La transizione ecologica imposta dall’alto e pianificata a tavolino dai burocrati europei continua a scontrarsi con la dura realtà dei fatti e delle leggi della fisica. L’ultimo esempio di questo cortocircuito ideologico arriva direttamente dalle strade della Capitale, dove la tanto sbandierata svolta verde del trasporto pubblico si sta trasformando in un calvario logistico ed economico. I nuovi autobus full electric, acquistati in pompa magna per rinnovare la flotta di Atac, stanno mostrando tutti i limiti strutturali di una tecnologia imposta per decreto ma drammaticamente impreparata a reggere l’impatto con il mondo reale e con le temperature estive della città.Il progetto complessivo prevedeva una flotta di 411 mezzi Iveco E-Way, di cui circa 250 sono già in circolazione dopo il debutto avvenuto nella primavera del 2025. Un’operazione gigantesca da oltre 300 milioni di euro complessivi, se si calcola l’intero appalto comprensivo di manutenzione full service per dieci anni, interamente finanziata con i generosi ma avvelenati fondi del Pnrr. Soldi pubblici che, anziché essere investiti in soluzioni efficienti e pragmatiche, sono stati vincolati a una tecnologia che alla prima vera prova del nove si è letteralmente sciolta sotto il sole, costringendo i mezzi a rientri anticipati nei depositi.Mezzi pubblici a pile e l’illusione dell’autonomiaIl nodo della questione risiede nella drastica riduzione dell’autonomia delle batterie, un fenomeno ben noto a chiunque utilizzi un veicolo elettrico privato ma che i pianificatori della mobilità pubblica hanno finto di ignorare. Il contratto di servizio specificava chiaramente che i mezzi avrebbero dovuto garantire un’autonomia minima di 250 chilometri. Tuttavia, basta accendere l’aria condizionata fin dalle prime ore del mattino per far crollare verticalmente le prestazioni. Le vetture si trovano a viaggiare a pieno carico nel traffico congestionato di Roma, una condizione che, unita al consumo energetico dei condizionatori e dei sistemi di bordo, dimezza l’autonomia reale dei mezzi rispetto a quella dichiarata in fase di test a vuoto.La conferma delle criticità è arrivata direttamente dall’interno della governance aziendale, sollevando un velo di realismo su una narrazione altrimenti edulcorata. Il membro del Consiglio di Amministrazione di Atac, Roberto Cantiani, ha infatti denunciato pubblicamente la gravità della situazione spiegando che, a causa delle alte temperature che si riscontrano sin dalle prime ore del mattino, l’autonomia dei bus, visto il massiccio utilizzo di aria condizionata, si ridurrebbe della metà. Questa situazione costringe gli autisti a monitorare costantemente i display e a lanciare l’allarme non appena la carica scende sotto la soglia critica, alterando la normale programmazione dei turni di servizio sul territorio capitolino.I nodi di una programmazione ideologicaDall’altro lato, la dirigenza aziendale tenta di minimizzare l’accaduto parlando di dinamiche ordinarie, pur ammettendo implicitamente la debolezza intrinseca della scelta tecnologica effettuata. Da via Prenestina fanno sapere che è del tutto naturale che con un’ondata di caldo estremo ci sia un utilizzo più intenso dei condizionatori e che aumentino i consumi del mezzo: succede con il gasolio e anche con l’elettrico. L’azienda ha assicurato che il servizio viene comunque garantito secondo quanto previsto dai programmi d’esercizio, ma ha anche ammesso di dover ricorrere a complessi piani di ricarica a rotazione per evitare il collasso della rete elettrica cittadina, già ampiamente sovraccaricata dai consumi privati.Il risultato finale di questo enorme investimento pubblico è un parco mezzi costoso, inefficiente e costretto a dipendere dai continui aggiornamenti del fornitore, che sta ora cercando una soluzione tecnica per ottimizzare i consumi della climatizzazione. Questo scenario era ampiamente prevedibile, poiché chiunque sia abituato a fare i conti con il mercato sa che un mezzo pesante a batterie subisce penalizzazioni enormi in condizioni d’uso reali rispetto ai motori termici tradizionali di ultima generazione. Spendere centinaia di milioni di euro dei contribuenti per comprare autobus che non riescono a completare il proprio turno di lavoro a causa del caldo non è transizione, ma un monumentale spreco di risorse collettive.Enrico Foscarini, 26 giugno 2026L'articolo Autobus elettrici: a Roma un flop da 300 milioni proviene da Nicolaporro.it.