensazione di sollievo dal caldo. Questa sensazione, però, può essere ingannevole. Quando le temperature sono molto elevate, infatti, il sistema cardiovascolare sta già lavorando per mantenere stabile la temperatura corporea e, allo stesso tempo, garantire che cuore, cervello e gli altri organi ricevano un adeguato afflusso di sangue. Se i vasi sanguigni si dilatano ulteriormente per effetto dell’alcol, la pressione arteriosa può diminuire e il cuore deve lavorare di più per mantenere una circolazione efficace. Nelle persone più sensibili, soprattutto se hanno già perso molti liquidi con la sudorazione, questo può tradursi in capogiri, debolezza o, nei casi più marcati, in uno svenimento.Gli effetti sul sistema nervoso centraleOltre agli effetti sulla diuresi e sulla circolazione, gli studiosi stanno cercando di capire se l’alcol possa interferire anche con la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea. Alcune ricerche suggeriscono che l’etanolo possa modificare la risposta dell’ipotalamo, la regione del cervello che coordina la termoregolazione, ma le prove disponibili sono ancora limitate e non consentono conclusioni definitive. Un terzo elemento riguarda il sistema nervoso centrale. L’alcol attraversa rapidamente la barriera emato-encefalica e agisce sui circuiti cerebrali che regolano attenzione, coordinazione e capacità di giudizio. Questo non significa che impedisca al cervello di controllare la temperatura corporea, ma può rendere più difficile riconoscere e interpretare correttamente i segnali che il corpo invia quando lo stress termico aumenta. Gli esperti spiegano come, oltre ad agire sull’equilibrio dei liquidi e sulla circolazione, l’alcol sia un depressore del sistema nervoso centrale: rallenta cioè i tempi di reazione, riduce la lucidità e può alterare la capacità di valutare ciò che sta accadendo al proprio organismo. Durante un’ondata di caldo questo può rappresentare un ulteriore fattore di rischio. I sintomi iniziali dell’esaurimento da calore, come stanchezza insolita, vertigini, mal di testa o nausea, possono essere sottovalutati o riconosciuti più tardi, ritardando comportamenti fondamentali come interrompere l’attività fisica, spostarsi all’ombra o reidratarsi. È anche per questo che le raccomandazioni sanitarie invitano a limitare il consumo di alcol durante i periodi di caldo estremo, soprattutto nelle persone più vulnerabili.Da quale temperatura diventa un problema?Non esiste una temperatura oltre la quale un bicchiere di vino o una birra diventano improvvisamente pericolosi. Il nostro organismo non ragiona per soglie rigide, ma risponde all’insieme delle sollecitazioni a cui è sottoposto. Temperature elevate, umidità, esposizione al sole, attività fisica, stato di idratazione, età e condizioni di salute contribuiscono tutte a determinare quanto il corpo riesca a compensare lo stress termico. In questo contesto anche l’alcol può rappresentare un ulteriore fattore di stress, sommando i suoi effetti a quelli già provocati dal caldo.L'articolo Birra fresca per combattere la calura? La Francia dice no e vieta il consumo di alcolici. Ecco perché proviene da Open.