AGI - Un "colpo di Stato mite". No, un provvedimento che "realizza l'obiettivo di stabilita' ed efficienza dell'azione di governo" senza "sacrificare la piena rappresentatività delle Camere". Il ddl che punta a riformare la legge elettorale approda nell'Aula della Camera e la polemica che ha accompagnato i lavori in commissione Affari costituzionali si rinvigorisce. E mentre il capogruppo FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, non esclude la presentazione di un emendamento firmato da tutta la coalizione di centrodestra "per consentire agli italiani di poter indicare le preferenze", maggioranza e opposizione si fronteggiano con toni fermi, in un emiciclo peraltro, di venerdì, praticamente deserto. Una 'scenografia' che consente al dem Gianni Cuperlo di ripetere, all'indirizzo di Alessandro Urzi' (FdI), una celebre battuta dei 'Soliti ignoti': 'T'hanno rimasto solo...'. Al di la' delle ironie, il più deciso durante la discussione generale è il segretario di +Europa, Riccardo Magi. Nel corso del suo intervento - Magi è il relatore di minoranza - mostra un grande manifesto che è poi il fac-simile della scheda che gli elettori troveranno nei seggi. "Non è un cartello - prova a giustificarsi, il Regolamento vieta di esporlo in Aula - mi è venuto in un formato grande, è venuto cosi'...", insiste mettendo a favore di telecamere la scritta che ha stampato in caratteri cubitali: 'Il tuo voto non conta'. La vicepresidente Anna Ascani lo richiama all'ordine, lo invita a togliere il manifesto, ma Magi non si ferma, strappa la maxi scheda e, rivolto ai banchi del centrodestra, grida (perché il microfono gli è stato spento): "State stracciando la Costituzione". Pochi minuti più tardi, quando la parola era stata data al ministro per le Riforme istituzionali, Elisabetta Casellati, Magi tira fuori altri cartelli e viene alla fine espulso dall'Aula. La seduta viene sospesa e riprende pochi minuti dopo, il tempo necessario per convincere il parlamentare di +Eu a lasciare l'Aula evitando ulteriori sanzioni. Ai cronisti in Transatlantico, il deputato elenca i motivi principali della sua protesta: "Questa legge elettorale segna un colpo di Stato, mite e buroocratico ma un colpo di Stato. Si passa il segno e si accetta che il Parlamento diventi un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo: è inaccettabile. L'aggravante - sottolinea - è che i partiti che sono nel Parlamento si chiudono dentro e non vogliono che ci siano soggetti più piccoli, minori, scomodi, come magari siamo noi per il tipo di battaglie e di lotte che portiamo avanti, che possano partecipare alla competizione elettorale". Il riferimento è alla norma che non autorizza la raccolta digitale delle firme necessarie per presentare le liste e le candidature. Quando i lavori vengono riaperti, la parola torna a Casellati. "La modifica introdotta nel nuovo testo spinge l'asticella ancora più in alto di quanto richiesto dalla Consulta: per accedere al premio di governabilità - spiega il ministro in un passaggio del suo discorso - sarà necessario raccogliere un consenso pari almeno al 42% dei voti validamente espressi. Con la nuova soglia, alla coalizione vincitrice del confronto elettorale sarà matematicamente assicurata una maggioranza in Parlamento; e non già all'esito di imprevedibili e spesso incomprensibili alchimie trasformistiche, ma per una libera scelta degli elettori". Parole che il Pd respinge con la promessa che continuerà a contrastare il ddl "in Parlamento e nel Paese perché l'Italia - scandisce Federico Fornaro - ha bisogno di una legge che rafforzi la rappresentanza e riavvicini l'eletto a l'elettore e non di una riforma dettata da convenienze di parte". Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari Costituzionali, sostiene invece che, "questo sistema rende riconoscibili i candidati e restituisce ai partiti il loro ruolo costituzionale di filtri di meritocrazia e di organi responsabili della rappresentanza". Alessandro Urzì (FdI) ribadisce che il provvedimento realizza l'impegno del centrodestra di consegnare un modello di sistema elettorale che garantisca governi espressione della volontà popolare: "Mai più accordi di palazzo da cui escono improbabili presidenti del consiglio tecnici espressione delle segreterie di partito e non della libera volontà degli italiani", dice. Il Movimento 5 stelle rievoca "le forzature perpetrate dalla maggioranza" in commissione e l'esclusione delle opposizioni "dalla elaborazione del testo e dalle proposte emendative. È una legge partorita dalla prepotenza della maggioranza - precisa Filippo Scerra - che dovrebbe invece condividere le regole del gioco". Duro è pure il giudizio di Italia viva: "Quella portata avanti dalla maggioranza è una legge elettorale superficiale, carente sul piano costituzionale e che avra' come prevedibile effetto quello di diminuire ulteriormente la partecipazione al voto", prevede Roberto Giachetti. "Davanti alle tante emergenze con cui il Paese deve fare i conti - continua - l'unica vera priorità del governo è la legge elettorale". Chiara Braga, capogruppo dem a Montecitorio, interviene per ultima e mette in luce "l'afonia quasi totale della maggioranza e il silenzio totale, che dice più di mille parole, della Lega di Salvini". In replica, Casellati respinge chi dall'opposizione ha sostiene che la legge elettorale in discussione sia un anticipo del premierato. La riforma "non tocca i poteri del presidente del Consiglio e non tocca dei poteri del capo dello Stato", dunque "parlare di premierato e' un fuor d'opera che mira ad allontanare l'attenzione da una legge elettorale che non comporta nessuna lacerazione del tessuto costituzionale, anzi - conclude - e' costruita dentro il perimetro della Costituzione e delle sentenze della Corte costituzionale, che non comporta alcuna deriva autoritaria ma favorisce stabilita' e piena rappresentativita' delle Camere". La discussione alla Camera riprenderà la prossima settimana con la votazione delle quattro questioni pregiudiziali di costituzioanlita' presentate dal centrosinistra. Una Capigruppo, già fissata per mercoledì, stabilirà i tempi dell'esame del ddl.